REDDITOMETRO/ Goffi (Udc): giusto escludere i pensionati, ma la franchigia da 12mila euro…

- int. Alberto Goffi

I pensionati saranno esclusi dal nuovo redditometro. E’ quanto dichiarato dall’Agenzia delle entrate, a proposito dello strumento per stanare gli evasori. Il commento di ALBERTO GOFFI

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I pensionati saranno esclusi dal nuovo redditometro. E’ quanto dichiarato dall’Agenzia delle entrate, a proposito dello strumento per stanare gli evasori che entrerà in funzione da marzo. L’ente presieduto da Attilio Befera ha reso noto che “il redditometro verrà utilizzato per individuare i finti poveri e, quindi, l’evasione spudorata, ossia quella ritenuta maggiormente deplorevole dal comune sentire”. Ilsussidiario.net ha intervistato Alberto Goffi, avvocato civilista e presidente del gruppo Udc in Regione Piemonte.

Come valuta la scelta di escludere i pensionati dal redditometro?

E’ un passo in avanti, perché se il redditometro ha come fine quello di andare a individuare un’evasione ingente e rilevante, il pensionato non può rientrare in questa categoria. Bisogna poi operare una distinzione tra pensione di anzianità e di invalidità, su cui bisognerebbe compiere alcuni approfondimenti più dettagliati, in particolare in alcune zone d’Italia dove ci sono dei fenomeni di invalidità decisamente importanti.

Intende dire che anche le pensioni di invalidità sarebbero oggetto di irregolarità da parte dei contribuenti?

I rapporti della Guardia di Finanza hanno individuato casi di invalidità che non sono assolutamente corrispondenti allo stato di salute dei singoli cittadini. Se si è fruitore di un’invalidità cui non si ha diritto, questa equivale a un’evasione o a un utilizzo indebito di risorse pubbliche, e quindi a maggior ragione va perseguita. La pensione di anzianità è un diritto, quella di invalidità invece lo è soltanto se corrisponde a precise malattie o patologie.

Per l’Agenzia delle Entrate il redditometro servirà a individuare “l’evasione spudorata, ossia quella ritenuta maggiormente deplorevole dal comune sentire” …

E’ un’affermazione del tutto corretta sul piano teorico. Il punto, però, è che il nuovo redditometro andrà ad analizzare lo scontrino o la singola voce di spesa, magari frutto di un risparmio di anni o di donazioni da parte di familiari. Un altro discorso è invece quello che riguarda persone che risultano nullatenenti, ma che possiedono macchine di grande cilindrata, o che si permettono viaggi di lusso anomali. E’ su questi ultimi casi che l’Agenzia delle entrate dovrebbe intervenire, anzi mi chiedo se non lo abbia mai fatto in precedenza.

Lei è favorevole al redditometro?

Il redditometro avrebbe dovuto entrare in vigore già dieci anni fa e in tutto questo periodo è rimasto inattuato. Ritengo quindi che da un lato si debba dare piena attuazione a questo strumento per la lotta all’evasione, con le modalità precisate dall’Agenzia delle Entrate, e dall’altra si debba applicare fino in fondo le norme sulla salute del contribuente, su cui l’Italia è molto indietro. Occorre una parità di diritti tra il contribuente e lo Stato.

Che cosa prevedono le norme sulla salute del contribuente?

Si tratta di una serie di principi che dovrebbero essere applicati a favore del cittadino contribuente, prima fra tutte la semplificazione legislativa e l’utilizzo di cartelle esattoriali facilmente comprensibili. Non mi risulta infatti che attualmente queste ultime siano leggibili dal comune cittadino. Un contribuente deve andare ogni volta da un commercialista o da un consulente, per potersi fare spiegare le singole voci.

Che cosa ne pensa del fatto che i controlli non prenderanno in considerazione scostamenti fino a mille euro al mese?

Dodicimila euro l’anno sono una cifra elevata per i piccoli redditi e una somma irrisoria per un’impresa. Non comprendo quindi questa scelta, anche perché oggi le fasce deboli non sono più schematizzabili nelle categorie di un tempo. Se l’obiettivo è quello di tutelare le fasce deboli, io ritengo che ne faccia parte anche un artigiano che è in gravi difficoltà e non ha clienti, o un commerciante che rischia di dover chiudere. Eppure il piccolo imprenditore non è tutelato in quanto non ha ammortizzatori sociali.

Ma la franchigia si applica anche al piccolo imprenditore …

In un giro complessivo di fatturato, una franchigia da 12mila euro l’anno per un piccolo imprenditore non è significativa. Il guadagno non dipende infatti dal fatturato, ma dal reale profitto, che tiene conto di molte voci tra cui le spese per il personale e gli eventuali contenziosi con i dipendenti.

 

(Pietro Vernizzi)

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