FINANZA/ Forte: ecco perché l’Ue non può farci sconti sul deficit

- int. Francesco Forte

Le deroghe dall’Ue non ci devono essere, spiega FRANCESCO FORTE, nessuno l’ha mai pensato. L’unica concessione è quella di non contabilizzare i debiti pregressi nel deficit di quest’anno

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José Manuel Barroso (Infophoto)

Linea dura della Commissione europea con l’Italia. Bruxelles avverte che non ha intenzione di valutare se concedere un’estensione per il taglio del deficit sotto il 3% “per nessun altro Paese oltre ai 3 già annunciati”, cioè Spagna, Portogallo e Francia. Lo ha riferito un portavoce della Commissione Ue rispondendo a chi gli chiedeva se anche a Italia e Olanda possa essere dato più tempo. La decisione, però, verrà presa in concomitanza con le previsioni economiche Ue di primavera, dopo la pubblicazione dei dati definitivi sul deficit 2012 da parte di Eurostat il 22 aprile, e dopo la presentazione dei piani di bilancio e di riforma nazionali da parte dei 27 attesi per fine aprile. In ogni caso la Francia, se vorrà beneficiare di più tempo, dovrà dimostrare una riduzione del deficit strutturale dell’1% dal 2010 al 2013 e si dovrà impegnare a portare il deficit nominale “nettamente sotto il 3%” nel 2014. L’Italia non ha finora presentato nessuna richiesta formale. Ma potrebbe farlo? Quali rischi corre? Un’analisi della situazione arriva dall’economista Francesco Forte, ex ministro delle Finanze.

Professore, come la situazione dell’Italia rispetto a quanto pattuito con l’Unione europea, in termini di deficit nazionale?

L’Italia ha già derogato. Quest’anno noi dovevamo avere un deficit di 1,3-1,5% e invece l’abbiamo del 2,9%. A noi è stata concessa una deroga: Monti e Grilli sono arrivati a questa cifra poco sotto il 3%, ma che non aveva alcun riferimento con il patto stabilito.

Perché? Qual era l’accordo?

Noi dovremmo arrivare al pareggio di bilancio l’anno prossimo invece non risulta da questi dati. Era impossibile che ci concedessero questo. Anche perché giuridicamente la situazione è molto diversa. Perché mentre per la Spagna e altri paesi si tratta di derogare una certa cifra al di fuori della questione del controllo del deficit eccessivo, per l’Italia è tutt’altra situazione: vuol dire che se quest’anno si deroga, l’Italia continua a essere sotto controllo per deficit eccessivo, se non si deroga esce dal controllo. Il patto era che l’Italia quest’anno o era vicina al pareggio di bilancio o comunque usciva dal controllo di deficit eccessivo.

In altri termini?

Queste deroghe non ci devono essere, nessuno l’ha mai pensato. Se Monti l’ha venduta come un’ipotesi reale, vera, io ritengo che è impossibile. L’unica concessione che potremmo avere è di non contabilizzare i debiti pregressi nel deficit di quest’anno, ma non si tratta di una concessione perché in base alla contabilità di Eurostat i debiti pregressi, come dice la parola stessa, non fanno parte del debito di quest’anno, ma del passato, che avrebbero dovuto essere inclusi nel debito di allora.

E adesso cosa accadrà?

Bersani scioccamente pensa che si poteva derogare alla regola del 3%, ma questo non può essere consentito a causa del rapporto debito/Pil, passato dal 118% al 128% con il governo Monti, un livello che l’Italia non ha mai avuto. E l’operazione che Grilli ha in mente per sbloccare i crediti delle imprese e portare il debito al 130% è molto pericolosa.

 

In che senso?

Presentarsi con il 130% di debito è un problema, perché un conto è un debito bancario della Pubblica amministrazione, un conto, invece, un debito in titoli pubblici che vanno sul mercato primario e secondario. I titoli sono una cosa diversa dai debiti bancari, quest’ultimi sono un problema delle banche, mentre il debito pubblico è un problema dello Stato. A mio parere il 2% di punti in più che vanno sul mercato sono 30 miliardi, una cifra impressionante.

 

Professore, perché c’è questo trattamento diverso riservato all’Italia rispetto a Francia e Spagna?

Non ci potevamo aspettare nient’altro, è il trattamento minimo possibile per un Paese che ha il 130% del Pil mentre la Spagna ha l’80% o il 90%, molto sotto al 100%. Berlusconi è stato cacciato perché non era in grado di tappare un buco dello 0,5% di Pil, Monti in un anno è riuscito a creare un buco di un punto e mezzo in più del previsto e a far salire il rapporto debito Pil di 10 punti. Diciamo che l’Italia quest’anno sembrerebbe in una situazione peggiore rispetto al 2011. E quindi non ci può essere concesso.

 

È a rischio la possibilità quindi di alzare il deficit per sbloccare i pagamenti dei debito dello Stato verso le imprese?

I debiti dello Stato verso le imprese si possono pagare con altre tecniche, non certo con le invenzioni della sinistra e della Confindustria.

 

Quali sarebbe queste altre tecniche?

La Pubblica amministrazione deve pagare questi debiti mandando gli enti locali a fare debiti con la Cassa depositi e prestiti o con le banche che gli scontano le fatture di modo che lo Stato possa garantirli, ma non deve farlo con l’emissione di titoli. Quest’ultima ipotesi è micidiale e il mercato ci punirebbero, salvo che li compri la Bce.

 

(Elena Pescucci)

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