BORSA/ Ecco cosa fa tremare i mercati (oltre Bernanke)

- Giuseppe Pennisi

C’è grande attesa su come apriranno le Borse la mattina di oggi e, soprattutto, su come chiuderanno in serata dopo quel che è avvenuto la scorsa settimana. L’analisi di GIUSEPPE PENNISI

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C’è grande attesa su come apriranno le Borse la mattina di oggi e, soprattutto, su come chiuderanno in serata. Specialmente in Europa dove si staglia, alla fine della settimana, una riunione del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea che si presenta determinante per il futuro dell’unione bancaria europea e quindi della stessa unione monetaria. L’attesa è, in gran misura, una conseguenza dell’andamento negativo delle Piazze finanziarie, particolarmente in Europa, nella settimana tra il 17 e il 21 giugno – segnatamente negli ultimi due giorni di contrattazioni. La responsabilità è stata attribuita principalmente a indicazioni sul fatto che le autorità monetarie americane avrebbero ridotto, o cessato del tutto, una politica monetaria più che “accomodante”, diretta a stimolare l’economia degli Stati Uniti, e del resto del mondo, iniettando liquidità anche con misure “non convenzionali” (quali il quantitative easing).

Da tempo – per ripetere il titolo di un editoriale del New York Times – “The Fed is on a Spot” , ossia le autorità monetarie sono di fronte a un dilemma: da un lato, se la Fed interrompe la politica monetaria “accomodante” mette a nudo gli elementi di debolezza di un’economia in cui ci sono (nonostante l’andamento soddisfacente della crescita del Pil) 11 milioni di persone che cercano lavoro senza trovarlo; da un altro, se la continua, rischia, a ragione della frammentazione dei mercati, di fomentare nuove “bolle”, come quella immobiliare di otto anni fa, di cui non si sono ancora rimarginate le ferite.

Tuttavia, oltre i sussurri che vengono da Constitution Avenue di Washington (dove in una magione in stile architettonico tardo fascista ha sede la Federal Reserve), ci sono altre notizie che stanno incidendo sull’andamento dei mercati in senso non certo positivo. Occorre fare una chiosa. L’analisi dell’incidenza delle “news” (ossia di quanto prodotto dai media) sui mercati è disciplina recente che, in Italia, ha avuto il suo maggiore cultore in Massimo Tivegna il cui libro (con Grazia Chiofi) su news e dinamica dei tassi di cambio ha avuto notevole riscontro negli anni in cui l’Italia andava verso l’unione monetaria. Nei primi cinque anni di questo secolo, lavori effettuati dalla Scuola Superiore delle Pubblica Amministrazione (Sspa), coniugati con corsi di formazione e un master ad hoc, hanno dimostrato che il metodo era utile per spiegare non solamente i cambi (e le Borse), ma anche il mercato del lavoro e l’inflazione percepita nel periodo di transizione tra lira ed euro. Purtroppo, il programma è stato interrotto attorno al 2007. E ora ce ne sarebbe quanto mai esigenza.

Il metodo consiste nell’analizzare gli effetti delle news (e delle varie tipologie di media che le lavorano e le diffondono) sui comportamenti di individui, famiglie, imprese, chi-fa-politica-economica e via discorrendo. In termini generali, le news vengono classificate in tre categorie: “scheduled” (ad esempio, i dati Istat che vengono resi pubblici secondo un calendario predefinito), “unscheduled” (ad esempio, un improvviso terremoto) e “semi-scheduled” (informazioni solo parzialmente programmate). Le news semi-scheduled sono quelle che più incidono su comportamenti e scelte – lo dimostrano le analisi di Tivegna e della Sspa (che hanno avuto un leader d’eccezione: il Premio Nobel Lawrence Klein).

Torniamo all’ultima settimana. Utilizzando questo schema, ci sono state senza dubbio news semi-scheduled che hanno inciso negativamente: il virtuale fallimento dell’Ecofin in materia di unione bancaria europea, la crisi di governo in Grecia. Su di esse se ne sono accumulate anche non scheduled: prime tra tutte quelle provenienti dal Brasile – sino a pochi mesi fa mostrato come uno dei motori della crescita dell’economia mondiale, e oggi sull’orlo del caos interno. Si aggiungono quelle del rallentamento dell’espansione in Cina e dell’inattesa apertura di negoziati tra Usa e talebani (indicazioni di un ritiro degli americani, da molti letto come una sconfitta).

Le settimana che inizia oggi è di nuovo caratterizzata da news semi-scheduled, specialmente (per venire a quelle più prossime a noi) in materia di preparazione ed esiti del Consiglio europeo. Sul piano interno, dominano le news semischeduled sul programma per l’occupazione giovanile e sui processi all’ex-Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. I mercati verranno influenzati non solo da ciò che avviene, ma da come i media (stampa, televisione, web) lo raccontano: questa è stata, ad esempio, la conclusione principale dello studio Sspa su media e transizione dalla lira all’euro.

Come concludere? Guardare solo o soprattutto alla Fed può portare a conclusioni errate e fuorvianti. Tener conto delle news più caratterizzanti (al fine della loro incidenza sui mercati) richiede formazione da parte di chi produce e di consuma informazioni. La materia dovrebbe essere introdotta nelle Scuole di giornalismo e riattivata alla Sspa e alle altre scuole di formazione della Pubblica amministrazione, in modo che i dirigenti pubblici (i più stretti collaboratori dei politici) abbiano la strumentazione per analizzare ciò che i media producono. 

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