FINANZA/ Bankitalia ed euro, le “rivolte” che danno ragione ai Forconi

- Giovanni Passali

Mentre va avanti la protesta dei Forconi, la scorsa settimana è stata caratterizzata da alcuni avvenimenti passati sotto silenzio. Ce ne parla GIOVANNI PASSALI

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Contro ogni aspettativa dei media e dei politici, la protesta iniziata il 9 dicembre (e che da tale data ha preso il nome) continua. Come hanno detto gli organizzatori, continuerà a oltranza, fino a quando non otterranno i loro obiettivi. E quali sono questi obiettivi? Le dimissioni del governo e il ripristino della sovranità monetaria. Sembra una richiesta eccessiva, ma risulta adeguata a tempi nei quali tutto è eccessivo, come quanto accaduto la scorsa settimana sembra confermare. Una serie di situazioni eccessive che i media hanno tranquillamente ignorato. Vediamo uno stringato elenco.

Venerdì c’è stata l’audizione del Ministro Saccomanni presso la sesta Commissione (Finanze e tesoro) del Senato della Repubblica. Doveva, tra le altre cose, rispondere del prossimo aumento di valore delle quote di capitale della Banca d’Italia. L’illuminato Ministro ci fa sapere con tutta naturalezza che “anche banche, assicurazioni e fondi pensione aventi sede legale e amministrazione centrale in un paese dell’Unione diverso dall’Italia avranno la possibilità di partecipare al capitale della Banca” (pagina 8 del documento). In altre parole, anche banche straniere potranno partecipare al capitale di Bankitalia. E i media ufficiali, tutti in rigoroso silenzio.

Un passaggio epocale della nostra storia repubblicana avviene senza il minimo vagito di discussione. Inoltre, come se non bastasse, scopro dallo stesso documento un’altra novità pazzesca: “Vengono invece eliminati i poteri di sospensione e annullamento da parte del delegato del Governo e del Ministro dell’Economia e delle finanze delle delibere dell’assemblea e del Consiglio superiore, già limitati alle decisioni estranee alle funzioni del SEBC e oggi del tutto incompatibili con i principi di autonomia e indipendenza della banca centrale”. Quindi le decisioni di Bankitalia diverranno d’ora in poi immediatamente esecutive, nonostante qualsiasi volontà contraria del governo. Una delle primarie istituzioni italiane si sta rendendo completamente indipendente dalle altre istituzioni, quasi un corpo estraneo (letteralmente un corpo straniero) e questo accade nel silenzio generale.

Nel frattempo, l’ennesimo premio Nobel per l’economia dichiara: “Via dall’euro al più presto”. Si tratta di Pissarides, vincitore del prestigioso premio nel 2010. Sempre stato a favore dell’euro, ma visti i risultati ha cambiato idea: “L’euro non sta facendo altro che dividere l’Europa, portando molti paesi alla rovina. Bisogna prendere decisioni drastiche per ridare credibilità al mercato europeo: l’euro quindi dovrebbe essere smantellato il più velocemente possibile per salvaguardare la crescita e l’occupazione. L’euro ha creato una generazione perduta di disoccupati senza futuro. Questo non è quello che i padri fondatori dell’Euro hanno promesso. È chiaro che è un sistema fallito e insostenibile”. Un sistema fallito e insostenibile. Avete letto queste dichiarazioni su un giornale italiano? Io no, le ho lette su un quotidiano svizzero, il Mattinonline.

Dicevo che non è il primo premio Nobel a fare simili affermazioni, è solo il sesto: gli altri cinque sono Krugman, Friedman, Stiglitz, Amartya Sen e Mirrless. Vengono alla mente le affermazioni di Sen, rilasciate in una intervista di maggio di quest’anno: “L’euro è stata un’idea orribile. Lo penso da tempo. Un errore che ha messo l’economia europea sulla strada sbagliata. Una moneta unica non è un buon modo per iniziare a unire l’Europa. I punti deboli economici portano animosità invece che rafforzare i motivi per stare assieme. Hanno un effetto-rottura invece che di legame. Le tensioni che si sono create sono l’ultima cosa di cui ha bisogno l’Europa”.

Ecco, uscire dall’euro per evitare la guerra tra le nazioni europee. Non si tratta della richiesta di un manipolo di esaltati, ma della pensosa riflessione di diversi premi Nobel e di tanti economisti di tutto il mondo, tranne quelli che sono finiti in qualche posto di potere alla Bce. E poi via questo governo di inetti. Non c’è bisogno di essere estremisti per arrivare a questa conclusione. Basta leggere un articolo sul quotidiano Il Sole 24 Ore per registrare il fatto che negli ultimi due anni la coppia Monti-Letta ha realizzato ben 725 riforme. Ma per la maggior parte sono aria fritta, poiché mancano i relativi decreti attuativi e quindi sono di fatto inapplicate e inapplicabili. Un governo che, parafrasando una famosa scena del film “Gli intoccabili”, potremmo definire “solo chiacchiere e distintivo”.

Non sanno governare (o sono complici? Monti non era quello che diceva che “le crisi sono passi in avanti?”), meglio tornare al voto prima che la situazione degeneri ancor di più. E la mia non è una preoccupazione relativa a possibili disordini di piazza. La mia è una preoccupazione relativa alla continua emorragia della disoccupazione sempre crescente, al numero di aziende fallite sempre crescente. E la chiamano crescita…

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