FINANZA/ Cingolani: ora Monti tagli lo “spread” italiano

- int. Stefano Cingolani

Draghi ha fatto il suo mettendo in salvo l’euro. Adesso la palla passa al governo. Ma parlare di crescita vuol dire, finalmente, tagliare le tasse. Il punto di STEFANO CINGOLANI

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Mario Monti (Infophoto)

Il piano di Mario Draghi è riuscito. Quello che il presidente della Banca centrale europea aveva promesso nella dichiarazione fatta a Londra a fine luglio si è realizzato. L’acquisto di bond fino a tre anni di scadenza da parte della Bce è passato in modo illimitato, nonostante i furori della Bundesbank. Se in agosto non è arrivata  la “tempesta  perfetta” sui mercati è anche perché, malgrado lo scetticismo di alcuni osservatori e di alcuni grandi finanzieri, la frase di Mario Draghi “La Bce farà qualunque cosa per preservare l’euro” ha fatto il suo effetto. Del resto, è problematico – si può dire quasi impossibile – anche per la grande speculazione sfidare una banca centrale. Stefano Cingolani, grande analista finanziario e bravo giornalista, ha spiegato al Sussidiario.net i motivi di questo successo. 

Come valuta l’azione di Draghi?

Non c’è dubbio che Draghi abbia gestito la partita nel migliore dei modi, anche con una grande capacità politica, con determinazione e accortezza. Si vede che ha studiato dai gesuiti e ha imparato un buon metodo. E’ da qualche settimana che le Borse stanno andando bene. E’ evidente che quello che lo stesso Presidente della Bce ha fatto filtrare, nei giorni scorsi e nelle passate settimane, è servito, è stato utile. A questo punto si può dire che l’ondata speculativa contro l’euro sia, per il momento, finita. Così come la “guerra dello spread”, in questo momento, è temporaneamente conclusa. Non si può certo dire che sia definitivamente terminata, questo è impossibile dirlo. Ma al momento questa mossa è stata azzeccata e ha funzionato.

Ma c’è stato un periodo, tra giugno e luglio, in cui sembrava che la zona euro e l’Italia in particolare fossero a un passo dal collasso, con lo spread sempre a livelli troppo alti.

E’ vero, siamo arrivati vicini a una situazione molto problematica. Grazie al modo con cui Draghi ha affrontato la situazione, siamo usciti da quello che poteva essere un autentico baratro. Con la sua tenacia politica Draghi ha, di fatto, difeso e salvato la zona dell’euro, ha assicurato al momento il sistema così come aveva detto e promesso. In questo momento, con la possibilità di acquistare bond fino a tre anni di scadenza, ha spuntato le armi alla speculazione, proprio perché è difficile sfidare, anche per la grande speculazione, una banca centrale che scende in campo.

Ora però si attende la reazione dei tedeschi. E l’operazione di Draghi pare che abbia già provocato malumori in Germania…

Oggi c’è stato l’attacco durissimo a Draghi dei giornali tedeschi, della stampa. Poi è nota la posizione della Bundesbank, ma i politici, a cominciare dal Cancelliere  Angela Merkel e dal ministro delle Finanze Wolfgang Shauble si sono dichiarati d’accordo con Draghi. Da parte dei politici tedeschi non ho visto grandi dichiarazioni polemiche contro Draghi. Persino il leader dei liberali, Philipp Rosier, è stato abbastanza conciliante. Il fatto è che la stessa Germania, con una zona euro in cattive condizioni, sta rallentando, non va più bene. I tedeschi ora osserveranno con grande attenzione che gli Stati che ricorrono agli aiuti rispettino la loro tabella di marcia nella politica di risanamento dei conti pubblici, ma tutto sommato danno l’impressione che questa mossa di Draghi l’abbiano sostanzialmente accettata.

 

Restano comunque alcune incognite dopo questa operazione.

 

Certamente le incognite non mancano. Innanzitutto occorrerà vedere chi farà il primo passo nella richiesta degli aiuti. E’ probabile, per quanto si sa e si può vedere, che il primo paese sia la Spagna. Poi è possibile che anche l’Italia ricorra a questi aiuti. Un’ Italia che comunque ha già attuato una politica di rigore molto forte, molto stringente. La seconda incognita è come fare per svincolarsi da questa politica del rigore che ha mandato il nostro paese in recessione.

 

La mossa di Draghi, l’intervento della Bce, non cambierà la politica del rigore.

 

Il presidente della Bce ha stoppato il collasso dell’euro, perché questo rischio c’era, ma non ci ha certo dato il permesso di svincolarci dalla politica del rigore. Lui ha fatto il suo mestiere di banchiere centrale, ora tocca ai singoli stati mettere in atto delle politiche economiche, degli interventi per passare a quella che viene chiamata la seconda fase della crescita.

 

A questo punto tocca dunque ai governi trovare gli strumenti adatti per uscire dalla recessione?

A questo punto si può dire che il “re è nudo”. E questo vale anche per l’Italia. Qui le ricette sono tante e diverse, ma è indubbio che un intervento straordinario sullo stock del debito deve essere fatto. Bisogna intervenire sul debito pubblico per alleggerire le aliquote delle imposte e quindi rilanciare l’economia, i consumi.

 

Come le sembra l’attuale azione del nostro governo?

 

Mi sembra innanzitutto in difficoltà per tutta la situazione politica. Ma per passare a una fase di crescita e di rilancio dell’economia ci vuole anche una nuova spinta, un “colpo di reni”. E’ possibile che su una spesa di 800 miliardi all’anno non si riesca a recuperare che delle briciole? E’ vero che stiamo andando verso le elezioni e quindi tutti si guardano bene dal toccare la spesa, ma io credo che in questo momento qualche cosa di più si possa fare. Resta fondamentale comunque che un intervento ben congegnato sul debito, finalizzato all’alleggerimento delle aliquote è fondamentale. Altrimenti è difficile parlare di ripresa e di una seconda fase della crescita.

 

(Gianluigi Da Rold)

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