FINANZA/ Il “rebus” delle banche fa tremare l’Europa

- Mauro Bottarelli

Venerdì scorso l’asta di sterilizzazione di bond periferici della Bce è fallita, per la prima volta quest’anno. Un segnale da non sottovalutare. Ci spiega il perché MAURO BOTTARELLI

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Ahi, ahi, ahi, cari lettori. Ammetto di aver pensato e ripensato prima di dedicare il mio primo articolo del nuovo anno a un argomento di questa gravità, ma alla fine ha prevalso la vecchia regola aurea che ho ereditato da mio padre: guardare la realtà in faccia e affrontarla. Siamo nei guai e questa volta temo seri. Partiamo dal principio, ovvero dalla constatazione che il vecchio programma di monetizzazione obbligazionaria della Bce – Smp – è defunto, in favore del nuovo e scintillante Omt, di fatto nato per salvare la Spagna e unicamente in versione placebo, ovvero Draghi minaccia di usarlo come fosse Excalibur e gli spread obbligazionari magicamente scendono.

Specificamente, la conseguenza del Smp si manifestava nella sterilizzazione settimanale dei bonds comprati attraverso il programma di acquisto obbligazionario stesso, un conto che nell’ultima settimana del 2012 aveva toccato 208,5 miliardi di euro. Bene, venerdì scorso l’asta di sterilizzazione della Bce è fallita, per la prima volta quest’anno, nella sua missione di trovare abbastanza domanda e interesse per sterilizzare l’intero ammontare di acquisti di bonds periferici. Ha trovato soltanto 43 soggetti pronti ad acquistare, il livello più basso dell’anno, e quindi sterilizzare 197,6 miliardi dei 208,5 totali.

Sapete quando accadde l’ultima volta una cosa simile? Il 29 novembre 2011, un giorno prima dell’azione coordinata di salvataggio delle banche centrali. In parole povere, quando le cose stavano precipitando e le banche europee si ritrovarono drammaticamente a corto di liquidità. Il problema, però, è anche un altro: nessuno – e ripeto nessuno, neppur il peggiore pessimista, il re delle Cassandre – avrebbe mai potuto pensare a un fallimento dell’asta di sterilizzazione dopo due aste Ltro che hanno riversato nelle casse degli istituti di credito europei un triliardo di liquidità all’1% di interesse.

Ma cosa accadde poco più di un anno fa? Semplice, le banche mandarono un chiaro segnale: stavano cercando di ammassare quanta più liquidità possibile, evitando ogni tipo di operazione che implicasse il suo utilizzo, dal credito interbancario alla partecipazione alle aste di sterilizzazione. All’epoca la Bce drenò soltanto 194,199 miliardi di euro, a fronte dell’obiettivo prefissato di 203,5 miliardi, cioè l’ammontare di acquisti compiuti all’interno del programma di acquisto di bonds sul mercato secondario. Quanto accaduto a novembre del 2011 rappresentò quasi un unicum, poiché durante l’anno soltanto un’altra volta – a maggio – un’asta di sterilizzazione fallì l’obiettivo e in totale si trattò della sesta volta dalla nascita del programma Smp nel maggio del 2010. Di più, quanto accaduto a novembre rappresentò il primo mancato obiettivo da agosto 2011, mese in cui la Banca centrale riattivò gli acquisti.

Per Peter Chatwell, analista sui tassi d’interesse presso Credit Agricole Cib, «il tutto va inquadrato nel contesto di rinnovato timore da parte delle banche riguardo il collaterale, quindi intendono utilizzare il contante in loro possesso in maniera differente da quanto fatto in passato. Insomma, gli istituti non vogliono dare denaro alla Bce, visto che possono utilizzare obbligazioni sovrane di cui sono piene come collaterale presso l’Eurotower».

All’epoca, non appena resa nota la notizia, l’euro crollò nei confronti del dollaro. Venerdì, invece, no. Perché? La spiegazione può essere legata a due ragioni. Primo, la Banca per i regolamenti internazionali sta manipolando l’euro al rialzo nella speranza che il mercato ignori quanto accaduto a Francoforte. Secondo, la diretta conseguenza del rimpatrio da parte delle banche europee della liquidità in euro detenuta o depositata all’estero, segnale che gli istituti di credito si sono ritrovati a necessitare liquidità a livello immediato e non liquidità in dollari, sintomo in quel caso della necessità di chiudere o rifinanziare posizioni aperte in biglietti verdi ma bensì in valuta europea. Il tutto, ovviamente, dietro le quinte, visto che un cross euro/dollaro al rialzo porta con sé sia l’aumento in positivo del mercato, sia di anche tutti i rischi correlati.

Insomma, la chiara fotografia di un mercato – quella attuale – divenuto ormai farsesco. Le banche europee, quasi tutte, rimandano sinistri scricchiolii e non è un segnale da sottovalutare. Anzi, potrebbe essere l’inizio di un brutta e repentina correzione dei corsi, a fronte anche del fatto che il deleveraging imposto da Basilea III ancora non è nemmeno iniziato. E, state certi, Monti-bond in stile Monte dei Paschi per salvare a livello europei i giganti dai piedi d’argilla del credito non ce ne sono proprio. Buon anno a tutti. Speriamo, almeno.

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