FINANZA/ 1. Forte: la cura-Monti è fallita, ora tocca a Draghi

- int. Francesco Forte

Mentre Mario Monti è convinto che abbiamo superato la crisi  “dentro noi”, si apre il board decisivo della Bce. Il successo di Draghi può decidere il futuro del Paese. FRANCESCO FORTE

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Mario Draghi (Infophoto)

Il minimo che si possa dire sulla situazione italiana è che si sta vivendo una situazione di grandi contraddizioni. Come commentare infatti la dichiarazione del Presidente del Consiglio, Mario Monti, che parla ormai sostenendo che siamo fuori dalla crisi, che l’abbiamo superata “dentro noi” anche se i numeri ci danno torto? Sarebbe questa la frase che esce dal colloquio tra governo e i rappresentanti delle imprese? Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, prima ancora dell’incontro, aveva  parlato di un “autunno bollente” e aveva detto che cosa gli industriali si aspettano dal Governo “provvedimenti concreti per rimettere in moto consumi e produttività”. In  un’intervista a Tele Norba 24, il presidente del Consiglio ha in un certo senso ribattuto: “Molto della sorte dei lavoratori, degli imprenditori e del Paese è nelle mani della parti sociali italiane e non solo e non tanto nelle mani del governo”. Poi, dopo aver detto che il governo ha cercato di mettere ordine nella finanza pubblica, ha dispensato di nuovo toni ottimistici: “Io invito a considerare che la ripresa, se riflettiamo un attimo, è dentro di noi ed è una cosa che adesso è alla portata del nostro Paese e credo anche che arriverà presto”. In fondo una riedizione di quanto aveva detto nella sua visita al Meeting di Rimini. Il professor Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, è rimasto perplesso di fronte a queste frasi. Vediamo perché.

Cosa ne pensa delle dichiarazioni del premier Monti?

La crisi coinvolge sia l’economia, sia il credito (che è rincarato per via dello spread), sia il mercato del lavoro che, con la riforma di Elsa Fornero, non è stato completamente liberalizzato. Anzi, in certe forme contrattuali del lavoro a tempo, di quello saltuario, è stato irrigidito, commettendo così un grave errore. In più, con questa politica del rigore, c’è un’atmosfera funerea che coinvolge un po’ tutti, tutto il Paese. Si potrebbe dire che questo governo appare contraddittorio nei suoi messaggi. Da un lato drammatizza, con l’aiuto dei media orientati  a sinistra, che storicamente hanno sempre detto che l’Italia è un disastro, e dall’altro lancia messaggi di blando ottimismo.

Lei non vede nessuna luce in fondo al tunnel?

Mi sembra che la risposta più calzante l’abbia data Sergio Marchionne: in fondo al tunnel vedo i due fari di un treno. No, io di luce in fondo al tunnel non ne vedo, anche se, ripeto, la situazione che viene illustrata dai giornali e dai dati statistici rilevati offrono un’immagine peggiore di quella che è veramente la realtà italiana. Anche i dati sulla disoccupazione giovanile sono discutibili per come vengono rilevati. Non è che tutto il lavoro giovanile stia nella partita Iva. L’economia spesso sfugge al criterio di queste rilevazioni. In tutti i casi siamo in una situazione di crisi che è aggravata dall’assenza di un’azione, di un’iniziativa, da parte del governo.

In che senso professore? 

Insomma, questo governo è nato sul presupposto che il precedente governo, quello di Silvio Berlusconi, avesse portato il Paese alla rovina. Ora, dopo un anno, siamo in crisi e in recessione e non è stata fatta alcuna iniziativa per quanto riguarda la crescita del Paese, per far muovere questa economia. Da un lato drammatizzando dati e situazioni per fare alcuni interventi e dall’altro dando ogni tanto dei messaggi come “si vede la luce in fondo al tunnel”. Ci sono alcune situazioni aziendali gravissime, come quella di Alcoa, dell’Ilva di Taranto, di altre realtà. Che cosa sta facendo, ad esempio, la Cassa depositi e prestiti? Non si potrebbe mettere in campo qualche iniziativa per queste realtà? Sull’Ilva di Taranto bastava poi un decreto del governo e la situazione non sarebbe diventata così problematica. Intanto abbiamo passato l’estate con i soliti raid sui territori delle vacanze contro gli evasori. Raid che avranno ulteriormente aggravato i conti dell’ industria turistica.

 

Lei non è affatto tenero con il governo e il presidente del Consiglio…

 

Ma perché non si muove un po’? Perché non va a rivedere le zone del terremoto? Perché non va a Taranto, all’Alcoa? Mi sembra che si muova poco rispetto a queste realtà. E ritengo che anche i suoi interventi a livello europeo abbiano messo qualche volta in imbarazzo lo stesso presidente della Bce, Mario Draghi, che resta in fondo l’unica luce che si vede in questo panorama funereo.

 

Lei ha fiducia nella linea che sta tenendo Mario Draghi con la Bce? Crede che riuscirà a far passare la sua linea nel board?

 

Credo che abbia trovato la soluzione giusta per quanto riguarda l’acquisto di alcuni bond, non un acquisto indeterminato e indistinto, come qualcun altro consigliava. E credo che anche i tedeschi oggi si rendano finalmente conto di quello che sta accadendo. Anche Angela Merkel, anche gli imprenditori tedeschi. Come le ho sempre detto, anche loro arrivano a comprendere nel giro di un anno. Ora c’è da trovare una soluzione al problema spagnolo, che non è affatto semplice per quanto riguarda la situazione delle banche locali. Penso che il presidente della Bce questa soluzione la  troverà.

 

(Gianluigi Da Rold)

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