MONETA ELETTRONICA/ Bitcoin, una “bufala” che piace tanto ai giornali

- Giovanni Passali

Un nuovo fenomeno monetario cattura sempre più l’attenzione dei media ufficiali. Il fenomeno in questione risponde al nome di bitcoin. Il commento di GIOVANNI PASSALI

Euro_monete_maniR439
Inphofoto

Un nuovo fenomeno monetario cattura sempre più l’attenzione dei media ufficiali. Il fenomeno in questione risponde al nome di bitcoin. Ma cosa è il bitcoin? Si tratta di una sorta di moneta elettronica, generata da un software che, elaborando calcoli complessi, al trascorrere del tempo genera nuova moneta. La particolarità sta nel fatto che i calcoli vengono eseguiti sul computer di chi si iscrive, quindi la generazione di nuova moneta non dipende da una struttura centrale. Anzi, se pure le autorità monetarie decidessero che il sistema è illegale, si troverebbero davanti a una difficoltà insormontabile, poiché non esiste un server da spegnere, visto che il sistema è distribuito nei computer degli iscritti. Quindi un sistema che cresce al crescere del numero degli iscritti.

Persino il quotidiano La Repubblica ha dedicato addirittura due pagine al fenomeno bitcoin, con tanto di richiamo in prima pagina, dandone un’immagine tutto sommato positiva. Ma ancora una volta, i media ufficiali si dimostrano culturalmente inadeguati a valutare il fenomeno dal punto di vista sia monetario che morale. Intanto, il bitcoin viene creato da un software. Quindi il criterio di creazione di “moneta” risponde a un algoritmo. Cosa ha a che fare questo con le esigenze dell’economia reale? Niente. Certo, la creazione dovuta a un software impedisce la costruzione di bolle finanziarie dovute a una indiscriminata stampa di moneta, come nel caso di euro e dollaro, ma quello che sembra un pregio in realtà è un terribile difetto per l’economia reale.

La creazione di nuovi bitcoin, infatti, è progressivamente autolimitata, fino a un limite massimo di 21 milioni di bitcoin. Tale cifra è ovviamente microscopica, del tutto insufficiente a sostenere lo sviluppo economico di un Paese o di una regione popolosa, con qualche milione di abitanti. Se fosse adottato su larga scala, il bitcoin causerebbe una rarefazione monetaria che sarebbe distruttiva per l’economia locale, favorendo altresì la speculazione e l’accaparramento delle risorse da parte dei pochi detentori di bitcoin.

Pure gli inventori e i sostenitori del sistema mostrano di non avere le idee chiare, ma in compenso di averne molte diverse. Negli articoli di Repubblica prima si cita uno dei suoi “evangelisti”, Jonathan Mohan, il quale afferma che “se usi un bitcoin invece di un dollaro, hai la certezza che non stai finanziando una guerra, non stai uccidendo i bambini in qualche parte del mondo”. Ma la struttura di creazione del bitcoin non esclude questo. Infatti, Amir Taaki, una sorta di portavoce europeo del sistema, non disdegna affatto che tale moneta possa attirare l’economia sommersa, il commercio di droga, o l’evasione fiscale. Tutto viene visto positivamente, pur di corrodere il potere delle banche centrali. Quindi un nuovo mezzo per corrodere un vecchio potere; ma nessun sistema morale. E perché questo sistema dovrebbe essere più morale del precedente? Per una formula matematica?

Ovviamente, nessuna di queste riflessioni troveremo nei quotidiani più diffusi e nei media ufficiali. Quello che invece ritroviamo, almeno nel caso di Repubblica, è una visione favorevole, per il solo fatto che si tratta di un fenomeno che nasce dal basso. Come se questo bastasse a qualificarlo come portatore di verità o di qualche bene per la collettività. Sugli stessi media, del resto, proprio in questi giorni ritroviamo una serie di informazioni che, messe insieme, appaiono inspiegabili. Oltre a una sostanziale tenuta dei conti pubblici, tanto da permettere all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione della Unione europea, in questi giorni abbiamo avuto notizia della continua (anche se modesta) crescita delle entrate fiscali, insieme al nuovo record del debito pubblico, ormai giunto alla enorme cifra di 2.074 miliardi di euro.

Incomprensibile, ma solo per chi non tiene conto del fatto che tutta la moneta circolante viene emessa dal sistema europeo delle banche centrali, e viene emessa a debito, cioè creando un nuovo debito. Quindi, con l’attuale struttura monetaria, come spiegato numerose volte, nuova crescita si può fare solo con nuovo debito. Ma anche non crescendo e utilizzando l’attuale moneta circolante il debito continuerà a crescere per il semplice accumulo degli interessi.

Il quadro ormai tragico dell’economia italiana viene confermato dal presidente di Confindustria Squinzi, il quale, citando il centro studi di Confindustria, ci conferma che la caduta di Pil italiano per il 2013 sarà ben più ampia di quanto previsto dal governo, probabilmente superiore al 2% a fine anno. Così pure Confindustria rimanda una ipotetica ripresa al 2014. Ma qui ripropongo la semplice domanda: perché mai nel 2014 dovrebbe esserci una ripresa? Forse vi sarà una nuova politica monetaria a favore delle imprese? Vi sarà un nuovo sistema monetario? Verrà creata nuova moneta senza debito? Vi sarà nuova occupazione?

Niente di tutto questo. Allora aspettiamoci un risultato analogo agli altri anni: la ripresa ci sarà a metà dell’anno; poi no, nella seconda metà dell’anno; dopo slitterà alla fine dell’anno; infine, ci giureranno che la ripresa ci sarà il nuovo anno. Ma la gente sta perdendo la pazienza, e questi soloni della politica (o dell’economia) non se ne stanno rendendo conto.

Occorre davvero cambiare tutto. Occorre una vera rivoluzione. Speriamo totalmente pacifica, come con la caduta del muro di Berlino. In fondo, pure quello è un pezzo di storia che mostra la reale possibilità di un popolo, quando si muove tutto insieme, di rovesciare qualsiasi apparato e sfondare qualsiasi muro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori