FINANZA/ Perché la “credibilità” di Monti tiene le imprese al palo?

- int. Paolo Preti

Ora che l’operazione di Draghi consentirà alla Bce di calmierare gli effetti della speculazione, forse sarà il caso, spiega PAOLO PRETI, di concentrarsi sui problemi reali dell’economia

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La mossa di Mario Draghi è andata buon fine. La Bce acquisterà illimitatamente bond dei Paesi i cui spread abbiano superato la soglia d’allarme. Ma, come ormai è chiaro a tutti, messo l’euro in sicurezza soprattutto dall’ondata speculativa, dalla logorante “guerra dello spread”, si aprono i problemi dell’economia reale. Il nodo della questione adesso è trovare i meccanismi, gli interventi, le soluzioni per muovere un’economia che appare bloccata, che è uscita logorata da questo lungo anno di “passione” sui mercati finanziari, che seguiva di fatto una lunga crisi cominciata nel 2008. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, può tirare un sospiro di sollievo. Il collasso della zona euro, che si è realmente temuto tra giugno e luglio, al momento non c’è più. Ma la politica dell’austerità, i famosi “compiti a casa” che ha fatto l’Italia, come possono ora ripagare i cittadini italiani? In quali condizioni è veramente l’economia reale del nostro Paese? I dati che vengono pubblicati confermano una recessione e una crisi non semplice. Eppure Monti, in più di un’occasione, non ha risparmiato messaggi anche incoraggianti, sostenendo di vedere una luce in fondo al tunnel, o comunque segnali di ripresa. Paolo Preti, direttore del Master piccole imprese della Sda Bocconi, guarda con attenzione la realtà dell’economia italiana e ha sotto gli occhi come si stanno muovendo le imprese. E spiega: «Io credo che la situazione sia abbastanza simile a come la descrive Mario Monti. Certamente si sta facendo fatica, molta fatica, ma le imprese stanno andando avanti. E’ come se affrontassero una traversata su un mare in burrasca, ma riescono sinora ad arrivare al luogo che vogliono raggiungere».

La realtà non è cambiata molto.

L’economia italiana, a mio parere, si presenta sempre a “macchia di leopardo”. Ci sono settori produttivi che stanno andando bene e altri no. Ci sono imprese che riescono a reggere bene e altre che sono in difficoltà. Io non vedo però una situazione di crollo. Persino nell’industria turistica, dove molti erano preoccupati, si sono indubbiamente registrati dei cali, ma non c’è stato il crollo temuto. C’è stata una tenuta faticosa e siamo sempre in salita, però, adesso, dopo l’intervento della Bce si può respirare un clima diverso.

Per quale ragione?

Non c’è dubbio che rispetto a qualche mese fa il contesto finanziario e lo stesso contesto politico europeo – non sto parlando di quello italiano, per carità! -,  sia migliorato. Questo potrebbe costituire un’iniezione di fiducia, anche se, evidentemente, tocca poi ai singoli Stati affrontare i propri problemi. Quello ora prevalente consiste nel trovare lo stimolo, il meccanismo che dia segnali di una ripresa. 

A questo punto si può dire che la “palla” passa in mano al governo Monti, per quanto riguarda l’Italia…

Qui devo fare alcune considerazioni. Indubbiamente Mario Monti ha giocato un ruolo importante nel recupero della credibilità internazionale dell’Italia. Si capisce che le sue opinioni vengono valutate positivamente all’estero, vengono considerate con attenzione. Su questo punto ormai ci sono numerosi attestati. Se uniamo questa credibilità italiana recuperata all’azione condotta da Mario Draghi, abbiamo una buona immagine che è ben valutata al di qua e al di là dell’Atlantico. Il problema è che quando Monti scende da un aereo che lo riporta in Italia da un viaggio all’estero, sembra meno efficace.

In che senso?

Non mi sembra che sinora le misure adottate dal governo siano in grado di muovere questa situazione economica stagnante. Guardo anche alle ultime misure, magari, di per sé, utili, ma insufficienti per trascinarci fuori dalla recessione o per fare uno scatto: pensi alla tassa sulle bibite gassate o la questione dei medici di base. I problemi sono ben diversi, basta guardare i dati della disoccupazione.

Il problema resta il nodo del debito e della spesa pubblica?

Sì ed è su questo punto che mi pongo degli interrogativi. Non sento più parlare di Enrico Bondi, che doveva fare i tagli alla spesa. Ha già concluso la sua opera? La stessa cosa posso dire di Francesco Giavazzi, che mi pare ormai un ex consulente. In più ci aggiungo Giuliano Amato che doveva occuparsi della situazione relativa ai partiti e ai sindacati. Da un po’ di tempo a questa parte mi sembra che sia svanito tutto. E’ per questa ragione che vedo un Monti molto attivo sul piano internazionale, ma poco efficace su quello interno.

(Gianluigi Da Rold)

 

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