REDDITOMETRO CONDANNATO/ Consumi e privacy le prime vittime dell’Agenzia delle Entrate

- int. Carlo Buratti

Per CARLO BURATTI, il giudice di Napoli ha fatto bene a ordinare all’Agenzia delle Entrate di fermare i controlli, in quanto lo Stato sta accumulando una mole eccessiva di dati sui cittadini

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Il giudice di Napoli ha ordinato all’Agenzia delle Entrate di fermare il redditometro. Un contribuente aveva fatto ricorso, per conto dell’avvocato Roberto Buonanno, spiegando che non voleva che “l’Agenzia venisse a conoscenza di ogni singolo aspetto della propria vita privata”. E il tribunale gli ha dato ragione, affermando che il provvedimento del governo “è non solo illegittimo, ma radicalmente nullo, perché fuori dalla legalità costituzionale e comunitaria”. Ilsussidiario.net ha intervistato Carlo Buratti, professore di Scienze delle finanze all’Università di Padova.

Professore, come valuta questa sentenza del tribunale di Napoli?

Il redditometro, nella forma in cui è stato elaborato, è molto invasivo, anche se d’altra parte comprendo che vada repressa l’evasione. Il punto è che sono raccolti così tanti dati, anche su questioni apparentemente irrilevanti, ma che attengono alla vita privata dell’individuo, che gli interrogativi sulla sua legittimità sono in effetti fondati. Il giudice Antonio Lepre ha stabilito che il redditometro non è legittimo. Nella metodologia di calcolo del reddito presunto, l’Agenzia non si limita infatti a sommare spese effettivamente sostenute e recuperabili da vari database, come possono essere quelle relative al mutuo per la casa e per le utenze domestiche.

Su quali altre fonti si basa per valutare se il contribuente è degno di fede?

Dove non esistono dati certi, l’Agenzia delle Entrate ricorre alle stime Istat sui consumi delle famiglie. Può essere benissimo però che un soggetto spenda di meno rispetto alla media per una certa voce e spenda di più su un’altra. Può anche capitare che acquisti un’auto di lusso e risparmi su abbigliamento e viaggi.

Il redditometro sposta l’onere della prova sul contribuente?

Sì, e anche questo è assurdo. Se fosse una serie di spese effettivamente documentate, si potrebbe chiedere al contribuente di giustificare come le abbia sostenute se non ha un reddito sufficiente. La difficoltà consiste però nello stimare le spese virtuali, come quelle per assicurazioni, istruzione privata e veterinari. L’effetto del redditometro è quindi di disincentivare fortemente certe spese e deprimere i consumi.

Può fare un esempio?

Basti pensare alle modalità attraverso cui avviene il controllo delle auto di lusso da parte della Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle possono fermare chi guida un’auto di lusso e chiedergli i documenti, verificando se abbia un reddito sufficiente che giustifichi quella macchina. E’ successo anche a me, in piazza Castello a Milano, dove sono stato fermato da una pattuglia della Guardia di Finanza con tanto di mitra, quali fossi un delinquente. Dopo 20 minuti buoni mi hanno lasciato andare, non prima di avere comunicato i miei dati all’Agenzia delle Entrate.

 

Quali sono le conseguenze di questi controlli?

 

Gli acquisti di auto di lusso stanno soffrendo in misura rilevante, al punto che la Porsche per più giorni ha pubblicato una pubblicità a tutta pagina su Il Sole 24 Ore, chiedendo agli italiani di non farsi impressionare da questi controlli e di continuare ad acquistare auto di lusso. E’ la documentazione del fatto che c’è evidentemente un impatto negativo sui consumi, che non riguarda solo le auto di lusso ma tutti gli altri capitoli di spesa.

 

Il redditometro è l’unico metodo per fermare l’evasione, o ne esistono di più intelligenti?

 

Il redditometro è un metodo estremo, nel quale confluiscono numerosi database. Tutti i dati raccolti dall’amministrazione pubblica sono fatti confluire in questo indicatore, e lo Stato può addirittura accedere ai movimenti dei nostri conti correnti. Non c’è quindi più privacy per nulla, perché le retribuzioni sono calcolate nel modello 770, e le aziende deve comunicare questi pagamenti al ministero delle Finanze e all’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima è a conoscenza di questi redditi, ma non delle parcelle e delle altre retribuzioni di professionisti e lavoratori autonomi che sono pur sempre stipendi a tutti gli effetti.

 

Quali sono quindi i rischi legati al redditometro?

 

Quello che mi lascia perplesso è l’automaticità del redditometro, perché c’è questa massa gigantesca di dati che è riversata sull’Agenzia delle Entrate. Queste informazioni dovrebbero essere utilizzate con una certa finalità, ma c’è sempre il rischio che finiscano per servire ad altri scopi. Poter accedere a un conto corrente significa poter sapere dove è stato un certo soggetto, se è andato in un ristorante e con quante persone.

 

(Pietro Vernizzi)

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