FEBBRAIO 2013/ La lettera “misteriosa” di Draghi: Cara Merkel, la Germania è un pericolo…

- Stefano Cingolani

Una lettera, cortese, rispettosa ma ferma, della Banca centrale europea ad Angela Merkel e al futuro Governo tedesco. Prova a immaginarla STEFANO CINGOLANI

euro_draghi_phixr
Mario Draghi (Infophoto)

L’anno nuovo è il periodo migliore per pensare l’impensabile. E l’impensabile, in questo 2013, è davvero fuori da ogni immaginazione politica: una lettera, cortese, rispettosa, ma ferma, della Banca centrale europea ad Angela Merkel e al futuro Governo tedesco. Una parodia delle interviste impossibili di Alberto Arbasino per la Rai degli anni 70? Forse. Ma è un dato di fatto che l’evento più importante, tra quelli finora prevedibili, sarà per noi europei il voto politico in Germania nel prossimo settembre. In questi nove mesi, Angela Merkel avrà in mente solo una cosa: essere rieletta. Forse non otterrà i numeri per formare il suo Governo, ma sarà ancora lei a dare le carte. Per non turbare questo scenario, non è previsto nessun passo avanti nell’Unione e il Consiglio europeo del 14 dicembre scorso lo ha dimostrato.

Il 2012 si è aperto con un scontro tra la Merkel e Christine Lagarde, al vertice del Fondo monetario internazionale dal 24 gennaio. Poi a giugno c’è stato il G20 a Los Cabos in Messico che ha visto Frau Angela contro tutti. E l’anno si è chiuso con la Kanzlerin arroccata in difesa di interessi nazionalistici e di bottega. Non lo dice Silvio Berlusconi, ma lo scrive Der Spiegel. Nein, nein, nein: la cancelliera si è trincerata dietro la sua barriera di no. La stessa unione bancaria (con vigilanza alla Bce) è stata di fatto rinviata di un anno e depotenziata (riguarda solo un terzo delle banche europee e gran parte di quelle escluse sono casse locali tedesche). Il prossimo Consiglio europeo è stato anticipato a maggio e durerà solo un giorno, tanto non dovrà decidere nulla.       

Dunque, non è così assurdo che Mario Draghi prenda carta e penna. Per i tedeschi sarebbe un’illegittima invasione di campo. L’Italia del 2011 metteva in pericolo l’euro; non è così per la Germania e non lo sarà nemmeno nel 2013, chiunque vinca alle elezioni. Ne siamo davvero sicuri? Siamo certi che gli ostinati rifiuti sulla Grecia, la Spagna, l’uso del meccanismo salva-stati, l’unione bancaria, il “cuscinetto” della Bce contro gli attacchi speculativi, un Fiscal compact interpretato in senso restrittivo (quindi senza escludere gli investimenti e gli effetti della congiuntura), il testardo perseguire una politica restrittiva al suo interno, quando non ne avrebbe davvero bisogno, insomma siamo certi che tutto questo ardore non diventi la principale miccia che accende la prossima guerra dello spread?

Se siamo convinti che le regole della stabilità debbano valere per tutti e non vogliamo commettere l’errore del 2003, quando autorizzammo la Germania a violare il patto di stabilità, proviamo a buttar giù una brutta copia delle raccomandazioni che la Bce potrebbe inviare, nel nome della moral suasion e dei suoi obblighi statutari.

Liebe Kanzlerin,

il Consiglio europeo del 14 dicembre ha messo in mostra una preoccupante paralisi. I mercati finanziari non hanno ritrovato la fiducia perduta e l’economia europea ristagna. Le banche centrali hanno fatto tutto il possibile per uscire dalla crisi, non si può dire altrettanto dei governi. Negli ultimi tre anni la Bce ha aumentato il suo bilancio di duemila miliardi in linea con la Fed, la Banca del Giappone millecinquecento al pari della banca centrale cinese; la Banca d’Inghilterra cinquecento miliardi. Si tratta di poco meno di ottomila miliardi di dollari. I tassi di interesse sono stati portati a zero in termini reali. Ciò ha evitato che la crisi si trasformasse in deflazione, ma il meccanismo di trasmissione verso l’economia reale non ha funzionato a dovere.

