DOPO IL VOTO/ Arrigo: ci vuole un “Grillo tecnico” per abbassare le tasse

- int. Ugo Arrigo

Per UGO ARRIGO, per guidare il nuovo governo ci vuole un tecnico d’area che attui le riforme più di buon senso contenute nell’agenda Grillo a partire dalla riduzione dei costi della politica

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«Al posto di un governo di maggioranza guidato da Bersani, andrebbe scelto un tecnico d’area, un economista legato al Pd, ma che non sia un politico di professione. L’obiettivo del nuovo esecutivo dovrebbe essere quello di attuare le riforme più di buon senso contenute nell’agenda Grillo, a partire dalla riduzione dei costi della politica, da coniugare con un abbassamento della pressione fiscale». Ad affermarlo è Ugo Arrigo, professore di Finanza pubblica all’Università di Milano-Bicocca, proprio mentre Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, è tornato ad attaccare il Pd: “In questi giorni è in atto il mercato delle vacche. Al M5S arrivano continue offerte di presidenze della Camera, di commissioni, persino di ministri”. E aggiunge Grillo: “In altre parole i vertici del pdmenoelle si stanno comportando come dei volgari adescatori. Questa è politica? Fare compravendita? Affermare una cosa il giorno prima e contraddirsi il giorno dopo per convenienza post elettorale?”.

Professor Arrigo, il parlamento sembra trovarsi in un vicolo cieco. Ritiene che sia percorribile un’ipotesi di governissimo?

La principale controindicazione politica del governissimo è che su di essa si concentrerebbe l’opposizione grillina, la quale farebbe di tutto per metterlo in cattiva luce di fronte all’opinione pubblica. Con questa ipotesi il governo si esporrebbe giorno per giorno al lancio di frecce da parte degli “indiani” del Movimento 5 Stelle. Dal punto di vista economico una grande coalizione che comprenda Pd e Pdl potrebbe avere qualche vantaggio, perché è evidente che in quell’area si hanno quelle esperienze che possono essere utili per un governo, a differenza dei nuovi arrivati del M5S.

Pd e Pdl riuscirebbero a fare insieme delle riforme economiche?

Ritengo di no, in quanto non sono riusciti ad attuarle nemmeno quando sono stati al governo da soli, pur disponendo della maggioranza di Camera e Senato. Potenzialmente le politiche dei due schieramenti non sarebbero così distanti. Il centrodestra ha sempre chiesto consenso agli elettori per ridurre le tasse, ma non è mai riuscito a farlo. Il centrosinistra a sua volta sarebbe più propenso a tagliare gli sprechi, ma non è mai stato in grado di farlo. Queste due forze si troverebbero quindi di fronte all’esigenza di risorse che mancano al bilancio pubblico. In un governissimo Pd/Pdl convivrebbero dunque una sinistra che tradizionalmente è più rigorista e quindi più propensa ad alzare le tasse, e una destra che vorrebbe ridurre la pressione fiscale, ma in passato non c’è mai riuscita. Vedo quindi molto difficile che possa tirare fuori una politica economica condivisa.

Che cosa ne pensa invece dell’ipotesi di formare un nuovo governo tecnico?

Un governo tecnico puro alla Monti non avrebbe senso dopo un’elezione. Potrebbe essere un’ipotesi soltanto se, esauriti i vari tentativi, risultasse essere l’ultima spiaggia. Purtroppo l’Italia viene da un’esperienza di governo tecnico che non ha dato grandi risultati. Monti ha dimostrato che un governo tecnico è in grado di fare esattamente gli stessi danni di uno politico, ottenendo miglioramenti solo marginali sulla finanza pubblica, a spese di effetti recessivi molto consistenti. Questo esempio non positivo brucia l’ipotesi del governo tecnico, anche perché Monti è riuscito a sommare alla deludente prova di governo una deludentissima prova elettorale.

 

Quindi a Bersani non resta che il governo di minoranza?

Sgombriamo il campo da equivoci, la probabilità che il M5S entri in un governo presieduto da Bersani è vicina allo zero, e comunque anche se accettasse, la probabilità che rispetti gli accordi è altrettanto bassa. Bersani inoltre non è nelle condizioni per poter guidare un governo di minoranza, in primo luogo perché di volta in volta dovrebbe affidarsi a un consenso, esplicito o implicito, del M5S. Trovo difficile che i grillini smettano di additare Bersani come un avversario. In secondo luogo, Bersani non può guidare il prossimo governo perché, pur essendo arrivato primo, non ha vinto le elezioni.

 

Che cosa potrebbe fare quindi Bersani?

Cercarsi una figura autorevole, con una credibilità personale indiscutibile, che possa d’essere d’area, cioè vicino al Pd, ma che non sia un politico di mestiere. Ci vorrebbe cioè un tecnico d’area, una figura che abbia una sua rilevanza tecnica per la sua vita professionale. Forse un altro professore, ma comunque qualcuno che sia più famoso per il fatto di essere un esperto di qualcosa, che non in quanto politico vicino al Pd. Deve essere qualcuno che non sia a priori un nemico dichiarato dei grillini, qualcuno che non sia stato ancora colpito dalle frecce del M5S, perché non stava sul podio al quale loro hanno tirato i bersagli.

 

Che cosa dovrebbe fare questo “tecnico d’area” una volta ricevuta l’investitura di Napolitano?

Dovrebbe attuare la parte più ragionevole delle riforme inserite nel programma del M5S. Mi riferisco alla riduzione dei costi della politica e della casta, all’avvicinamento tra le condizioni economiche dei parlamentari e quelle della gente comune. Si tratta di proposte che non sono condivise soltanto dal 25% che ha votato per Grillo, ma dai tre quarti degli italiani. Il nuovo presidente del consiglio dovrebbe attuare queste riforme senza accordarsi con Grillo, né tantomeno affermare che le sta attuando per compiacere il leader del M5S, ma dovrebbe farle proprie mettendole nel suo programma elettorale. I costi, i benefici e il numero di persone che vivono di politica andrebbero fatti convergere su standard europei.

 

Quali altri punti programmatici andrebbero attuati dal nuovo governo?

Il governo di minoranza dovrebbe attuare alcune riforme economiche, a partire dalla riduzione della pressione fiscale e dall’aumento dell’efficienza dei servizi pubblici e delle produzioni pubbliche. Queste due messe assieme porterebbero a una riduzione del peso dello Stato sul sistema economico.

 

(Pietro Vernizzi)

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