FINANZA/ Le sette “meraviglie” del Prof. e la quadratura (fiscale) del cerchio

- Pietro Davoli

Mario Monti ha introdotto diversi elementi di novità nella vita politica e sociale del Paese. C’è ancora, però, molto da fare e da portare a termine. Ne parla PIETRO DAVOLI

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Mario Monti (Infophoto)

Monti ci ha riservato un buon numero di sorprese e non sembra voglia fermarsi. Proviamo a fare il punto partendo dal presupposto che Monti ha gettato le basi per un progetto di radicale rinnovamento e che vorrebbe portarlo a termine proprio dopo averlo fatto “assaggiare” agli italiani. Ne esce un quadro al tempo stesso molto coerente e sorprendente.

Le sorprese di Monti
1) Chiamato per fare quello che i “politici” non potevano e non volevano fare per non perdere i loro consensi, invece di perdere in popolarità è oggi il “politico” più stimato, come dimostra il fatto che nessun altro ha l’indice di apprezzamento di Monti.
2) Anziché capitalizzare il consenso accumulato per ottenere una posizione di prestigio ha deciso di giocarsi in una battaglia molto difficile, sfidando i pronostici e accettando di essere misurato in base al consenso.
3) Ha il coraggio delle proprie convinzioni e non esita a mettere in discussione cose generalmente accettate perché ritenute immodificabili. Dire che destra e sinistra sono categorie inadeguate a rappresentare la realtà odierna e non più in grado di offrire risposte convincenti; descrivere nei sindacati forme di protezione e tutela che finiscono per ostacolare chi deve entrare nel mondo del lavoro; indicare negli insegnanti forme di corporativismo che, magari nascondendosi dietro reali problemi, rendono più difficile il reperimento di risorse che potrebbero andare a favore della scuola; ecco alcuni dei tanti esempi forniti in questi mesi. Ma la cosa più incredibile è che ha il coraggio di dire che vuole cambiare gli italiani, non accettando che non possiamo guadagnarci un rispetto ed una stima superiore a quella che oggi ci viene concessa.
Meno conservatore di così si muore. Ha fatto diventare discriminante la distinzione tra chi vuole davvero innovare e chi si ostina a difendere un passato, magari glorioso ma incapace di fornire soluzioni adeguate alle esigenze attuali.
4) Privilegia i contenuti sugli schieramenti.
Per anni la politica italiana si è battuta per demonizzare l’avversario. Ancora più importante che vincere era impedire che potesse spuntarla la controparte, fonte di ogni male. I contenuti e le proposte su cosa fare e come, passavano in secondo piano.
L’agenda punto di incontro e verifica al di là degli schieramenti rappresenta una profonda innovazione che fa fatica ad essere accettata da persone come Bersani che continuano a chiedere a Monti come si schiera. Oscar Giannino ha cercato di inserire Fare, il movimento che nasce da Fermare il declino, tra i sostenitori di Monti, pur avendo espresso varie criticità sull’agenda. Monti non è neppure preso la briga di rispondere perché l’agenda è discriminante e chi non ne condivide pienamente i contenuti non può essere un valido alleato. Che differenza con un Berlusconi che, pur di allargare la base che lo sostiene, accetta patteggiamenti sempre più umilianti con la Lega!
5) Raccoglie consensi molto trasversali ma non insegue nessuno.
Apprezzato in Europa ne vuole modificare significativamente il modo di operare ed ha già ottenuto riconoscimenti in questa direzione.
Pur appartenendo al mondo della finanza ha emesso il decreto “Cross directorship” che vieta di assumere cariche in imprese o gruppi di aziende concorrenti e che rappresenta uno dei colpi più duri alle pratiche anticoncorrenziali che hanno caratterizzato i consigli di amministrazione delle principali banche ed assicurazioni .
Cattolico praticante non ostenta la sua fede ed ha chiarito che il suo movimento sarà non confessionale e che sarà garantita una vera libertà di coscienza nell’ambito dei valori difesi dalla nostra costituzione.
A quanti provenienti dal PD o dal PDL dichiarano di avere colleghi disposti a seguirli nel passaggio sottolinea come la sua proposta non sia contro nessuno ma rivolta a quanti condividono l’agenda ed evita di promuovere qualunque tipo di proselitismo all’interno degli altri partiti pur ribadendo che non vi sono preclusioni o barriere per chiunque sottoscriva sinceramente e credibilmente l’agenda.

6) Si rivolge innanzi tutto alla società civile offrendo a quanti non hanno trovato una risposta soddisfacente nell’offerta politica attuale una possibilità di partecipazione e di cambiamento. Si tratta di un universo più grande di quello normalmente ipotizzato e con una gran voglia di politica, quella buona ed alta, non quella fatta da inciuci e ruberie. Mobilitare questo fronte, dimostrare che esiste una possibilità concreta potrebbe portare a cambiamenti non previsti da nessuna forza politica o da nessun sondaggio demoscopico perché ancora prigionieri di vecchi schemi. 
7) I problemi sono inevitabilmente interconnessi. Alcuni nodi drammatici, come ad esempio la disoccupazione, non si risolvono se contemporaneamente non si risolvono molti altri fattori: le tasse troppo alte; la burocrazia complessa e bizantina; il costo del denaro eccessivo soprattutto se paragonato a quello dei concorrenti esteri; la giustizia farraginosa; le infrastrutture carenti. Il fatto che questi fattori siano collegati rende difficile l’attuazione di vere riforme perché in un’ottica normale diventa impossibile superare tante barriere e vince la conservazione. L’idea di affrontarli in quadro organico, di chiamare le cose con il loro nome, di far capire chiaramente quali sono gli ostacoli che impediscono il cambiamento è sicuramente audace ma è indispensabile se non ci si vuole rassegnare all’impotenza. Monti ha dovuto accettare i limiti imposti dalla strana maggioranza che lo sosteneva ma ha iniziato a fare i bilanci degli impegni assunti e dei risultati conseguiti. Lo ha fatto con una chiarezza inusitata e promette di farlo ancora di più nel futuro quando non dovrà accettare i vincoli imposti da forze politiche che non ne condividono gli obiettivi. Guai ad essere conservatori o troppo prudenti: la situazione italiana richiede un profondo rinnovamento e tutto deve avvenire in un quadro coerente. Monti promette di farlo senza avere scheletri nell’armadio e lobby che lo condizionano, come sono evidenti all’interno delle forze politiche attuali.

Gli effetti di questi cambiamenti sono cumulativi. Siamo arrivati sull’orlo del baratro perché una classe politica aveva promesso troppo a tutti, senza curarsi dei danni procurati dall’opportunismo dilagante. Per invertire la rotta occorre qualche tempo e gli effetti si possono percepire solo in un arco di tempo ragionevole. La volontà di non sciupare i sacrifici fatti è un sentimento diffuso tra tanti che si interrogano sulla loro utilità e che potrebbe costituire un primo potente aggregatore contro le forze populistiche e demagogiche che sperano di conquistare consensi ingannando gli italiani con facili promesse. 

Le tasse potrebbero essere la vera sorpresa e la quadratura del cerchio. 
Berlusconi ha avuto una grande popolarità con la cancellazione dell’ICI e sta cercando di cavalcare il forte desiderio di abbattimento del carico fiscale promettendo la cancellazione dell’IMU. 
Se Monti riesce a comunicare che l’unico modo di abbassare le tasse non è quello di fare proclami ma di cambiare i processi di spesa, ridefinendo il ruolo delle diverse autorità e che lui è l’unico a poterlo fare in modo credibile, potrebbe togliere a Berlusconi anche l’ultimo argomento che gli è rimasto. Dopo avere introdotte tante tasse per salvarci dal baratro, Monti ha innestato un processo di cambiamento che, se attivato su scala sistematica, potrebbe portare ad un vero abbassamento delle tasse. 
Che gli altri non siano in grado di ridurle è ovvio. Il PD, pur mosso da tante motivazioni condivisibili quali una maggiore equità e difesa dell’occupazione, è vittima di una concezione statalista per cui continuando ad allargare i confini del pubblico non potrà arginarne né l’invadenza né i costi. 
Il PDL ha dimostrato ampiamente di essere bloccato dalle impennate Berlusconiane, dal tradimento di moltissime delle promesse formulate ed in particolare quelle sulla riduzione della spesa pubblica. 
Monti può farlo perché ha una visione, perché vuole associare il proprio nome ad una trasformazione profonda del Paese per renderlo più simile a quello che lui desidera. Nessuno può ricattarlo o condizionarlo. Se riuscirà dipenderà da quanto saprà convincere gli italiani della bontà del suo progetto.
Monti ha già operato una serie di tagli sulle spese di sua stretta competenza a cominciare dai voli aerei, alle auto blu, all’organico della Presidenza del Consiglio ma è stato frenato quando ha cercato di intaccare altri interessi. Occorre scardinare una “vetocrazia” che collega lobby trasversali che urlano al golpe, truffatori che si ergono a difensori della legge, consumatori che vogliono beni e servizi senza pagarli, cittadini che esigono maggiori servizi pubblici ma senza aumentare le tasse. Un consociativismo così spinto può essere intaccato solo da una poderosa forza d’urto che non esiti ad intraprendere una dura lotta contro le rendite e che sappia ripristinare il merito e la trasparenza.
La vera alternativa non è tra destra e sinistra ma tra chi vuole effettivamente cambiare e chi difende privilegi con la speranza di scaricare su altri i costi. Il riscatto dell’Italia può nascere dal superamento di vecchie logiche, dall’attivazione di un circuito virtuoso che sappia liberare energie troppo a lungo trascurate. 

Monti sta dando un formidabile contributo al rinnovamento della politica, come dimostrano le sorprese sopra citate. Ma queste sono parte di un disegno organico in grado di far diventare l’Italia un paese attrattivo, in grado di valorizzare e potenziare le risorse presenti non solo in Italia ma anche nel mondo.
Se gli italiani comprenderanno che questa è la strada per un innalzamento della qualità della vita, per un rilancio economico presupposto indispensabile per un reale abbattimento delle tasse, la proposta di Monti potrebbe diventare rapidamente maggioritaria.
Sarebbe la più bella sorpresa a coronamento delle tante altre che devono necessariamente precederla.

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