FINANZA/ Cingolani: l’annuncio di Draghi non scioglie il nodo Bce

- int. Stefano Cingolani

In attesa della decisione dell’Alta corte tedesca sul fondo salva Stati, Mario Draghi lancia segnali precisi. Per STEFANO CINGOLANI, la Bce gioca il ruolo decisivo pe il futuro

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“Siamo in una situazione di attesa, tutto dipende da come e quanto la Banca centrale europea deciderà di intervenire”. A dirlo a Ilsussidiario.net è Stefano Cingolani. Il fatto è che tre dichiarazioni di tre protagonisti assoluti del quadro economico europeo hanno scosso (positivamente) i mercati. Se Mario Draghi ha detto che “i titoli di Stato fino a tre anni non costituiscono un finanziamento monetario agli Stati“, il ministro delle finanze tedesco ha espresso grande fiducia che l’Alta corte costituzionale tedesca giudicherà compatibile con la legge il cosiddetto fondo salva Stati. Infine il cancelliere tedesco Angela Merkel, usando un linguaggio diverso dal suo solito, ha definito senza mezzi termini i mercati “nemici del popolo”: “Non sono al servizio del popolo” ha detto “perché hanno consentito negli ultimi cinque anni a poca gente di arricchirsi a spese della maggioranza“. Per Cingolani, “siamo in attesa di sapere quanto dirà la Bce nei prossimi giorni dando concretezza alla decisione di poter intervenire sui mercati anche acquistando titoli di Stato. Ma resterà aperto l’interrogativo: quanto e come lo farà?”.

Cominciamo dalle dichiarazioni della Merkel: la finanza distrugge i frutti del lavoro? 

Non credo abbi usato espressioni particolarmente forti o innovative. Non sono dichiarazioni lontane dalla sua concezione politica, ricordiamo che è una democratico-cristiana avvezza all’economia sociale di mercato tedesca. D’altro canto come darle torto, in questi ultimi anni si è visto davvero che i mercati non sono certo al servizio del popolo, ma forse nemmeno al servizio del capitalismo. Ne hanno combinate di tutti i colori. 

Come leggere dunque queste dichiarazioni?

Credo vadano lette nel quadro delle sue ultime uscite, molto più soft, che tendono a mediare, a creare situazioni meno conflittuali. Mi riferisco ad esempio a quanto detto sulla Bce con il sostegno dato a Draghi. Ho l’impressione che la cancelliera stia cercando di ammorbidire la sua linea. Si sta caratterizzando come quella che cerca di stemperare i conflitti che sono nati all’interno della comunità europea. 

Sono frasi poi che forse vanno inquadrate nella campagna elettorale interna tedesca che di fatto è già iniziata.

Sicuramente. Immagino che  la Merkel voglia vincerle. Siamo senz’altro in quest’ottica, però noto anche che ci sono in ballo alcuni appuntamenti chiave. Il più importante è senz’altro quello del 12 settembre, la decisione dell’Alta corte a proposito della costituzionalità del cosiddetto fondo salva Stati. Anche la Merkel vi si sta preparando.

Il ministro delle finanze tedesco si è detto convinto che l’Alta corte non si opporrà al fondo salva Stati. Sarà la svolta tanto attesa?

 

Secondo me la decisione della Corte spegnerà sicuramente la miccia accesa su questa bomba che abbiamo sotto i piedi. Se la Corte boccia, è facile prevedere un crollo dei mercati, diversamente, come si spera, i mercati tireranno un sospiro di sollievo. Però ricominceranno a guardare da una parte al cammino dei singoli Paesi verso un nuovo equilibrio delle finanze pubbliche, dall’altra a guardare alla Bce. Attenzione però: tolta la bomba restano le condizioni di fondo che hanno creato gli squilibri odierni, cioè le divaricazioni di fondo che ci sono tra i Paesi del sud e del nord Europa e gli squilibri interni all’area dell’euro. Ma è vero che tutti i mercati stanno aspettando di sapere che cosa farà effettivamente la Bce.

 

Draghi ha detto chiaramente che acquistare titoli di Stato non significa finanziare gli Stati.

 

Forse mi sbaglio, ma nei prossimi giorni la Bce dovrà esprimere qualcosa di preciso, dando concretezza a questa sua decisione di poter intervenire sui mercati anche acquistando titoli di Stato. Dirà che interveniamo perché abbiamo deciso che si può fare, ma resterà aperto l’interrogativo: quanto, in che misura lo farà? 

 

In che senso?

 

La frase di Draghi mostra quale compromesso si sta raggiungendo dentro la Bce, cioè la possibilità di un intervento sul mercato secondario sui titoli a breve termine. L’acquisto di questo tipo di titoli in nessun modo viola il mandato della Bce e non è un aiuto agli Stati. La Banca centrale europea, infatti, non può aiutare direttamente i governi dei singoli Paesi.

 

Siamo a una svolta importante?

 

Direi che questo è il punto di equilibro che si è raggiunto ma per capire l’effetto concreto sui mercati bisognerà capire come, quando e fino a che punto la Bce è disposta intervenire. Quanti titoli comprerà? Per battere la speculazione bisogna sapere questo. Se dice: non ci provate nemmeno, perché se lo fate io intervengo senza limiti sui mercati, a quel punto la speculazione sullo spread a cui abbiamo assistito in questi mesi, finisce. Se invece l’intervento che farà la Bce sarà debole e incerto, allora il gioco dei mercati riprenderà anche perché in molti ci guadagnano nel farlo.

 

In altri termini…

Quello che ha detto Draghi è molto chiaro, però come e quanto non lo ha detto. Se io fossi uno che gestisce grandi patrimoni e ha voglia di speculare sui titoli di Stato, aspetterei di capire fino a che punto la Bce vuole intervenire. 

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