SPILLO/ Sapelli: gli “strafalcioni” della Merkel affondano l’Europa

- int. Giulio Sapelli

Le visioni dell’Europa di Angela Merkel e di Mario Draghi sono in grado di guidarci fuori dalla crisi? E quale è la via per riportare lo sviluppo perduto per tutti? Ne parla GIULIO SAPELLI

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Angela Merkel (Infophoto)

All’ultimo Consiglio europeo la cancelliera Merkel avrebbe lanciato un nuovo avvertimento: senza coesione l’euro è destinato a esplodere. Secondo alcune indiscrezioni pubblicate da Le Monde, con i suoi  colleghi la Merkel si sarebbe lasciata andare anche ad alcune provocazioni. “Sono cresciuta in un Stato che ha avuto la fortuna di avere la Germania Ovest che lo ha tolto dai guai”, avrebbe detto facendo riferimento alla sua  esperienza nella Ddr,“ma nessuno farà lo stesso per l’Europa”. “Se tutti – ha aggiunto – si comportano come si poteva fare durante il comunismo, allora siamo finiti”. “Se agiamo solo quando siamo sull’orlo del precipizio allora torniamo a casa e aspettiamo. Vedrete cosa succederà tra sei mesi e chi raccatterà i pezzi”. IlSussidiario.net ha chiesto un commento a Giulio Sapelli, Professore di Storia economia all’Università di Milano.             

“Se tutti si comportano come si poteva fare durante il comunismo, allora siamo finiti”. Cosa voleva dire, secondo lei, la signora Merkel con questa affermazione?

È sicuramente una metafora contratta. E un paragone improprio. 

Qual è la metafora?

Credo volesse dire che il regime comunista non si sarebbe mai trasformato in quella che è diventata la Germania tout court, che cioè la Repubblica Democratica Tedesca non sarebbe mai crollata se dall’altra parte non ci fosse stata una Germania realmente democratica, non solo a parole, che l’ha poi accolta nel suo seno e l’ha di fatto indotta al cambiamento. Ma questa cosa, soprattutto per chi ricorda la storia, è molto fastidiosa.

In che senso?

Che la Merkel abbia detto quelle cose mi spiace, nonostante io la critichi implacabilmente. Sull’Herald New York Times c’era l’altro giorno una bellissima pagina su Helmut Schmidt che ha 95 anni ed è indicato da tutti come il critico più radicale della Merkel. Schmidt le ha sempre rimproverato una mancanza di visione. E nel novembre 2011 le aveva detto una cosa ancora più chiara, citando quello che spesso anche Bismarck ricordava: ogni volta che la Germania cerca di mettersi sopra l’Europa è un disastro per l’Europa e per la Germania. In più…

In più?

Quell’affermazione sul comunismo, fatta da lei, è davvero spiacevole.

Perché?

Sappiamo che un ruolo fondamentale nell’opposizione alla Germania comunista dei successori di Honecker – perché Honecker era già stato fatto fuori da Gorbaciov – l’hanno svolto le chiese luterane. Sarebbe impietoso ricordare alla signora Merkel che uno dei pochissimi pastori luterani che non si opposero al regime era suo padre. E che lei ha potuto frequentare l’università proprio perché suo padre era un collaboratore. Per carità, nulla di male; per certi versi quella era la presa di posizione di un uomo cristiano che politicamente pensava che la Germania dell’est era un regime che probabilmente espiava i mali compiuti sotto il nazismo. Abbiamo avuto illustri esponenti intellettuali i quali, finita la Seconda guerra mondiale e chiusa la parentesi del  nazismo, dalla Palestina, da Israele addirittura, sono tornati non nella Germania ovest ma in quella dell’est. Non sto facendo processi a nessuno. Però lei è potuta entrare all’accademia delle scienze e godere di privilegi che nessuna figlia di pastore evangelico o luterano abbia mai avuto. Quindi, paragoni di questo tipo, fatti da lei sono di cattivo gusto. Secondo me, Frau Merkel si è un po’ montata la testa.

Cosa intende dire?

