PAGELLA LISTA MONTI/ Da Professore a sognatore: ecco il suo programma “fantasy”

- Mauro Bottarelli

Per MAURO BOTTARELLI, il taglio di Irpef, Irap e Imu promesso da Monti sarà pareggiato solo dalla lotta all’evasione, ovvero una voce non stimabile con certezza e totalmente aleatoria

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Mario Monti (Infophoto)

Insomma, al netto di quanto fatto nel suo anno di governo tecnico, qual è il programma economico di “Scelta civica” di Mario Monti per le elezioni 2013 (non sto nemmeno a citare Casini e Fini, i quali penso non abbiano potuto nemmeno mettere becco nel programma di coalizione)? Vediamo alcuni punti della cosiddetta “agenda crescita”. “Per rilanciare i consumi e l’economia la nostra proposta è ridurre la pressione fiscale sul reddito da lavoro, attraverso una progressiva riduzione del carico fiscale dell’IRPEF, a partire dai redditi medio-bassi. Ci proponiamo nell’arco della legislatura una riduzione del rapporto tra gettito IRPEF e PIL del 2%. Stimiamo che alla fine della legislatura la nostra proposta porterà ad una riduzione del gettito IRPEF di oltre 15 miliardi di euro rispetto ai livelli attuali. Non prevediamo di aumentare ulteriormente l’IVA dopo il 2013”.

Come? Non è dato a sapersi, visto che non c’è uno straccio di ricetta né per la riduzione del cuneo fiscale, né per quanto riguarda le fonti di copertura per l’abbassamento dell’Irpef, visto che i 15 miliardi di gettito in meno andrebbero coperti in qualche modo. Dove e come? Non datur. In compenso, Monti conferma l’aumento dell’Iva del prossimo luglio, scelta ideale per far ripartire i consumi in stagnazione grazie al potere d’acquisto già a zero e non prevede altri aumenti ma nemmeno li esclude a priori. Ancora: “Per sostenere il mondo delle imprese ci proponiamo di ridurre progressivamente ma significativamente l’IRAP durante la legislatura. L’obiettivo primario è eliminare il monte salari dalla base imponibile dell’IRAP. La nostra proposta implica che nel 2017 il gettito IRAP sarà circa 11.2 miliardi meno del livello attuale (in pratica un dimezzamento del peso IRAP sul settore privato). Non prevediamo di modificare le aliquote IRES”.

Anche qui stesso discorso? Come? Come si pareggiano i minori introiti? Con quali misure? Non datur. Avanti: “Per favorire i redditi più bassi, le famiglie e gli anziani, proponiamo di intervenire sull’IMU a partire dal 2013: aumentando la detrazione sulla prima casa da 200 a 400 euro, raddoppiando le detrazioni per figli a carico da 50 a 100 euro per figlio, introducendo una detrazione di 100 euro per anziani soli e persone con disabilità, il tutto fino ad un massimo di 800 euro. Complessivamente la riduzione del gettito IMU sarà di circa 2.5 miliardi di euro. Escludiamo modifiche alla tassazione di altre forme di patrimonio”.

Insomma, nessuna patrimoniale, né tassa sulla ricchezza stile Hollande, almeno. La proposta in questo caso almeno è chiara e circostanziata nelle cifre, restano i saldi invariati per l’erario da chiarire al netto di un perdita sull’introito ma il tempo lo dirà. “Per rafforzare l’azione anti-evasione proponiamo che ogni singolo euro raccolto dal contrasto a chi non paga le tasse venga usato per abbassarle a chi, invece, le paga. L’intero ammontare recuperato sarà usato per ridurre le tasse alle imprese e ai lavoratori. Il Fondo per il recupero evasione, il cui esordio è previsto per il 2014, costituirà il veicolo per l’implementazione di questo principio”. Capolavoro assoluto! Tutto ciò promesso finora ha finalmente una fonte di finanziamento chiaro: la lotta all’evasione, ovvero una voce non stimabile con certezza e, di fatto, totalmente aleatoria.

Quest’anno i blitz spettacolo a Cortina e Portofino hanno portato in cassa 12 miliardi: bastano per abbassare le tasse a imprese e famiglie? Non fatemi ridere. “Ci proponiamo di incentivare l’utilizzo dei metodi di pagamento elettronico. Inoltre prevediamo di rafforzare i meccanismi e gli strumenti per l’incrocio elettronico di dati da parte dell’Agenzia delle Entrate. L’utilizzo dei dati deve divenire nel tempo sempre più puntuale e rigoroso senza essere intrusivo. Prevediamo che le nostre misure di contrasto all’evasione fiscale possano portare l’incremento del recupero a un tasso dell’8% annuo”. Altro bel regalino alle banche, in perfetta continuità con quanto fatto nell’ultimo anno. Domandina: è noto che il sistema bancario ha evaso circa 5 miliardi, come mai non vi è menzione di questa voce per abbassare le tasse? “Non verrà introdotto alcun condono fiscale”: altro sintomo che la lotta all’evasione di Monti è tutta orientata su blitz, Equitalia, Stato di polizia fiscale e niente di pragmatico, visto che se uno condona, oltre a pagare, viene allo scoperto e puoi controllarlo. “Per creare nuova occupazione e per contrastare la precarietà proponiamo la sperimentazione sulla base di accordi-quadro regionali, di un nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato, con tre caratteristiche: più basso costo previdenziale e fiscale; più flessibililtà del contratto indeterminato standard e con tutele del posto crescenti nel tempo; ma soprattutto indeterminato e con le tipiche tutele ad esso associate (maternità, malattia, pensione, tutele contro le discriminazioni, ecc.)”.

Assolutamente d’accordo, peccato che sia l’implementazione della legge Biagi con in più il principio federalista del superamento della contrattazione nazionale, comunque un buon inizio e una buona impostazione. “Per aiutare i giovani nella ricerca del lavoro e favorire le aziende che li assumeranno proponiamo la detassazione per le imprese che assumono giovani under 30”: d’accordissimo ma per quanto tempo dura la finestra di detassazione? “Per alzare il livello della partecipazione delle donne al mercato del lavoro proponiamo di: detassare selettivamente il reddito da lavoro femminile (misura da introdurre nel corso della legislatura); estendere il congedo parentale per gli uomini ; e di aumentare la disponibilità di servizi di cura per l’infanzia e per le persone anziane”: idem come sopra ma soprattutto, con quali soldi si pagano queste detassazioni, con la lotta all’evasione soltanto?

In tema di ammortizzatori sociali, ci proponiamo di consentire che, nei nuovi rapporti di lavoro, l’impresa che si trova a dover licenziare sostituisca il contratto di lavoro con un contratto di ricollocazione. Questo includerebbe un servizio di outplacement (assistenza per la ricerca della nuova occupazione), con costo per tre quarti coperto con i contributi del Fondo Sociale Europeo, combinato con un trattamento complementare di disoccupazione a carico dell’impresa”: a mio avviso, una buona proposta. Ancora: “Oltre alla riduzione fiscale dell’IRAP a partire dalle PMI, ci proponiamo di rafforzare misure quali il credito di imposta per ricerca e innovazione di prodotto e di processo. Ci proponiamo inoltre di rinnovare oltre il 2014 le misure per favorire l’incremento della produttività e il decentramento della contrattazione del lavoro, rendendo stabile la dotazione finanziaria per la defiscalizzazione decisa per il 2013”: è lo stesso programma del primo mandato di Tony Blair, in quel caso in tema di welfare.

Il credito d’imposta, sul medio periodo, non solo non funziona ma crea una dipendenza e una deresponsabilizzazione molto pericolosa in un contesto fragile come quelle dell’impresa italiana. Ricerca e innovazione vanno detassate, coinvolgendo i privati e le università come si fa all’estero: quindi, a costo quasi zero per lo Stato. “Incrementare produttività e competitività”: come? Con una riforma in stile Hartz? Boh, non datur. “Vogliamo favorire lo sviluppo di reti di “business angels” che sostengano finanziariamente la nascita di start up innovative. Vogliamo inoltre introdurre misure che aiutino le imprese a trovare finanziamenti per crescere di dimensione e migliorare i loro processi produttivi. Questo include misure per indurre gli investitori istituzionali italiani a investire in equity funds e credit funds; progettare un ampliamento del mandato del Fondo Italiano di Investimento in modo che esso agisca da “pietra angolare” per la nascita di nuovi equity funds e credit funds e investa non solo direttamente ma anche in fondi privati settoriali”. D’accordo, mi sembra una buona proposta che debba essere presa in questione da un futuro governo, anche di coalizione più o meno ampia.

