ABOLIZIONE IMU/ L’esperto: la “soglia” di Bersani non basta, ma attenti a eliminare l’imposta sulla prima casa

Secondo CLAUDIO SANTARELLI, rispetto all’ipotesi di eliminare l’Imu per paga fino a 500 euro, sarebbe meglio cancellarla del tutto dalle prime case effettivamente occupate

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Immagine di archivio

Che è la tassa più odiata dagli italiani s’era capito. Se Berlusconi già da tempo capeggia la ribellione anti-Imu, pure Bersani si è convinto che, almeno in campagna elettorale, dovrà pur dire qualcosa di ostile rispetto all’imposta introdotta dal governo Monti. E così, ospite a Porta a Porta, ha avanzato la sua proposta. Niente di rivoluzionario come l’abolizione tout cort chiesta dall’avversario, ma la cancellazione per una certa fascia di popolazione. Per chi sta pagando, cioè, fino a 400-500 euro. Un’ipotesi che dà evidentemente per scontato che chi paga di meno possiede immobili di basso valore e, quindi, è più povero di chi paga di più. L’avvocato Claudio Santarelli spiega a ilSussidiario.net come valutare il progetto di Bersani. «Non credo che rimuovere l’Imu fino a una certa soglia fissata sia la soluzione preferibile. Sarebbe, invece, più opportuno rimuoverla completamente, almeno per il momento, sulla prima casa». Di per sé, una misura del genere, al di là delle ipotesi di reperibilità delle risorse, porrebbe non pochi problemi. «Ovviamente, dovrebbe trattarsi di prima casa effettivamente occupata. La rimozione dell’imposta, quindi, andrebbe eseguita a certe condizioni. Si tratta, quindi, di un problema di controlli. Che si espletano introducendo criteri volti a riscontrare se il proprietario, nel chiedere l’esenzione, stia assumendo un atteggiamento onesto». Per intenderci, «non basta la residenza; per verificare che la prima casa sia realmente abitata vanno eseguite delle verifiche sul domicilio. Deve trattarsi, inoltre, della casa familiare. Si può anche ammettere l’ipotesi per le coppie di fatto. Quel che conta, tuttavia, è che si evitino distorsioni, trucchi e scappatoie ben note, quali l’intestazione della seconda casa ai figli che non vi risiedono ma che, a quel punto, la farebbero figurare come prima casa».

Sul fronte strettamente tributario, secondo l’avvocato, si potrebbe semplificare la procedura, «introducendo una tassazione forfettaria, il cui saldo o conguaglio sia subordinato alla verifica delle suddette condizioni, facilmente dimostrabili attraverso l’opportuna tassazione». La proposta avrebbe un effetto decisivo sull’economia reale. «Il timore che la crisi persista e l’assenza di una prospettiva di crescita hanno paralizzato i consumi. Sta di fatto che qualcuno che ha qualche risparmio da parte ancora c’è. Ci sono giovani coppie che avrebbero l’intenzione di aprire un mutuo; potrebbero farlo e lo farebbero, ma desistono perché sanno che non potrebbero permettersi di pagare, oltre alle rate del finanziamento, l’Imu». 

Anche sulle seconde case, occorrerebbe procedere con estrema cautela. «Personalmente, ne sto sentendo di tutti i colori sulle onlus. Ci sono associazioni culturali, fondazioni, o associazioni di volontariato costrette a pagare a volte anche decine di migliaia di euro d’Imu perché, magari, hanno intestato i propri immobili in maniera errata. Non è possibile che lo Stato, da un lato, si scervelli su come finanziarie e destinare fondi a cultura e volontariato, e con una mano dà, mentre con l’altra toglie».  

 

(Paolo Nessi)

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