FINANZA/ 1. La “chicca” di Krugman che spiega il disastro italiano

- Giovanni Passali

Per anni si è inseguito il mito dell’austerità quale panacea di tutti i mali dell’economia. Ora tutti sembrano essersi accorti che era uno sbaglio. L’analisi di GIOVANNI PASSALI

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Paul Krugman è un celebre economista, premio Nobel per l’economia del 2008. Tiene un seguitissimo blog sul sito ufficiale del prestigioso New York Times. Uno dei suoi ultimi post è una vera chicca. Il testo che segue è una mia (approssimativa) traduzione. «Qualche volta gli economisti in posizioni pubbliche danno cattivi consigli; altre volte danno consigli veramente cattivi; altre volte ancora essi lavorano per l’Ocse. Sono passati quasi tre anni da quando l’Ocse diede quello che è il peggior consiglio mai dato da una grande organizzazione internazionale; peggiore di quelli della Commissione europea, peggiore di quelli della Bce. Non solo ha richiesto l’austerità fiscale, ma ha anche preteso che gli Usa cominciassero ad aumentare rapidamente i tassi d’interesse per prevenire la minaccia dell’inflazione, sebbene i loro stessi modelli non mostrassero alcun segno di questa minaccia. Ora sono passati tre anni. L’inflazione non si è alzata (e la Fed sta cercando in tutti i modi di far salire la domanda a un tasso d’interesse pari a zero); l’austerità ha fatto un disastro; e le ultime cifre di Eurostat sono queste (datate 30 aprile: tasso di disoccupazione nell’area euro 12,1%, tasso di inflazione nell’aera euro 1,2%). E cosa sta dicendo il capo economista dell’Ocse (che è sempre lo stesso)? “La zona euro rischierà di perdere una battaglia già vinta, se rinuncerà a tagliare i deficit di bilancio e a risolvere i problemi della sua economia”. Pier Carlo Padoan ha detto che la percezione che si sta diffondendo, secondo la quale l’austerità è inutile, è sbagliata. “Il risanamento fiscale è efficace, il dolore è efficace”, ha detto. Ha aggiunto poi che i politici della zona euro debbono comunicare meglio i loro successi alla popolazione stremata. Credo che questo sia il gergo che usano in Europa per dire che i pestaggi andranno avanti finché il morale non si rialzerà».

Sintesi perfetta di Krugman. E il nostro Padoan, proprio ieri, ci ha messo la ciliegina sulla torta, dichiarando che l’Imu è l’ultima tassa da tagliare, per favorire la crescita. E già questa dichiarazione è un buon segnale per supporre che il governo si stia muovendo nella direzione giusta. La posizione pro-austerity è ormai implosa; non solo le sue previsioni si sono dimostrate del tutto fallaci, ma gli studi accademici invocati a suo sostegno si sono rivelati infarciti di errori e omissioni, nonché basati su statistiche di dubbia attendibilità.

Tale posizione ideologica si basava su due studi: di Alberto Alesina e Silvia Ardagna sull’“austerità espansiva”, e di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff. In particolare, quest’ultimo mostrava che, se il debito di un paese supera il 90% del Pil, questo difficilmente riesce a crescere a un ritmo sufficiente. Da questo studio hanno preso forza, soprattutto in Europa e in Germania, tutti gli attori politici sostenitori di politiche di austerità da imporre agli altri (paesi). Ed è seguendo questa linea politica che Monti ci ha imposto una politica economica fallimentare: la politica del fallimento dell’economia reale.

Ora un recente studio di tre economisti americani ha sbugiardato clamorosamente quella impostazione ideologica: lo studio di Reinhart e Rogoff, presentando le sue elaborazioni su un foglio Excel, conteneva un clamoroso errore di calcolo. Inoltre, dallo stesso studio erano stati esclusi alcuni paesi che hanno un debito alto e nonostante questo hanno una crescita sostenuta. Una figura davvero misera. Ma come definire la questione del debito? L’ho già detto numerose volte, ma di fronte alla continua disinformazione dei media ufficiali e di cotanti economisti, occorre ribadirlo: finché tutta la moneta circolante nasce dal sistema delle banche centrali, cioè nasce a debito, l’unica possibilità per la crescita è far crescere il debito. Pure i dati storici più recenti lo confermano: portatori delle ricette economiche più diverse, in questi ultimi anni abbiamo avuto governi di sinistra, di destra e pure il governo tecnico. E il debito è sempre cresciuto.

Cosa ci vuole per rendere il debito sostenibile? La crescita dicono tutti, nonostante siano smentiti dai numeri. Mentre i numeri ci dicono che la crescita porta (ovviamente) debito, perché per la crescita occorre anche nuova moneta (oltre a nuova o migliore produzione) e quindi nuovo debito. Mentre gli stessi numeri dicono che per tenere sotto controllo il debito ci vuole inflazione. E cosa ci sta a fare la Bce? Qual è il compito precipuo della Bce? Quello di tenere sotto controllo l’inflazione. Come dire che, con l’Euro siamo fregati in partenza. Così abbiamo rarefazione monetaria, economia reale che soffoca, disoccupazione in rialzo costante e titoli di borsa (dove chi ha soldi fa ancora più soldi) ai massimi di sempre.

Il risultato disastroso di questa impostazione è così evidente che pian piano iniziano a sorgere delle crepe nella dottrina del pensiero unico liberista: qualcuno inizia a dire che il nostro debito (visto che eccelle) è la nostra forza, la nostra arma, perché se andiamo a fondo allora salta il sistema finanziario e bancario europeo, seguito da quello mondiale. Non possono permettersi l’affondamento dell’Italia. Quindi questa è la ricetta, in attesa di cambiare il sistema monetario: avanti col debito, lo Stato deve spendere per sostenere l’economia reale.

Sarà capace il governo di sostenere politicamente una simile impostazione? Qui c’è da chiedersi non solo se hanno capito il problema della crisi in questi termini, ma soprattutto se l’attuale configurazione politica avrà la forza politica necessaria per imporre le proprie decisioni al resto dell’Europa. In fondo la posta in gioco è sempre la stessa: la nostra sovranità. Avranno questa forza politica? Vedremo.

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