IL CASO/ 1. C’è un “Grande Fratello” che guarda nelle tasche degli italiani

- Giovanni Passali

Tra le proposte in discussione per un inserimento nell’Agenda Monti, c’è quella di incentivare le transazioni elettroniche. Cosa che comporta dei rischi, spiega GIOVANNI PASSALI

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La campagna elettorale ormai è in pieno svolgimento e pure la famosa “Agenda Monti” inizia a prendere corpo e a popolarsi di dettagli interessanti. Alla fine del mese di dicembre è diventata disponibile su internet, dove rinveniamo diverse idee utili a chiarire i contenuti delle azioni principali del prossimo governo. Ovviamente considero scontato il fatto che il prossimo esecutivo sarà sotto la guida di Monti, alla faccia della democrazia e della volontà del popolo italiano. Nemmeno al tempo del fascismo abbiamo vissuto una così palese violazione della volontà popolare: Mussolini salì al potere dopo averle vinte, le elezioni, e pure i successivi tragici errori vennero compiuti dai rispettivi responsabili, nel pieno della loro autorità.

Allo stato attuale, non appare pensabile una vittoria della sinistra in misura tale da poter governare da sola, o con la sinistra estrema. E la necessità di un accordo con il centro, che sostiene Monti, porterà facilmente il Professore al governo, con una buona presenza di ministri di sinistra o compiacenti verso la sinistra. In ogni caso, il fattore determinante sarà un altro: lo spread e l’influenza della speculazione internazionale. Pensate che sia un caso che lo spread si sia impennato alla notizia del ritorno di Berlusconi, e che ora, nel pieno della campagna elettorale, sia sceso fino al livello indicato da Monti e pure un pochino sotto? E se dopo le elezioni, alle prime ipotesi di un governo che non abbia Monti alla guida, si impennasse bruscamente? Sarebbe una costrizione, ma non vi sarebbero alternative. E se teniamo pure conto della considerazione che il Presidente della Repubblica Napolitano ha di Monti, la mia previsione appare pure facile.

Il sito “peragendamonti.it” contiene anche diverse proposte dei visitatori, dando così una idea di come viene vista tale Agenda da chi sostiene l’ipotesi di un governo Monti. E la proposta a oggi più votata è una delle primissime, quella denominata “Incentivare le transazioni elettroniche per combattere l’evasione fiscale”, che fa il paio con la quinta (a oggi) proposta più votata, quella denominata “No cash, solo denaro digitale da subito!”.

Che tale abbinamento (non corretto) sia fissato nella testa della gente da un pensiero unico diffuso dai media è reso evidente dai commenti alla proposta più votata. Tutti scambiano l’incentivo ai pagamenti elettronici con l’intento di arrivare alla cancellazione dei contanti. Tanto che la povera Valentina Camorani Scarpa, autrice della proposta, a un certo punto interviene tra i commentatori, quasi gridando la sua frustrazione per la confusione tra le due proposte (“Ripeto: non ho chiesto di abolire il denaro contante, ma solo di rendere più appetibile l’uso delle transazioni elettroniche”).

Questo è un assaggio di cosa voglia dire scontrarsi con un pensiero dominante. Come quando una persona, qualsiasi domanda le si faccia, risponde invariabilmente “però oggi è nuvoloso…”. E così, la seconda proposta più votata è “Tolleranza zero per corruzione, evasione fiscale ed economia sommersa”. E, in concreto, non si sa cosa voglia dire. Un riflesso pavloviano.

Ma volendo prendere sul serio la questione, bisognerebbe capire come mai si punti tanto l’attenzione sull’evasione spicciola: non si può pensare seriamente di risolvere la questione puntando agli scontrini dei bar o alle ricevute degli idraulici (i due soggetti commerciali più citati). E qualche commentatore lo ha fatto ovviamente notare. Al contrario, la grande evasione avviene tramite sottofatturazione o transazioni elettroniche. O tramite dichiarazioni infedeli. La grande evasione perpetrata dai grandi gruppi avviene con la diretta collaborazione di persone che lavorano per istituti bancari, quando non addirittura per le forze dell’ordine o per l’Agenzia delle entrate.

La possibilità di utilizzare il contante è però una questione di libertà, a fronte di un sistema bancario ancora oggi gravemente opaco nella gestione di tante trattative finanziarie. Bastino come esempio quelle operate nelle cosiddette “dark pools” (“piscine sporche”), che prendono il nome proprio dall’idea di operazioni svolte in un ambiente invisibile al libero mercato. Che sia una questione di libertà si evince anche dagli articoli e dai post presenti sul sito contantelibero.it, che riporta un proprio manifesto e chiede di firmare online una petizione in proposito.

Altro aspetto davvero grottesco della vicenda è che, se si volesse davvero combattere la corruzione e il malaffare, non si capisce perché non si proceda all’abolizione delle banconote da 500 euro, come pure richiesto da alcune interrogazioni parlamentari di deputati europei. Come già riportato in un mio articolo di qualche tempo fa, in Gran Bretagna le banche non accettano più le banconote da 500 euro perché, secondo i servizi di sicurezza inglesi, esse “sono inestricabilmente legate alla malavita organizzata”. Allora, se si vuole veramente combattere l’evasione e la corruzione, perché non abolire tali banconote? Solo perché utilizzate nei depositi di clienti molto danarosi, troppo preziosi per lasciarseli sfuggire?

E perché tanta furente lotta al contante? “La lotta al contante – ha detto Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi – è una vera e propria battaglia di civiltà”. E mentre in Italia le banche spendono in campagne pubblicitarie per magnificare l’utilizzo di carte varie (bancomat o di credito o prepagate), e demonizzano i pagamenti in contanti (perché non ci guadagnano), in Germania la banca centrale, la Deutsche Bundesbank, organizza in loro difesa addirittura il “Convegno sul contante”.

Una cosa è certa, una banconota da 100 euro, dopo 100 passaggi di mano, rimane una banconota da 100 euro; mentre se i 100 passaggi avvengono in modo elettronico e con una commissione del 0,6% ne rimangono 55 euro: gli altri 45 euro finiscono in spese bancarie.

Ma il vero pericolo nella lotta al contante è la perdita di libertà dovuta all’utilizzo di strumenti elettronici capaci di tracciare ogni nostra transazione e ogni nostro movimento. Immaginate di passare per strada e di avere un sms in arrivo, perché siete passati di fronte a un ristorante e un sistema informatico vi invita a entrare per provare il piatto del giorno. Oppure un manifesto high-tech di una nota marca di auto si accorge del vostro passaggio (e della vostra disponibilità di spesa!) e vi propone uno sconto irrinunciabile sull’ultimo modello di quella marca. Non si tratta di fantasia, ma di un esperimento in corso a Tokio, dove esistono già 650 mila carte che possono essere lette da sensori a distanza: niente da strisciare, ma rilevamento a distanza tramite onde elettromagnetiche. Addio privacy.

Questo è quello che ci prepara il governo Monti? Una sorta di Grande Fratello delle nostre tasche? Cosa vuol dire la sua affermazione secondo cui “questa nuova forza politica sarà certamente moderata nei toni; ma non nel programma perseguito”? Vuol dire che sarà una dittatura di fatto, applicata coi guanti?

Ma non riusciranno nel loro intento. Tanti italiani si stanno svegliando e si stanno organizzando in tutta Italia. Dai Forconi in Sicilia, all’Associazione di Azione Territoriale a Milano. Come non essere ottimisti?



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