La Germania finora è stata ampiamente isolata da alcune delle difficoltà che si sono manifestate altrove in Europa. Ma gli ultimi dati suggeriscono che questi sviluppi negativi cominciano a colpire anche l’economia tedesca. La Germania è una economia aperta e integrata, dunque non è sorprendente che un rallentamento nel resto dell’area euro abbia un impatto anche su di lei. Gli scambi all’interno dell’eurozona sono pari al 40% del prodotto lordo tedesco. E circa il 65% degli investimenti esteri viene da altri paesi dell’area euro. Eppure, viene messo in luce meno di frequente come i problemi della più ampia zona euro influenzano la situazione finanziaria in Germania.

È la debole economia dell’area euro a mantenere i tassi di interesse a livelli così bassi. Ed è la crisi di fiducia in alcuni paesi a provocare un flusso di moneta in Germania alla ricerca di un paradiso sicuro, deprimendo così ancora di più i tassi di interesse. Ciò sottolinea il fatto che i paesi in una area monetaria unica sono connessi come vasi comunicanti. Un cambiamento in uno dei vasi crea un eguale cambiamento negli altri. Gli sviluppi finanziari in Germania sono l’immagine allo specchio degli sviluppi finanziari nel resto dell’area euro. E ciò significa che le misure per assicurare la stabilità dell’area euro nella sua interezza saranno di beneficio anche ai tedeschi.

Nello stesso tempo, ci sono problemi che la Germania non ha risolto, destinati a influenzare in maniera negativa l’intera area euro:

1 – Preoccupa, in modo particolare, la situazione del sistema bancario tedesco. La più grande banca, la Deutsche Bank, si è liberata l’anno scorso di molti titoli di debito sovrano, soprattutto dei paesi in difficoltà. Ma ha in bilancio un ammontare allarmante di titoli derivati, molti dei quali sono ancora il frutto delle politiche di investimento precedenti la crisi del 2008. Sono una vera bomba a tempo che potrebbe esplodere di fronte a nuove tensioni sul mercato interbancario. Nello stesso tempo le banche regionali (Landesbanken) e le casse di risparmio (Sparkassen) hanno ancor oggi un capitale del tutto esiguo rispetto agli impieghi. Un problema di rafforzamento patrimoniale si pone in modo particolare anche per Commerzbank, la seconda banca commerciale del Paese. Gli intrecci azionari con grandi industrie, inoltre, aumentano il rischio sistemico.

È dovere del banchiere centrale, dunque, segnalare tutto ciò che può mettere in pericolo la stabilità. E ricordare che l’unione finanziaria è essenziale in un’area di moneta unica dove il flusso di capitale attraverso i confini nazionali può condurre a boom creditizi e altri squilibri che possono diffondersi rapidamente agli altri paesi membri. Una parte fondamentale della unione finanziaria è la nascita di un unico supervisore bancario. Il Consiglio europeo ha deciso che il nuovo supervisore debba essere basato presso la Bce. Ma la unione finanziaria non implica di mettere in comune le garanzie dei depositi, una questione che preoccupa il suo Paese. I contribuenti tedeschi non dovranno pagare per le crisi bancarie in altri paesi membri dell’euroarea e viceversa. Anche per questo, rinviare senza rendersi conto dell’urgenza di mettere in sicurezza l’intero sistema finanziario europeo, rischia di diventare un comportamento pericoloso per la stabilità che la Bce deve tutelare.

