FINANZA/ Spagna e Irlanda, un successo che nasconde una fregatura per l’Italia

Per CLAUDIO BORGHI AQUILINI, Irlanda e Spagna hanno terminato i programmi di aiuti Ue dopo avere ricevuto enormi somme di denaro, mentre l’Italia ha dovuto pagare per gli altri

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Enrico Letta (Infophoto)

«Irlanda e Spagna hanno terminato i programmi di aiuti Ue dopo avere ricevuto enormi somme di denaro, mentre l’Italia non solo ha dovuto pagare per i salvataggi degli altri Stati, ma si è sentita dire dalla Germania che in caso di una crisi del debito non riceverà comunque alcun sostegno». Lo sottolinea Carlo Borghi Aquilini, professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università Cattolica di Milano. Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha commentato così la notizia relativa alla decisione dei governi di Dublino e Madrid: “Voglio congratularmi con l’Irlanda e la Spagna per la decisione di terminare i programmi di aiuto. Ambedue i paesi hanno dimostrato un chiaro impegno e ciò si è tradotto in ottimi risultati”.

Il fatto che Irlanda e Spagna abbiano chiuso la pagina degli aiuti significa che l’Europa è fuori dalla crisi?

No ovviamente. L’Irlanda è fatta passare per modello virtuoso dalla propaganda europea, ma in realtà ha ricevuto dall’Ue degli aiuti pari a 67,5 miliardi di euro. Il Pil dell’Irlanda è un decimo di quello italiano, e quindi in proporzione è come se il nostro Paese avesse ricevuto 675 miliardi. Una cifra che sarebbe stata sufficiente per costruire delle autostrade d’oro, o quantomeno per realizzare tutte le riforme che l’Ue vorrebbe da noi. L’Irlanda ha ottenuto quindi un’enorme quantità di denaro a spese di tutti gli altri paesi membri, inclusa l’Italia che ha versato il 20% del totale pari a circa 12 miliardi, cioè il triplo del gettito sull’Imu prima casa pagato nel 2012, il cui valore è stato di 4 miliardi. Queste somme non sono andate per migliorare la qualità della vita degli irlandesi, ma esclusivamente per rifinanziare o consentire il pagamento dei debiti delle loro banche.

Ritiene che lo stesso discorso valga anche per la Spagna?

La Spagna ha ricevuto una linea di credito pari a 100 miliardi di euro per stabilizzare le sue banche, che anche in questo caso valgono come circa il 10% del Pil, che in proporzione corrispondono a 150 miliardi versati all’Italia. Di questa linea di credito 40 miliardi sono stati versati, e attraverso di essi sono stati pagati i crediti più urgenti di Bankia e delle altre banche spagnole. Queste ultime avevano come principali creditori Francia, Germania e Inghilterra. Una volta stabilizzata la situazione perché i tassi sono scesi e l’America ha inondato di liquidità il mercato, il programma può essere sospeso. Una volta messa una garanzia, non necessariamente va utilizzata fino in fondo. Lo stop agli aiuti non segna quindi un particolare miglioramento, che non sia un’oscillazione minimale all’interno di un trend di continuo sgretolamento. Nel momento stesso in cui si paragonano Spagna e Irlanda all’Italia, dicendo che sono state più brave di noi, non si può quindi non controbattere che semplicemente hanno ricevuto i soldi Ue mentre noi abbiamo pagato anche per loro.

Nel suo discorso di fronte alla Spd tedesca il premier Letta ha sottolineato proprio questo aspetto. Come valuta il fatto che il premier sia stato applaudito?

Applaudire chi ti paga il conto è una delle cose più semplici del mondo. I crediti delle banche tedesche nei confronti di Spagna e Irlanda sono stati pagati, e in tutta risposta ora da Berlino stanno anche dicendo che intendono introdurre delle regole di salvataggio (bail-in) delle banche tali per cui qualora l’Italia dovesse andare in difficoltà a pagare dovranno essere in prima battuta i risparmiatori, quali gli obbligazionisti e i correntisti, e solo in seconda battuta il fondo europeo. Stanno quindi dicendo chiaramente che gli italiani hanno pagato per gli altri, ma che per noi non sarà mai possibile ricevere gli stessi aiuti qualora ne avessimo bisogno.

 

(Pietro Vernizzi)

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