ALITALIA/ Una “incognita” può frenare Etihad

- int. Roberto De Blasi

Secondo ROBERTO DE BLASI, l’acquisizione di Alitalia da parte della compagnia degli Emirati arabi getterebbe le basi per un’internazionalizzazione altrimenti preclusa

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Immagine di archivio

I contribuenti italiani potrebbero finalmente liberarsi del fardello di Alitalia, fin qui tenuta artificialmente in vita con finanziamenti statali più o meno diretti. Sembra che Etihad stia pensando seriamente di entrare nel capitale della compagnia con 300 milioni di euro. L’azienda di Abu Dhabi, pur non potendo detenere più 49% del vettore italiano, come prevedono le leggi europee, diventerebbe in ogni caso l’azionista di maggioranza relativa. L’operazione, che garantirebbe ad Alitalia di sopravvivere, sarebbe tutt’altro che indolore. Gli acquirenti, infatti, pare che abbiano posto una serie di pesanti condizioni: anzitutto, il rispetto del Piano di Gabriele Del Torchio, che comporta 1.900 esuberi, contratti di solidarietà e la dismissione di numerosi voli. Come riporta, poi, Lucio Cillis sulle pagine di Repubblica, dopo dieci mesi, nell’ottobre del 2014, scatterebbe la seconda parte del piano. Alitalia sarebbe integrata con le altre compagnie europee di proprietà di Etihad, ovvero Darwin, Air Berlin e Air Serbia. Ciò significa che i piloti italiani dovrebbero essere disponibili a operare su più fronti. Come andrà a finire? Lo abbiamo chiesto a Roberto De Blasi, ex dirigente della Magliana e autore di “Alitalia. Una privatizzazione italiana”.

Quanto potrà resistere ancora Alitalia senza i 300 milioni di euro degli arabi?

Lo scopriremo presto. D’altra parte, Etihad ha fatto sapere che entro fine anno prenderà una decisione. In ogni caso, il problema non è quanto Alitalia possa resistere senza altri finanziamenti. In questi anni, ha ricevuto 1,3 miliardi di euro, che sono stati bruciati. Le sue difficoltà, quindi, non sono di natura finanziaria, ma industriali. L’iniezione di capitali, di per sé, non fa altro che protrarre una situazione precaria e malata. È auspicabile, quindi, che se gli arabi entreranno realmente nella proprietà, portino un nuovo piano industriale.

Etihad riuscirà a far rispettare il piano di Del Torchio?

All’interno della compagnia italiana, l’ipotesi non sarà di certo apprezzata dai piloti, né tantomeno dal resto del personale. Tuttavia, considerando che l’azienda è ormai decotta, e che siamo di fronte a una situazione che si protrae ormai da anni, si dovranno chiedere se preferiranno lavorare, magari con contratti di solidarietà e dovendosi spostare su più continenti, o non lavorare affatto.

Quali potrebbero essere gli ostacoli principali alla trattativa?

Dovremo conoscere nel dettaglio le condizioni di Etihad. Di sicuro, le resistenze principali potrebbero arrivare dal personale di Alitalia. Non dimentichiamo che Air France ha deciso di defilarsi dopo che la sua richiesta di esuberi è stata fortemente osteggiata.

Per Alitalia essere acquistata da un’azienda degli Emirati Arabi cosa potrebbe comportare?

Etihad potrebbe consentire ad Alitalia l’inserimento in un contesto internazionale. Potrebbe, cioè, operare non più solamente come compagnia locale a supporto dei francesi, ma mettere un piede nel Mediterraneo. Si tratterebbe, quindi, di un’opzione vantaggiosa. Del resto, anche l’idea di Etihad di acquistare quote dell’aeroporto di Fiumicino va proprio in questa direzione.

 

Air France, che ha diluito il suo capitale in Alitalia dal 25% all’8%, potrebbe rappresentare un “nemico in casa” per gli arabi?

Non direi. Si tratta di due operatori provenienti da mondi diversi, con strategie e obiettivi diversi. Inoltre, la diluizione del capitale, da parte di Air France, è stata tale da non potersi più considerare un partner industriale, ma solamente finanziario. Circostanza che non credo possa durare ancora a lungo. Purtroppo, è andata come è andata, e non si è scelto di vendere subito Alitalia ai francesi quando questi, prima dell’arrivo dei Capitani coraggiosi, erano interessati all’acquisizione e a inserire la compagnia italiana in un network internazionale. Ci saremmo evitati 4 anni di perdite.  

 

(Paolo Nessi)

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