È la terza volta che fa il cancelliere, ha superato perfino il primato di Adenauer come durata e questo secondo me le sta dando un po’ alla testa. Spero non faccia altrettanto con la politica economica. Se non cambia, le cose si complicano per lei ma anche per tutti. Basta vedere il danno che sta provocando adesso nell’Union Banking questa posizione della Germania che ha deciso di star sopra l’Europa e non con l’Europa. 

 

A cosa si riferisce?

Il fondo che dovrebbe aiutare le banche in difficoltà è stato spostato al 2020. Fino ad allora a chi ha banche in difficoltà si applicherà il “modello Cipro”, quello che i tedeschi hanno cercato di applicare a Cipro senza riuscirci perché i russi che avevano lì molti capitali si sono opposti. Queste posizioni dimenticano una cosa.

 

Quale?

Che la Germania ha perso tutte le guerre del Novecento ma ha vinto tutte le “paci” grazie all’America e agli altri paesi europei. Posizioni che dimenticano una cosa così fondamentale possono essere molto pericolose. 

 

All’ultimo Consiglio europeo la Merkel avrebbe anche detto: “Se agiamo solo quando siamo sull’orlo del precipizio allora torniamo a casa e aspettiamo. Vedrete cosa succederà tra sei mesi e chi raccatterà i pezzi”. Cosa accadrà tra sei mesi?

Questo è molto grave. Vuol dire che continua a concepire la fuoriuscita dalla crisi e la stabilizzazione dell’economia solo attraverso la prosecuzione del modello, diciamo così, di disuguaglianza che si è creato tra un Paese – la Germania – che ha un surplus commerciale enorme, tanto da aver indotto la Commissione europea a metterla sotto esame per questa sua posizione, e i paesi, soprattutto quelli dell’Europa del sud, che non hanno quella produttività del lavoro e non hanno quella capacità esportativa. Vuol dire che lei pensa che questo meccanismo sia il migliore e che se non si prosegue in questa direzione arriverà la crisi. Mentre è vero esattamente il contrario. Cosa potrà capitare tra sei mesi? Che la crisi arriverà se si continua così, non se si cambia. 

 

Cosa suggerisce?

Credo che l’unico atteggiamento razionale sia accelerare, come hanno detto il prof Giuseppe Guarino e Prodi, l’iniziativa diplomatica con la Francia, la Spagna e il Portogallo per creare un blocco comunitario in grado di opporsi a queste farneticazioni.     

 

Anche Draghi avrebbe dato man forte alla Merkel dicendo che se non faranno le riforme i paesi perderanno la loro sovranità nazionale. 

Innanzitutto, la sovranità monetaria l’abbiamo già persa. Probabilmente Draghi si riferisce a questa cosa che trova favorevole anche Letta: i cosiddetti “contractual arrangements”. Che dovrebbero essere quei contratti che adesso si stipulano con la Commissione europea, con la Bce e con il Fondo monetario internazionale i quali prevedono che i paesi avranno risorse finanziarie se si impegnano a rispettare dei patti, se faranno cioè determinate riforme. Guarda caso, tutte queste riforme vanno nella direzione opposta della creazione di una domanda effettiva. 

 

Cosa prevedono?

Sono tutte riforme che seguono la devastante pozione che sta distruggendo l’Europa, che sono le misure di austerity. Non ce n’è uno di questi contractual arrangements che sia diretto a creare domanda effettiva di tipo neokeynesiano. Sicuramente anche Draghi è convinto che questi contractual arrangements siano positivi. Draghi sembra aver dimenticato completamente la lezione del suo maestro Federico Caffé e aver scelto definitivamente solo le indicazioni di Goldman Sachs. Una volta i banchieri italiani parlavano due volte all’anno: in occasione della giornata del risparmio e della relazione annuale della banca centrale. Menichella, Baffi, Carli, potevano essere torturati ma non avrebbero mai rilasciato dichiarazioni. Adesso i banchieri parlano ogni momento creando sconvolgimenti sui mercati. Il banchiere della banca centrale, che è il banchiere dei banchieri, ormai incontrollato e incontrollabile, visto che il Parlamento europeo non ha nessun influsso sulla banca centrale, dovrebbe essere più prudente. 

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