FINANZA/ Borghi: per Cipro (e Italia) è meglio fuggire dall’euro

La situazione di Cipro resta ancora complicata. Si cerca una soluzione entro il fine settimana. Secondo CLAUDIO BORGHI AQUILINI, a Nicosia converrebbe uscire dall’euro

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L’immagine di Cipro appare drammatica con risvolti grotteschi. Il 20% dell’isola del Mediterraneo, in mano turca, guarda l’80% in mano greca con stupore, magari con un sacchetto di pop corn tra le mani. La famosa “troika”, l’Europa e il premier cipriota cercano una soluzione entro il weekend. Ma la “fantasia” sembra molto limitata. Perché, dopo la proposta di prelievo forzoso sui conti correnti, si sta pensando di ricorrere di nuovo al prelievo forzoso sempre sui conti correnti… Campa cavallo! Certo, si salverebbe la quota che riguarda i correntisi con depositi fino a centomila euro, ma la percentuale della tassa devastante sopra a questa soglia raggiungerebbe una quota tale da far diventare paonazzi i russi, grandi investitori nell’isola. La sostanza è che mentre ci si affanna a trovare una soluzione che sembra quasi impossibile, le banche a Cipro sono chiuse da undici giorni e non si sa bene (si accettano scommesse) quando riapriranno. In nome dei principi, l’Europa a trazione tedesca non accetta deroghe e non intende ricorrere a un salvataggio di Cipro, che segue di fatto quello che è già accaduto alla Grecia. Il problema questa volta sta diventando di natura politica e può trasformarsi anche in un primo strappo nell’eurozona. Il rischio che questa volta si possa consumare uno strappo è più reale di quanto si possa pensare. In sé, dati i numeri dell’economia cipriota, l’uscita di Cipro non sarebbe un fatto clamoroso, ma costituirebbe un precedente allarmante, proprio sul piano politico. Claudio Borghi Aquilini è docente di Economia degli Intermediari finanziari all’Università Cattolica di Milano, da tempo critico sul sistema dell’euro. Cipro appare come la spia di un malessere diffuso in tanti, ormai tantissimi Paesi dell’eurozona. «Non riesco a comprendere quale soluzione possano prendere in ambito europeo. Dopo quello che è accaduto con la Grecia ora si affronta un altro problema che è stato trattato come in una rissa da bar: o mi dai il portafoglio o ti riempio di botte, cioè di impongo il default. Non mi sembra il modo migliore di agire».

Lei è sempre stato scettico sulla tenuta dell’euro, molti fatti in questo momento sembrano darle ragione.

Sto solo guardando quello che accade e vedo che molti stanno prendendo coscienza della realtà. Anche nella vicenda di Cipro il sistema si è rivelato la causa del disastro, non ha vigilato attraverso la Banca centrale e adesso chiede di pagare attraverso il prelievo forzoso dei correntisti.

È la prima volta che si ricorre a una manovra contro i correntisti. Forse sapevano che verso le banche di Cipro c’è stata in questi anni una corsa di capitali.

È evidente che tutti sapessero. Anche se sembra che sia una scoperta recente. Il fatto è che negli interventi europei si sta coinvolgendo una serie di soggetti diversi, rischiando anche un crisi sistemica di tutti gli asset. Nel caso dell’Irlanda si è ricorso agli obbligazionisti. Lo stesso fatto è accaduto dopo il fallimento di una banca olandese, con l’intervento dell’attuale presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. Adesso si vanno a toccare i correntisti.

 

A suo parere che cosa accadrà adesso a Cipro?

Ma se Cipro guarderà i suoi interessi alla fine dovrebbe chiedere l’uscita dall’euro. Il debito che si qualcuno deve pagare, lo si può alla fine onorare anche con le sterline cipriote e senza un diktat che ti impone un default se non paghi. Non credo che a Cipro ci sarebbe una grande svalutazione.

 

(Gianluigi Da Rold)

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