FINANZA/ I numeri che mettono ko l’euro

- Giovanni Passali

Gli ultimi dati macroeconomici diffusi hanno fatto svanire ormai la possibilità di una ripresa in quest’anno appena iniziato, nonostante le prime previsioni. Il commento di GIOVANNI PASSALI

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I dati macroeconomici pubblicati in questa settimana hanno fatto “cascare dal pero” quei pochissimi (ormai) creduloni che potrebbero aver dato retta alle affermazioni di Draghi e Monti su “una ripresa nel 2013”, o nella “seconda metà del 2013”. “Prevediamo una ripresa nella seconda parte dell’anno. Siamo in una situazione – ha spiegato il presidente della Bce – in cui assistiamo a un contagio positivo sui mercati finanziari e sulle variabili finanziarie. Tutto ciò ancora non si è trasmesso all’economia reale”. Ovviamente viene dato per scontato (nemmeno si mette più in discussione) il fatto che sarà la finanza a stimolare positivamente l’economia, è questa che influenza l’economia reale, non viceversa. Ormai hanno l’idea che è la finanza a guidare l’economia mondiale. Non si pongono certo il problema di verificare se tale sistema è scientificamente sbagliato o moralmente accettabile.

Questo è precisamente il livello a cui si prendono le decisioni fondamentali per la futura architettura istituzionale per la finanza e l’economia (e pure la politica, che farà da ancella dei poteri forti). E a questo livello, la domanda morale non esiste: quindi non esistono questioni morali da affrontare. E le famose affermazioni sulla “centralità dell’uomo” o la “centralità del lavoro” restano pura chiacchiera per filosofi o moralisti. Secondo le previsioni di Bruxelles, la ripresa continuerà e si stabilizzerà nel 2014. Ma questi signori sono gli stessi che ultimamente hanno sbagliato la maggioranza delle previsioni. Vi ricordate quelle dopo il fallimento della Lehman Brothers, alla fine del 2008? La ripresa ci sarà nel 2009, però nella seconda metà. No, ci sarà nel 2010, di sicuro. Poi venne lo spauracchio e il salvataggio della Grecia, nella primavera del 2010, e quindi la diffusione del panico per i debiti degli stati, e tutti si scordarono la ripresa.

Siamo nel 2011, e ancora la Commissione europea continua a parlare di ripresa economica, e qualcuno al World Economic Forum ha iniziato a ipotizzare un ripresa a livello mondiale a due velocità, ma la crescita riguarda Cina e India! E come è andata nel 2012? Ora abbiamo i dati ufficiali, con quelli non si scherza. Una catastrofe (peraltro annunciata), ecco come è andata. Ordini industriali -15%, costruzione di nuove case -14%. E ci vogliamo mettere il mercato auto in Italia? I dati dello scorso settembre danno un catastrofico -20%. Ma la situazione reale è pure peggiore, perché quei dati sono truccati: infatti i concessionari, per raggiungere gli obbiettivi di vendite mensili, mettono le targhe alle auto, facendole diventare le famose “Km zero”, vendute poi a un prezzo ribassato. Tale pratica viene adottata in maniera massiccia negli ultimi tre giorni del mese, ma si tratta di vendite fittizie. I numeri sono impressionanti, si parla di quasi il 50% di autovetture immatricolate in questo modo, che vanno a ingrossare i dati sulle vendite. Vuol dire che il dato reale è davvero catastrofico.

Vogliamo ancora parlare di ripresa? C’è ancora qualcuno che osa farlo? Vogliono continuare a sbagliare le previsioni? Quando ancora non si era in campagna elettorale, c’era un Mariolino (il birichino!), che andava a Bruxelles a sbandierare il raggiunto pareggio di bilancio per il 2013. I miei lettori più affezionati sanno benissimo che quel pareggio di bilancio è matematicamente impossibile (finché non si cambia moneta). Ma senza arrivare a tale scienza, gli sprovveduti del Fondo monetario internazionale, sei mesi prima, avevano suggerito che l’obiettivo era lontano: niente pareggio fino al 201. Ora viene fuori che “Bruxelles chiuderà un occhio sul rispetto del pareggio di bilancio entro l’anno in corso da parte dei paesi più indebitati” (lo sanno che è impossibile!), parola del Commissario Olli Rehn. Proprio quel Commissario del quale qualcuno ha scritto “Folly from Olli” (le follie di Olli), commentando i disastrosi risultati delle previsioni della Commissione, le cui metodologie sono state strenuamente difese dal suddetto Commissario.

Non ne azzeccano una, hanno i modelli sbagliati, perseguono le politiche sbagliate, le impongono agli stati in difficoltà come un ricatto, ma le loro ricette non funzionano, lo sanno e lo ammettono. Eppure continuano.

Cosa fare? La prima cosa è rendersi conto della realtà. In tutti i suoi fattori. E occorre verificare le varie ipotesi di spiegazione della realtà, confrontandole con la realtà stessa. Un aiuto in tal senso mi pare che venga dal comunicato dell’Arcivescovo di Bologna, il cardinale Carlo Caffarra.

Punto 1: “La vicenda culturale dell’Occidente è giunta al suo capolinea: una grande promessa largamente non mantenuta. I fondamenti sui quali è stata costruita vacillano, perché il paradigma antropologico secondo cui ha voluto coniugare i grandi vissuti umani [per esempio l’organizzazione del lavoro, il sistema educativo, il matrimonio e la famiglia …] è fallito, e ci ha portato dove oggi ci troviamo. Non è più questione di restaurare un edificio gravemente leso. È un nuovo edificio ciò di cui abbiamo bisogno. Non sarà mai perdonato ai cristiani di continuare a essere culturalmente irrilevanti”. Non è più questione di restaurare, abbiamo bisogno di un nuovo edificio. Bisogna cambiare tutto. Radere al suolo, portare via le macerie, pianificare con attenzione le nuove fondamenta per il nuovo edificio. In edilizia si fa così, non c’è modo di fare diversamente. E non può essere diverso in campo politico, economico e sociale.

Punto 2: “È necessario avere ben chiaro quali sono le linee architettoniche del nuovo edificio […] [rispetto della vita, valore della famiglia] […] La dicotomia Stato-Individuo è falsa perché astratta […]. Lo Stato è un bene umano fondamentale, purché rispetti i suoi confini: troppo Stato e niente Stato sono ugualmente e gravemente dannosi […]. Il sistema economico deve avere come priorità il lavoro: l’accesso al e il mantenimento del medesimo. Esso non può essere considerato una semplice variabile del sistema. Il mercato, bene umano fondamentale, deve configurarsi sempre più come cooperazione per il mutuo vantaggio e non semplicemente come competizione di individui privi di legami comunitari”.

Linee guida in campo morale, insieme a quelle necessarie nel campo istituzionale e in campo economico. Perché tutto sta insieme, necessariamente, per concorrere al bene comune. La ricostruzione di Caffarra (“La vicenda culturale dell’Occidente è giunta al suo capolinea”) è in fondo la stessa del sociologo MacIntyre, quando paragonava la crisi dell’Occidente alla caduta dell’Impero romano, cioè la fine di una civiltà: “Un punto di svolta decisivo in quella storia più antica si ebbe quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium… Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che già incombono su di noi”.

Oggi l’euro concorre al bene comune? Viene creato per gli stati o viene creato per sostenere i bilanci del sistema bancario fallito? Non sostiene l’economia reale? Allora non può essere la nostra moneta (e di fatto non lo è, oggi l’euro è uno strumento finanziario). Dobbiamo riprenderci la sovranità monetaria. E siccome la cosa non è dietro l’angolo, allora dobbiamo cominciare concretamente da subito, con le cose fattibili da subito, cioè con sistemi di Moneta Complementare.

La sfida è enorme, è radicale, perché occorre che ciascuno di noi inizi a guardarsi intorno, a guardare in faccia le persone che abbiamo intorno: con quelle persone occorrerà ricostruire l’edificio di cui parla Caffarra. Occorre quindi prima di tutto una capacità umana: una capacità di rapporti personali. Non c’è un’altra strada. Meglio iniziare subito.

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