2 – Le resistenze al funzionamento del meccanismo salva-stati sono contrarie all’interesse di una moneta solida e stabile, senza considerare che rendono più difficile alla Bce di perseguire il proprio mandato. I tassi di interesse sono andati ben al di là dei livelli garantiti dai fondamentali economici e da un giustificabile premio al rischio. I tassi non debbono essere identici nell’area euro. Ma è inaccettabile se la ragione delle ampie differenze è la frammentazione dei mercati di capitale causati dai timori di un break-up dell’euro. Era a noi chiaro che i governi non potessero affrontare da soli questi timori di rottura del sistema. Il solo modo di restaurare la fiducia e l’appropriata trasmissione della nostra politica monetaria era imporre un credibile argine contro gli scenari catastrofisti. Il nostro nuovo programma di Omt (Outright Monetary Transactions) crea questo argine consentendo interventi illimitati nel mercato dei titoli di stato.

Questo impegno ha generato molto dibattito. Ma dobbiamo capire come funzionano i mercati. Le nostre azioni debbono mandare un segnale chiaro ai mercati che le loro paure sull’area euro non hanno alcuna base. È importante sottolineare che “illimitato” non significa incontrollato. Ancor più importante è che, per essere qualificati a ricevere gli interventi della Bce, i paesi debbono accordarsi su un programma del Meccanismo europeo di stabilità, sotto stretta condizionalità e con il coinvolgimento del Fondo monetario internazionale. La Bce interverrà solo se saranno rispettate le condizioni stabilite da questo programma. La condizionalità assicura che i paesi continueranno le riforme mentre la Bce è attiva e protegge l’indipendenza della banca centrale. Le nostre azioni non creeranno inflazione, né provocheranno rischi ai contribuenti tedeschi. Ma anche la Germania deve assumere un ruolo più attivo nel contribuire alla stabilità del sistema.

3 – Il G20 di Los Cabos del 20 giugno 2012 si è chiuso con questo impegno scritto nel comunicato finale: “I paesi membri dell’area euro prenderanno tutte le misure necessarie per salvaguardare l’integrità e la stabilità dell’area, migliorare il funzionamento dei mercati finanziari e spezzare il circuito vizioso tra banche e debiti sovrani […]. Sosteniamo le azioni dell’area euro nel muoversi verso il completamento dell’Unione economica e monetaria. I membri dell’area euro incoraggeranno aggiustamenti intra area attraverso riforme strutturali per rafforzare la competitività nei paesi in deficit e promuovere la domanda e la crescita nei paesi in attivo”.

Integrazione economica e finanziaria. Politiche rigorose nei paesi in disavanzo, politiche di sviluppo nei paesi in avanzo. Di questi ultimi fa parte la Germania, la quale, tuttavia, nel sostenere con coerenza l’austerità degli altri paesi, non ha messo finora in atto politiche di crescita per se stessa. È questo il compito del prossimo Governo, tanto più urgente quanto più il rischio di recessione diventa concreto per la Germania stessa. La Bce ha tutti gli strumenti per indicare i sentieri della crescita, l’espansione non inflazionistica della domanda interna e politiche di apertura del mercato soprattutto nei servizi, dalle liberalizzazioni ancora da realizzare, ai numerosi ostacoli al mercato unico che sono venuti anche recentemente nel settore bancario. Ma siamo convinti che le autorità tedesche sanno bene quel che debbono fare. E ci auguriamo che l’interruzione nel cammino delle riforme avviate con coraggio dieci anni fa sia solo una pausa.

Un sogno a occhi aperti? Forse. Naturalmente, sarebbe meglio per tutti che non ci fosse bisogno di raccomandazioni. E se si arrivasse davvero alla nostra “lettera impossibile” significherebbe che la Germania si sta per incamminare lungo una strada senza ritorno destinata a spaccare in due l’Europa. Nessuno lo vuole. Sarebbe un disastro globale. E forse anche per questo occorre vigilanza e molta capacità di persuasione.

I numerosi interventi di Mario Draghi in Germania, di fronte al Bundestag o agli industriali tedeschi (dal cui discorso abbiamo tratto l’analisi contenuta nella nostra lettera immaginaria), fanno capire che la stessa Bce è vigile e seriamente preoccupata. Dunque, la nostra immaginazione è meno ingenua e irrealistica di quel che si possa pensare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori