PROPOSTA SHOCK/ Muraro: l’Irpef di Berlusconi al 35%? Solo un bluff elettorale

- int. Gilberto Muraro

La proposta a sorpresa che Berlusconi si accingerebbe a presentare domani a Milano consisterebbe nella riduzione dell’aliquota massima Irpef al 35%. Ma per GILBERTO MURARO è solo un sogno

silvio_berlusconi_saluto
Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

La proposta a sorpresa che Silvio Berlusconi si accingerebbe a presentare domani a Milano consisterebbe nella riduzione dell’aliquota massima Irpef al 35%. Il candidato premier del Pdl ne ha parlato nel corso di un pranzo segreto a palazzo Grazioli con Bonaiuti, Brunetta e Alfano. La proposta, che per Daniela Santanché sarebbe in grado di decidere il risultato delle elezioni, sarebbe relativa alla tassazione. Ilsussidiario.net ha intervistato Gilberto Muraro, professore di Scienza delle finanze all’Università di Padova.

Come valuta la proposta di Berlusconi?

La proposta iniziale di Berlusconi era quella di ridurre le aliquote Irpef a due, al 22% e 33%. L’idea di introdurre un’aliquota massima al 35% ha la stessa credibilità delle altre promesse non mantenute del Cavaliere. Sul terreno fiscale bisogna muoversi con molta accortezza, essendo perfettamente consapevoli delle possibili conseguenze di qualsiasi cambiamento, che può essere come togliere una pietra in un edificio dove tutto è interconnesso.

In che senso?

L’aliquota massima Irpef al 35% può essere anche un obiettivo ragionevole, già Reagan negli Usa e poi Visco in Italia ipotizzavano un’aliquota massima sotto al 40%. Non c’è quindi nulla di scandaloso nel sognare queste cose, purché sia chiaro che in questo momento è un sogno. Nel futuro spero che le cose potranno andare meglio per il nostro Paese, e quindi potremo guardare a questo traguardo come a qualcosa di realistico. Per ora però si tratta soltanto di un bluff elettorale.

Per quale motivo in America questo è un obiettivo realistico e in Italia no?

L’America ha una pressione fiscale molto inferiore alla nostra grazie al fatto che ha una spesa pubblica più bassa e un sistema di welfare molto più ridotto. Il modello europeo, e in particolare quello italiano, è invece ad alta spesa pubblica e richiede un’alta tassazione. A livello fiscale cerchiamo di realizzare quel principio di capacità contributiva, e quindi di progressività, che è adottato ovunque e in Italia è addirittura un principio costituzionale. Da questo punto di vista l’aliquota massima dell’Irpef è pesante, genera tentativi di evasione, anche perché dobbiamo tenere conto degli effetti dell’addizionale Irpef della Regione e del Comune, che rendono l’imposta ancora più pesante. Sappiamo com’è la situazione della finanza pubblica, e in questo contesto proporre di abbassare le imposte sui ricchi è fuori dal senso comune.

Neanche se si riducesse la spesa?

Sì, ma allora concentriamoci sulla riduzione della spesa. Le imposte dovrebbero essere sempre parametrate alle uscite della pubblica amministrazione, nel modo più efficiente e più equo possibile. Se la pressione fiscale ci sembra troppo elevata, dobbiamo concentrarci sul ridurre la spesa. E se non basta tagliare gli sprechi, vanno anche ridotti i servizi. Va cioè cambiato il mix tra pubblico e privato, nella tutela di tutte le situazioni che per ora sono garantite dallo Stato.

 

Detassare il lavoro avrebbe complessivamente effetti positivi o negativi sull’economia?

Avrebbe effetti positivi, soprattutto se questa riduzione del costo del lavoro fosse concentrata sul settore dell’export, che è quello cui aggrapparsi per la ripresa. Non abbiamo la possibilità di fare grandi manovre keynesiane sui consumi, distribuendo sussidi: vanno quindi applicate ricette più articolate e complesse. Un ingrediente consiste nel rendere più competitivo l’export attraverso la diminuzione del costo del lavoro. Non è però abbassando l’aliquota massima dell’Irpef che si può aiutare il lavoratore medio. Una siringa ha un costo ben diverso a seconda dei vari ospedali.

 

Si può operare su questi capitoli per ridurre la spesa pubblica?

Il discorso dei costi standard per la spesa locale è il tema centrale del federalismo. Ciò che va fatto è seguire la strada giusta, che è stata individuata e intrapresa, anche se siamo ancora lontani dalla meta. La spending review ha proprio lo scopo di spendere meglio e meno. Nel frattempo ridurre la pressione fiscale è impensabile, tantomeno partendo dall’aliquota massima dell’Irpef.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori