CORTE TEDESCA/ 2. Borghi Aquilini: una sentenza utile (solo agli speculatori)

CLAUDIO BORGHI AQUILINI ci spiega perché non solo l’Esm non servirà a nulla, ma nel tempo necessario per approvarlo i Paesi in difficoltà come l’Italia hanno perso miliardi di euro

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La Corte Costituzionale tedesca (Infophoto)

Poteva andare molto peggio, poteva dire di no. Per cui, nonostante i vincoli imposti, gli osservatori internazionali e i mercati hanno accolto con grande entusiasmo la decisione della Corte Costituzionale tedesca. I giudici supremi della Germania, a inizio estate, accogliendo svariati ricorsi presentati da associazioni, politici, o semplici cittadini, si erano riservati la facoltà di pronunciarsi sulla legittimità dell’Esm (European Stability Mechanism), il famoso Fondo Salva Stati già ratificato da tutti gli altri Paesi dell’Eurozona. Ma il via libera dell’Alta Corte di Karlsruhe è stato condizionato. I due rami del Parlamento tedesco dovranno essere informati delle decisioni dell’Esm e l’esposizione tedesca non potrà superare i 190 miliardi di euro senza la ratifica del Bundestag. Tutto sommato, sembrerebbe una buona notizia. Claudio Borghi Aquilini, professore di Economia degli intermediari finanziari, ci spiega perché è di tutt’altro avviso.

Non crede che l’approvazione del Fondo sia un bene?

Macché, i vari fondi salva-stati sin qui messi a punto, studiati o approvati hanno rappresentato esclusivamente un’enorme perdita di tempo. Al punto tale che, sui responsabili del continuo procrastinare, avrei messo un tassametro. Mentre decidevano, infatti, lo spread continuava a veleggiare su cifre astronomiche, abbiamo perso miliardi di euro in ulteriori interessi sul debito mentre decine di aziende hanno chiuso.

Ora, però, è stato finalmente ratificato anche dalla Germania. Perché non dovrebbe funzionare?

Tutti sanno, e l’hanno sempre saputo, che qualunque misura di questo genere, se non viene affiancata dall’avverbio “illimitatamente” è del tutto inutile. Altrimenti, perché, contestualmente all’Esm, è stata messa a punto l’operazione che consentirà alla Bce di acquistare bond triennali?

Già, perché?

Perché se i mercati e la speculazione sanno che saranno acquistati titoli per una cifra corrispondente a un tot, per loro, sarà come conferirgli un target corrispondente a quel tot. Se per ipotesi del tutto assurda fossero messi sul piatto 2mila miliardi di euro, non appena, per un qualsiasi motivo, la dotazione incominciasse a diminuire, a quel punto scatterebbe la paura di arrivare per ultimi e la corsa alla speculazione.

La Germania, però, nel stabilire un tetto di 190 miliardi, cosa ci ha guadagnato?

Tanto per cominciare, ricordiamo  che se gli spread degli altri Stati sono elevati, rifinanzia il proprio debito a gratis. Ritardare la decisione, quindi, ha fatto sì che rimanessero alti. Detto questo, imporre un limite all’Esm è stato un atto che ha voluto rappresentare e ribadire il suo potere di dettare le condizioni del gioco. Significa che, nonostante la mossa della Bce possa considerarsi utile, gli squilibri e le divisioni che affliggono l’Eurozona, tra cuore e periferia, resteranno tali. Perché non dipendono strettamente dallo spread. Che, benché rappresenta un grosso problema, non è di certo l’unico. E non è più grave dello stato reale dei fondamentali dell’economia di un Paese.

 

Quindi?

 

Quindi neppure la Bce è in grado di modificare i fondamentali dell’economia di un Paese. L’unica via di uscita consisterebbe nell’iniziare a parlare, nell’ottica della tanto sbandierata unità politica e fiscale, di trasferimenti interni che consentissero di aiutare quei Paesi che stanno attraversando una fase negativa. E occorrerebbe iniziare a parlarne in Germania. Con chance di successo, ricordiamolo, pressoché pari a zero.

 

Non crede che, a certe condizioni per lei favorevoli, potrebbe accettare?

 

No. Non è possibile darle in cambio niente. Finché non le si attribuirà il comando totale, non sarà mai disponibile a dei trasferimenti di denaro. Ribadiamo che la contingenza attuale va completamente a suo vantaggio. Ogni fabbrica italiana che chiude equivale a una tedesca che apre.  

 

(Paolo Nessi)

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