ALITALIA/ Francesi, russi, cinesi: il “grande affare” che vede solo Colaninno

- Gianni Gambarotta

Roberto Colaninno si è dimesso da presidente di Alitalia, pur rimanendo in carica finché non verrà nominato un successore. GIANNI GAMBAROTTA commenta alcune sue dichiarazioni 

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Roberto Colaninno (Infophoto)

Ci sono persone capaci di dire cose che nessun altro umano riuscirebbe neppure a concepire. Prendete Roberto Colaninno, per esempio, noto imprenditore e animatore di quella cordata di patrioti che nel 2008, con la benedizione dell’allora imperante Silvio Berlusconi, tentò di salvare l’Alitalia dal fallimento e dalle mani dei francesi. Da pochi giorni quel distinto signore di Mantova si è dimesso da presidente della nuova Alitalia (Cai) pur rimanendo in carica per l’ordinaria amministrazione finché un nuovo consiglio di amministrazione avrà nominato un successore. Si è dimesso perché Alitalia, dopo quattro anni di gestione targata Colaninno e con tre differenti amministratori delegati, vede di nuovo molto da vicino il fallimento e in questi casi è meglio starsene un po’ in disparte, pur partecipando (per decenza) all’aumento di capitale da 300 milioni senza il quale la compagnia sarebbe al crac nel giro di giorni.

Ebbene questo stesso signore si è fatto intervistare da Il Sole 24 Ore che gli ha dedicato un’intera pagina. Ha detto svariate cose, ma il concetto di fondo del suo lungo sfogo era: “Alitalia è uno straordinario affare”. Ma davvero? Ma allora le perdite di milioni che si ripetono con fastidiosa quotidianità? Il fatto che il primo azionista, Air France, abbia detto chiaro e tondo che la compagnia italiana vale zero? E la storia che l’Eni avrebbe minacciato di non rifornirla perché non paga nemmeno il conto del benzinaio? Sono tutte storie? Tutta colpa dei giornali incapaci di comprendere quale miniera si nasconda nei voli AZ? Per Colaninno, sostanzialmente, è così.

Sentitelo. Al Sole dice che “Alitalia offre destinazioni uniche al mondo, come Roma, Venezia, Firenze che dovrebbero vendersi da sole”. E aggiunge: “Sa che cosa mi ha detto l’amministratore delegato di una compagnia internazionale?” Che cosa, incalza curioso l’intervistatore. E lui serafico: “Ma come fa una compagnia così a non guadagnare?”.

Eh già, chissà come fa. Ma Colaninno va avanti. Parla del futuro, dell’aumento di capitale in arrivo, di molti dei 21 soci-patrioti che si tireranno indietro, così come sembra decisa a fare Air France stanca di buttar via denaro. Insomma, una situazione in movimento, con scenari ancora incerti, aperti. Secondo Colaninno, la situazione rappresenta un’occasione d’oro. Ecco le sue testuali parole: “Bisogna capire quanto inoptato rimarrà e chi lo chiederà…Certamente dopo l’assegnazione dell’inoptato, cioè a fine novembre (…) ci sarà tempo da parte di chiunque di comprare le azioni eventualmente rimaste sul mercato e non ci sarà più prelazione da parte dei soci. Le azioni a quel punto potranno essere comprate da chiunque…dai francesi, dai cinesi, dai russi…da chiunque è in grado di capire che razza di affare si trova davanti”.

Così parlò Colaninno. Ma allora, se Alitalia è un affare così straordinario, il suo futuro è assicurato. Colaninno è un finanziere di lungo corso, capace di grandi manovre che in passato, per ricordarne una, ha scalato Telecom. Sarà lui stesso ad approfittare della straordinaria occasione, a sottoscrivere l’intero inoptato diventando primo azionista di Alitalia. Visto come è facile risolvere anche le situazioni più spinose? O no? Forse Colaninno non tirerà fuori neppure un euro. Perché di Alitalia è stato presidente e alla domanda del suo collega internazionale “come fate a non guadagnare” in quattro anni non ha saputo trovare una risposta credibile. Una ragione ci sarà.

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