RIPRESA NEL 2014?/ Arrigo: come vincere alla lotteria…

- int. Ugo Arrigo

I dati Ocse allontanano la ripresa dell’Italia. Ora si parla del 2014, ma la ripresa non è solo un fatto automatico e macroeconomico. E’ figlia di politiche e riforme. Ne parla UGO ARRIGO

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Mentre al Quirinale ci si arrovella per trovare una soluzione a una crisi politica indecifrabile, fotografata dal voto del 24 febbraio, dall’Ocse arriva una autentica “doccia fredda” sullo stato dell’economia italiana. L’Italia è la “maglia nera” tra i Paesi del G7. Si parlava, nell’estate scorsa, di “luce al fondo del tunnel”, insomma di lampi di ripresa, almeno alla fine del 2013. Ma i dati che emergono sono ancora allarmanti. Anche i primi due trimestri del 2013 portano segni negativi di recessione e non seguono la fase di prevista risalita degli altri paesi, come Francia, Giappone, Germania, Regno Unito, Stati Uniti e Canada. Per quanto riguarda Giappone e Stati Uniti, dove si è deciso di “stampare”, come si dice in gergo, cioè di garantire liquidità è prevista una decisa risalita della crescita economica. L’Ocse vede invece il Pil italiano scendere al ritmo dell’1,6% annualizzato nei primi tre mesi dell’anno e dell’1% nel secondo trimestre. Dall’Ocse e dall’Istat si dice che alla fine del 2013 e all’inizio del 2014 il Pil italiano dovrebbe risalire. Ma il tutto è avvolto da grande incertezza e da una sfiducia ormai diffusa.

Se a questi dati che arrivano dagli osservatori internazionali e dalle istituzioni economiche mondiali, si aggiunge proprio in questo primo trimestre un ulteriore crollo dei consumi, persino nei discount, la situazione diventa ancora più preoccupante non solo sotto l’aspetto economico, ma anche sul piano sociale. L’aspetto politico, in questo contesto, è un’ulteriore “bomba” a orologeria che si aggiunge a tutto il quadro problematico. Ugo Arrigo è un grande economista, docente di Scienza delle Finanze all’Università Statale di Milano Bicocca. Da tempo dice che questa politica di austerity e di pressione fiscale avrebbe portato l’Italia a uno stato di recessione grave e profonda. Arrigo non è uno di quelli che hanno rivisto, o peggio ancora, devono rivedere il proprio giudizio sul governo di Mario Monti, ma si è sempre dissociato dalla linea del “professore”.

Professore, i dati economici sono sempre negativi. C’è una “tempesta” politica in corso, ma sul versante economico-finanziario non c’è veramente da stare allegri.

Nella storia delle Repubblica non ci sono mai stati sei trimestri negativi consecutivi come quelli caratterizzati dal governo di Mario Monti. Questo è il primo governo che riesce a centrare questo record negativo. Io non cambio parere. Questa recessione è frutto di un autogol clamoroso. Questa è un autorecessione fiscale, è un risultato raggiunto per autentico masochismo. L’Italia in questo momento paga le tasse più alte al mondo e per entità mai pagate in nessun periodo storico.

Come vede la situazione del sistema produttivo italiano alla luce di questi risultati negativi?

Ci ha salvato parzialmente l’export, che ci ha dato un 3% di Pil, ma la domanda interna è letteralmente crollata. Se si fanno bene i conti il nostro prodotto interno lordo è crollato del 2,4% in un anno. Senza l’export sarebbe andato sotto del 5,4%, un risultato da Grecia. Si deve aggiungere a questo calcolo, il fatto che dal 2008 in Italia non si fanno più investimenti. Quindi la situazione è veramente complicata e non si capisce dove si possano vedere questi segnali di ripresa. Penso che la ripresa coincida con un’altra condizione della nostra economia.

In che senso professor Arrigo? 

Io credo che quando si parla dell’Italia si può vedere un’inversione dell’andamento del Pil solo in termini di fermata della nostra caduta. In questo anno noi siamo rotolati in basso, alla fine ci fermeremo probabilmente. Ma da quel basso non risaliremo più.

Ma ciò vuol dire che questa recessione ha compromesso quasi mortalmente il nostro sistema produttivo?

Credo proprio di sì. Noi abbiamo un cuneo fiscale, un costo del lavoro che è superiore di dieci punti alla media degli altri paesi. Come è possibile produrre in queste condizioni? Si aggiunga poi la tassa dell’Irap sul valore aggiunto. Con una simile pressione fiscale non si va da nessuna parte e il massimo che si possa sperare è che ci si fermi in questo rotolamento verso il basso.

 

Lei non vede possibilità di uscita da questa profonda recessione?

Guardo anch’io alla “tempesta” politica e di certo non posso essere confortato. Qui ci vorrebbe qualcuno che nel giro di pochi mesi ristrutturasse tutto l’impianto fiscale e contributivo del Paese. Mi lasci fare una battuta amara: è più probabile che io o lei, con una sola schedina, vinciamo alla lotteria.

 

Prospettiva piuttosto incerta… Che futuro ci aspetta?

Le ipotesi sono due: o il fallimento o l’arresto della caduta. Si noti poi che, in tutto questo, c’è un’ulteriore riduzione dei consumi, soprattutto nei beni essenziali, come quelli alimentari, Come si fa a non capire che questa è una situazione estremamente complicata? Se si arriva a autoridursi i beni essenziali, vuol dire che solo due soggetti economici in Italia possono programmare le loro spese: i ladri e lo Stato. E’ spiacevole a dirlo, ma mi sembra un dato di fatto. 

 

(Gianluigi Da Rold)

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