FINANZA/ 1. I “trucchi” dell’Ue per regalare potere alla burocrazia

- Giovanni Passali

Secondo GIOVANNI PASSALI, l’Unione bancaria appena approvata non rappresenta un passo in avanti come si vuol far credere. Le vere priorità restano sviluppo e lavoro

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Il mitico Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo dal 2009 (mai eletto, ma nominato), non sta più nella pelle: “L’Unione bancaria è il più grande passo in avanti dalla creazione dell’euro”. Mamma mia, cosa mai sarà successo? Siamo fin troppo abituati a questa continua giostra di incontri internazionali e inconcludenti: possibile che ci siamo persi un evento epocale di tale portata? Cos’avranno mai deciso, di tanto importante? Vediamo un po’. Hanno deciso la creazione del Meccanismo di risoluzione unica, un istituto che permetterà un pronto intervento finanziario nel caso in cui una banca europea si trovi in difficoltà. Molto bene, quello che ci vuole per tranquillizzare i mercati, in modo che non si scateni il panico e non si crei un effetto a catena che possa travolgere tutto il sistema bancario. Peccato però che tale meccanismo entrerà a regime nel giro di dieci anni. Avete capito bene, dieci anni, durante i quali potrà succedere di tutto.

I leader europei riuniti a Bruxelles non si sono occupati soltanto di Unione bancaria. Van Rompuy ha annunciato che l’Unione si è data più tempo, fino a ottobre 2014, per decidere in merito a “partenariati per la crescita, l’occupazione e la competitività”, ovvero la creazione di incentivi finanziari per quei paesi che si impegneranno a realizzare le riforme strutturali necessarie. Insomma, la crescita e l’occupazione come ultime delle preoccupazioni.

Tutto contento il Presidente del Consiglio Letta, che esprime la sua soddisfazione con un tweet: “Per tutelare risparmiatori e evitare nuove crisi. Buon passo verso Ue più unita”. Per tutelare i risparmiatori? Ma non sta prevalendo in Europa la dottrina secondo la quale a pagare per il fallimento di una banca saranno anche i risparmiatori? E come potrà agire il Meccanismo di risoluzione unica, senza adeguati fondi? Mistero. E poi ci si meraviglia se l’agenzia internazionale di rating Standard & Poor’s ha declassato l’Europa, togliendole la tripla A?

Dello stesso tono le dichiarazioni del Presidente francese Hollande: “È stata possibile perché Francia e Germania hanno lavorato insieme e l’Europa ha fatto più passi avanti in questi ultimi 18 mesi che negli ultimi dieci anni”. Passi in avanti? Vengono in mente le celebri e tristi parole di Monti, prima di diventare Presidente del Consiglio, nel febbraio 2011, quando in un convegno affermava che “non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, di gravi crisi per fare passi in avanti… abbiamo bisogno delle crisi, del G20 come degli altri consessi internazionali per fare dei passi in avanti”.

Li chiamano “passi in avanti”, ma non hanno in mente il bene dell’uomo, il bene comune, il bene della popolazione; non hanno in mente quella che è la necessità e il bisogno primario di ogni essere umano, insieme a essere anche un diritto fondamentale: il diritto al lavoro.

Sullo stesso tono Mario Draghi: “La Banca centrale europea accoglie con grande favore l’accordo che è stato raggiunto, è un grande passo avanti verso il completamento dell’Unione bancaria”. Ma pure lui ricorda che occorre ancora l’approvazione del parlamento europeo: “Ora è importante che il negoziato con il Parlamento europeo cominci subito”. Che fastidio, eh? Che rompiscatole, questa democrazia! Questo è il vero motivo per cui premono per una Unione bancaria, così viene implementato un meccanismo decisionale che possa dipendere da funzionari adeguatamente inseriti, senza altri riferimenti politici.

E l’accordo politico non sarà facile: la Germania è ancora ostile all’utilizzo dei 500 miliardi del fondo Esm, senza una richiesta esplicita di uno Stato. In altre parole, la Germania pretende che sia uno Stato a prendersi la responsabilità (la gogna) di chiedere un intervento, in modo che, se l’intervento finanziario dovesse fallire, sia in qualche modo lo stesso Stato a risponderne. La Germania infatti non è interessata al controllo di banche che possa portare più guai che benefici, ma al controllo di altri stati, gli unici detentori rimasti di grandi ricchezze.

A tal proposito, in Italia abbiamo l’esempio lampante dell’Assemblea straordinaria della Banca d’Italia, tenutasi il 23 dicembre: che data bizzarra, vero? Comunque sia, l’assemblea ha deciso le modifiche allo statuto, necessarie per portare il capitale sociale da 156 mila euro a 7,5 miliardi; una cifra che dovrebbe corrispondere al valore reale degli asset finanziari e reali della banca. Una mossa davvero irrituale, che conferma come la Banca d’Italia non agisca in maniera semplicemente indipendente dalle altre istituzioni, ma quasi in contrasto e per ripicca, in modo da rimarcare una quasi alterità di poteri. Infatti, proprio il Parlamento italiano in questi giorni sta esaminando una legge per la modifica dello statuto della Banca d’Italia., tanto che il governatore Ignazio Visco ha preannunciato la necessità di riconvocare l’assemblea, nel caso il Parlamento introducesse delle modifiche nello statuto. Siamo ai limiti dello sgarbo istituzionale, ma tutto questo viene passato tranquillamente sia dai media che dalle istituzioni politiche come se niente fosse, come se in gioco non ci fosse il bene comune.

L’autunno ormai è archiviato e ora inizia l’inverno. Un autunno caldo, al contrario delle previsioni (sbagliate, come tanti hanno fatto in questi anni) di Letta. Ora l’inverno somiglia a una nottata. Passerà pure questa, come dice il protagonista di una famosa commedia italiana (“Napoli milionaria!”). Speriamo nella primavera.

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