“Proseguiremo l’azione per la semplificazione amministrativa puntando alla riduzione delle autorizzazioni e degli adempimenti burocratici“, volesse il cielo ma con quali fondi, ripeto, si finanzia un’informatizzazione e una sburocratizzazione? Solo e sempre con la lotta all’evasione? “Le liberalizzazioni sono un punto cardine del programma e l’obiettivo è di proseguire il programma di apertura dei mercati dei prodotti e dei servizi mediante il ricorso periodico alla legge annuale sulla concorrenza, far partire l’Autorità dei Trasporti e prevedere una legge quadro per rafforzare le Autorità Indipendenti”: d’accordo ma voto da vent’anni e tutti hanno questo punto nel programma da vent’anni. Me lo auguro ma comincio a non crederci più: se lo fanno, applaudirò. “Ci proponiamo di rafforzare le attività di supporto finanziario alle imprese italiane esportatrici. Questo avverrà attraverso la creazione di una Export Bank che, rafforzando quanto previsto con il polo CDP-SACE-SIMEST, fornirà risorse e servizi finanziari, nonché assicurazione commerciale a imprese italiane che esportino o effettuino operazioni di investimento all’estero”, altro punto a favore.

In sede di Unione europea ci batteremo affinché al Fiscal Compact si accompagni sempre di più una strategia credibile e operativa per la crescita (investimenti pubblici, Mercato Unico) così come l’Italia è riuscita a fare al Consiglio europeo nel giugno 2012″, fumosa e senza basi. Primo, non so quanto durerà l’Ue così come la conosciamo, secondo l’Italia fa comunella con Spagna e Francia mentre a decidere è il nuovo blocco Germania-Uk, terzo non esistono i presupposti per un accompagnamento del Fiscal Compact e dei suoi vincoli con la crescita, stante economie in netta deflazione e in alcuni casi in recessione profonda, vedi la Grecia. “Per dotare il sistema produttivo di nuove infrastrutture, ci proponiamo di incrementare complessivamente il rapporto investimenti pubblici/PIL circa dello 0.8% nel corso della legislatura, a fronte del dimezzamento avvenuto nei 9 anni passati. Le variazioni negli investimenti pubblici sarebbero allocate come segue: 1/3 amministrazioni centrali, 2/3 amministrazioni locali”: bellissimo, con che risorse se non vogliamo la ratio debito/Pil al 130% in due anni?

Tagli ai costi della politica e della spesa pubblica… Il contenimento della spesa pubblica avverrà sia sul versante delle quantità di beni e servizi acquistate dalle Amministrazioni centrali e locali che sul versante del prezzo pagato dalle Amministrazioni a fornitori nazionali e internazionali. Stimiamo nel 50% il contributo al contenimento della spesa pubblica corrente che sarà ottenuto tramite l’acquisto di beni a prezzi più moderati… Una razionalizzazione della spesa sanitaria, attraverso una determinazione puntuale dei costi standard che ponga enfasi sulle best practices (riducendo i significativi differenziali di costo tra regioni)… Ci proponiamo di incrementare la spesa per l’educazione di circa 8 miliardi di euro durante l’arco della legislatura, seguendo questo percorso: 580 milioni nel 2013, 1.28 miliardi nel 2014, 1.82 miliardi nel 2015, 2 miliardi nel 2016 e 2.25 miliardi nel 2017″. Anche in questo caso, propositi ottimi ma da un lato manca copertura, dall’altro non si capisce come poter intervenire a livello locale se come primo provvedimento non c’è una revisione del Patto di stabilità per gli enti locali, dall’altro ancora la questione dei costi standard è argomento ormai decennale ma gli squilibri tra i vari sistemi sanitari sono peggiorati, non migliorati.

Non prevediamo nuovi interventi sulle pensioni. Riteniamo che, anche in considerazione delle recenti riforme pensionistiche, i margini per ulteriori risparmi sul fronte pensionistico siano ridotti. Confermiamo inoltre gli impegni assunti per quanto riguarda gli “esodati” e la questione delle ricongiunzioni onerose”: bene, vorrei un tagli delle pensioni d’oro e la loro riduzione a un massimale fisso per tutti, con l’extra-gettito che resta nella casse statali per finanziare quanto finora descritto. Ma chiederlo a Monti, verso, è un po’ azzardato… “Proponiamo di realizzare dismissioni del patrimonio mobiliare ed immobiliare dello Stato per complessivi 130 miliardi di euro durante l’arco della legislatura, ripartiti in 30 miliardi di euro di dismissioni del patrimonio mobiliare (a partire ad esempio da Bancoposta) e 100 del patrimonio immobiliare”, altro punto vecchiotto ma che ora assume nuova luce, visto che tra il patrimonio mobiliare da vendere, al primo posto, Monti ha messo Bancoposta. E sapete chi lo vuole, dopo esserselo fatto sfuggire attraverso un’operazione spericolata sulle carte di credito? Deutsche Bank. Temo che, con Monti al governo, non saranno dismissioni ma svendite di pezzi pregiati a prezzo di saldo. Non l’ho, infatti, sentito difendere Finmeccanica a spada tratta… Sarà, vedremo.

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