FINANZA/ 2. Quanto è carica la “Colt” di Mario Draghi?

- Giuseppe Pennisi

L’Economist intitola Mezzogiorno di Fuoco l’editoriale sulla riunione del Consiglio della Banca centrale europea in calendario il 6 settembre. GIUSEPPE PENNISI fa il punto della situazione

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Mario Draghi (Infophoto)

L’Economist in edicola intitola Mezzogiorno di Fuoco l’editoriale sulla riunione del Consiglio della Banca centrale europea (Bce) in calendario il 6 settembre. In effetti, circa due settimane fa , il Presidente della Bce ha fatto una mossa analoga a quella di Gary Cooper all’inizio del celebre Western: ha annunciato di avere tutte le munizioni necessarie per difendere l’irreversibilità dell’unione monetaria e di essere pronto a utilizzarle. Tra tali munizioni, la più importante (e la più controversa) e l’acquisto di titoli di Stato dei PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna) al fine di calmierare gli spread le cui divergenze mettono a rischio l’euro ed aggravano il peso sui Paesi più indebitati avvitandoli in una spirale di bassa crescita- alti interessi sul debito pubblico, portandoli sempre più a fondo.

In queste ultime ore sono circolati retroscena più o meno fantasiosi: lo “scudo” anti-spread resterebbe ignoto (o meglio lo conoscerebbe unicamente l’Esecutivo Bce) al fine di non invogliare i mercati a sforarlo e farlo fallire; gli Stati interessati dovrebbero prima accedere ad altri Fondi (il meccanismo ancora all’esame della Corte Costituzionale tedesca); in ogni caso, dovrebbero prendere impegni non solamente con le autorità europee (Eurogruppo, Commissione, Bce) ma anche con il Fondo monetario internazionale (Fmi) in merito alle misure interne di risanamento economico.

Facciamo il punto, sulla base dell’esperienza di vent’anni passati nelle istituzioni di Bretton Woods (Banca mondiale e Fmi) e di contatti diretti con amici e colleghi tedeschi.

In primo luogo, Draghi non è Gary Cooper in Mezzogiorno di Fuoco. Non ha né la tempra né lo stile. Lo sceriffo del famosissimo Western non avrebbe disertato un confronto con i suoi colleghi banchieri centrali questo fine settimana a Jackson Hole del Wyoming, a ragione del “superlavoro” e “stanchezza fisica”.

In secondo luogo, Draghi ha scelto di rinunciare ad un incontro che sarebbe stato essenziale per sapere se la linea da lui espressa circa due settimane fa (irreversibilità euro, munizioni a volontà) avrebbe il supporto di altri principali banchieri centrali (USA, BRICs) con i quali concertare l’azione. Non ha fatto la trasvolata sino alle montagne del Mid-West perché a) all’interno della stessa Bce è nata una forte opposizione al suo programma (peraltro mai formulato pubblicamente, ma unicamente abbozzato); b) il resto del mondo-che-conta ha fatto sapere di non volere immischiarsi in una disputa con i Presidenti della Bundesbank, della Banca nazionale finlandese e molti altri.

In terzo luogo, ci sono difficoltà obiettive non solo a premere il grilletto ma anche soltanto a caricare la Colt prima del 12 settembre quando, da un canto, si avrà una prima pronuncia della Corte Costituzionale tedesca e, da un altro, si avranno almeno gli exit polls delle elezioni in Olanda dove il partito anti-euro (ed anti-Draghi) potrebbe diventare determinante nel formare maggioranze.

In quarto luogo, la questione è ormai finita nelle mani degli avvocati; il Presidente della Bundesbank ed altri (ivi compresi componenti dell’Esecutivo Bce) si sono rivolti ai legali per sapere se gli Statuti della Banca permettono misure anti-spread di cui si parla (peraltro senza grande costrutto) da fine giugno. Lo stesso ufficio legale della Bce riterrebbe che ci vorrebbe una lettura ‘molto estensiva’ della normativa per permettere tali azioni. Una volta che ci si mette in mano agli avvocati, non si sa dove si finisce. Regole e prassi di buona educazione vietano comunque di mettere la Colt sul tavolo della discussione (ed ancora meno di utilizzarla) sino a quando i legulei non abbiamo trovato un’intesa su come leggere le pandette.

In quinto luogo, i  numerosi retroscena mostrati da giornalisti sicofanti in questi giorni non hanno alcuna base. Prendiamo il “tetto” segreto anti-spread: qualsiasi mio studente non prenderebbe una laurea triennale in economia se non sapesse utilizzare un modellino in grado di individuare “le scelte rivelate” (anche se taciute) in materia di comportamenti dei principali agenti finanziari: figuriamoci ciò che sanno fare banche d’investimento!! Prendiamo il “memorandum leggero” Fmi: è dal 1946 che si siglano tali intese anche se non si ottengono finanziamenti dal Fondo: “leggero” o “pesante” è un aggettivo qualificativo da addetto-stampa poco scaltro poiché i memorandum di questa sorta prevedono impegni precisi di politica economica e monitoraggio trimestrale. Sono prassi normali da oltre sessant’anni: difficile capire perché i cronisti economici si agitano.

In breve, il negoziato che ha portato alla Bce ha cercato di trovare un equilibrio complesso e delicato in una materia in cui i punti di vista erano (e sono) profondamente divergenti. L’equilibrio non contempla Colt ma guanti di velluto e merletti.

 

 

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