TOBIN TAX/ L’imposta di bollo e i costi bancari possono essere peggio per i piccoli risparmiatori

- int. Paolo Negri

PAOLO NEGRI spiega in che termini l’aumento dei balzelli rischia di colpire pesantemente anche i piccoli risparmiatori e come tutelarsi dalle ipotesi di rendimento negativo

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Tra i tanti, tantissimi nuovi balzelli e tributi introdotti dal governo tutt’ora in carica, quelli sulle operazioni finanziarie dei piccoli risparmiatori sono passati, tutto sommato, in sordina. Eppure, peseranno, e parecchio, sul portafogli dei normali cittadini. Tra bolli, ritenute, indeducibilità, costi di gestione e la famigerata Tobin Tax non saranno penalizzati esclusivamente i grandi investitori istituzionali, gli speculatori o le multinazionali, ma anche la stragrande maggioranza degli appartenenti al ceto medio-basso che, tradizionalmente, possiede  titoli di Stato. Abbiamo chiesto a Paolo Negri, consulente finanziario, quali sono i rischi per i piccoli investitori.

Gli italiani rischiano di vedere falcidiati i propri risparmi?

Dipende dai prodotti sui quali investono e dalla modalità con cui effettuano tali operazioni. Complessivamente, rischi del genere ci sono. E pochi ne sono consapevoli. Alcune settimane fa, infatti, è stata pubblicata da Il Corriere della Sera una ricerca della Bocconi contenente della tabelle che riportavano nel dettaglio i rendimenti che avrebbero ottenuto investendo direttamente in Bond, Btp o azioni presso gli sportelli bancari. Uno studio inedito ed esaustivo che, tuttavia, è sconosciuto ai più.

Cosa è emerso da questo studio?

E’ stato confermato che il “fai da te”, oggi che i costi bancari, le tasse e i bolli sono aumentati, può rivelarsi decisamente penalizzante. Ci sono banche, tanto per citare un esempio concreto senza fare i nomi degli istituti in questione, che propongono un tasso di rendimento annuo del 3%. Investendo 10mila euro, se ne dovrebbero avere indietro 10.300. Eppure, capita che il piccolo risparmiatore non solo non ottenga nulla in cambio, ma che debba rimetterci 66 euro. Ci sono casi, invece, in cui Bot che dovrebbero rendere 200 euro su 10mila investiti ne rendono, in realtà 85,21. Anche ipotizzando che una persona disponga dei margini per negoziare un minimo i costi bancari, il risultato  è che comunque le tasse rendono l’investimento sovente oneroso. Spesso, ci si trova in mano un ammontare inferiore a quanto si era investito, in termini di adeguamento all’inflazione. Figuriamoci, poi, al costo della vita.  

Pare che la Tobin Tax non sarà indolore neppure per i cosiddetti piccoli risparmiatori.

Effettivamente, inciderà su tutti, anche se in misura diversa. Il problema del piccolo risparmiatore, tuttavia, non è la Tobin Tax. O, meglio, incide pesantemente sul piccolo risparmiatore esclusivamente nel caso in cui esso si ostini con il fai da te. Il rendimento, in generale, è eroso, più che altro, dai costi.

Cosa suggerisce?

L’unica maniera per non rimetterci consiste nell’evitare di agire in autonomia. Il risparmio gestito e affidato a degli esperti del settore, infatti, consente di ottenere diversi vantaggi: i costi vengono relativizzati, mentre si diversifica l’investimento spalmandolo su strumenti e titoli che, normalmente, non sono immediatamente accessibili. Mi spiego: l’erosione dovuta al fisco e ai costi bancari si limita, di solito, cercando profitti superiori. Ma se una persona va a comprare da solo delle azioni, o dispone di enormi capitali, o corre rischi enormi. Affidandosi, per esempio, a un fondo azionario, è possibile beneficiare di una diversificazione tale da relativizzare il rischio. Se uno acquista Btp e Bot in banca, come abbiamo detto, potrebbe facilmente perderci. Ma se ha modo di investire in fondi obbligazionari che comprendano titoli in euro, ma anche – magari – titoli dei paesi emergenti, il rischio risulta di non tanto superiore, ma l’aspettativa di rendimento sì.

 

(Paolo Nessi)

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