IL CASO/ I “capponi” dell’Ue che frenano gli Stati Uniti d’Europa

- int. Carlo Secchi

Per CARLO SECCHI, occorre prendere atto della logica conseguenza di decisioni prese e in fase di attuazione. A quel punto sarà chiaro che l’unione politica è nello stato naturale delle cose

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François Hollande (Infophoto)

Francoise Hollande lancia la sfida della creazione degli Stati Uniti d’Europa, con la formazione di un “governo economico” unito per l’eurozona, un presidente a tempo pieno e un sistema fiscale armonizzato. Il presidente francese ha aggiunto che una politica europea più integrata sarà decisiva nei prossimi anni del suo mandato. “Se l’Europa non farà passi avanti, finirà per cadere o addirittura per essere spazzata via dalla mappa mondiale. Il mio dovere è quello di portare l’Europa fuori dal suo stato di letargo, per ridurre il disincanto dei cittadini nei suoi confronti”. Ilsussidiario.net ha intervistato Carlo Secchi, Professore di Politica economica europea alla Bocconi.

Che cosa ne pensa del cambiamento di prospettiva della Francia sull’unione politica tra gli Stati europei?

Hollande ha scoperto l’acqua calda. Il presidente francese mette insieme i pezzi di tutta una serie di richieste o posizioni assunte in precedenza, che riguardano le grandi questioni che si stanno via via definendo. Tra queste ci sono l’unione fiscale, cioè il coordinamento delle politiche di bilancio, l’unione bancaria, cioè una vigilanza unica affidata alla Bce perlomeno per le grandi banche, e l’unione economica, cioè una maggiore enfasi sui temi delle risorse e dello sviluppo da destinare a ciascuna finalità. A monte ci sono gli accordi già presi in materia di bilanci pubblici.

L’Europa quindi è già sulla buona strada?

Sì, ma l’attuazione di queste misure richiede anche un importante miglioramento nella governance complessiva del sistema. Occorre intervenire sulle attuali istituzioni e in particolare su Ecofin, Consiglio europeo, Commissione e Parlamento. Questi organismi vanno potenziati, migliorati e riformati, in quanto la complessità degli impegni da attuare, relativi all’unione fiscale, economica e bancaria, implicano istituzioni adeguate allo scopo.

Quali sono i limiti delle attuali istituzioni europee?

Si tratta di un problema di governance, che richiede di andare oltre l’attuale situazione che vede il Consiglio europeo con prerogative di carattere politico, cui si aggiungono Ecofin, Parlamento e Commissione. Occorre prendere atto della logica conseguenza di decisioni già prese e in fase di attuazione. A quel punto sarà chiaro che l’unione politica è nello stato naturale delle cose.

Con la mancanza di solidarietà dei Paesi Ue ha davvero senso parlare di Stati Uniti d’Europa?

La solidarietà va costruita con l’incremento della fiducia reciproca. Se solidarietà vuol dire che io faccio la cicala, e poi a pagare ci penseranno le formiche, è ovvio che queste ultime non sono così contente. Bisogna quindi ripartire da regole comuni e condivise, con un sistema di vigilanza forte che comprenda le sanzioni per chi non rispetta i patti. La solidarietà va bene di fronte a eventi eccezionali e a shock asimmetrici, mentre ben altro discorso è quando la situazione è stata creata dalle proprie scelte. Hollande ha parlato di “unione politica entro due anni”.

 

Quali scenari si aprono per l’Europa?

E’ difficile dirlo, anche perché il vero passaggio importante è nel 2014 con l’elezione del Parlamento Ue a fine primavera, la nomina della nuova Commissione Ue nell’estate-autunno e la scelta del successore di Herman Van Rompuy nel ruolo di presidente del Consiglio europeo. Se si vogliono fare dei passi avanti, nei limiti del politicamente fattibile, vanno attuati prima di queste scadenze. E’ comunque già importante che il presidente Hollande con il discorso di giovedì abbia lanciato un sasso nello stagno.

 

E’ possibile realizzare un’unione non solo economica, ma relativa per esempio anche alla politica estera?

Ci si deve ragionare e ci sono enormi spazi di miglioramento, perché andando divisi si fa la figura dei “capponi di Renzo” anche in politica internazionale. L’economia rappresenta però l’aspetto più urgente, e quindi l’unione economica può diventare il collante di tutto il resto. Nel momento in cui si condivide meglio una strategia economica, dovrebbe risultare più chiaro che anche in materia di politica estera, sicurezza e quant’altro occorre fare dei passi avanti.

 

(Pietro Vernizzi)

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