FINANZA/ Forte: così ci salveremo dall’attacco di agosto

- int. Francesco Forte

Secondo FRANCESCO FORTE gli investitori, pur vendendo i propri Bund, non acquisiscono Bpt per una semplice ragione: preferiscono mettere i propri soldi nelle attività produttive

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C’è qualcosa che non torna. Il tasso dei Bund decennali tedeschi, dall’inizio della settimana, è salito di 0,16 punti percentuali, arrivando a quota 1,68%. Questo perché gli investitori hanno iniziato a vendere, e hanno iniziato a vendere perché ritengono che la situazione sia leggermene migliorata. I titoli tedeschi, infatti, sono il bene rifugio tradizionale. Tanto sicuri, quando poco redditizi. Ma allora, se la tempesta si è placata, perché la gente non acquista titoli di Stato italiani, meno sicuri ma decisamente più redditizi dei Bund? Date le premesse, dovrebbe essere questa la dinamica più logica. Invece, non solo i rendimenti dei Btp sono lievemente aumentati, ma lo spread è pure rimasto intorno a quota 300. Agosto è alle porte, è c’è da temere un nuovo attacco finanziario. Questa volta, tuttavia, potrebbero essere le nostre banche a rischio di saltare in aria, considerando le attuali sofferenze e che, dal 2011, si sono riempite di titoli di Stato utlizzando i prestiti della Bce. Abbiamo parlato di tutto ciò con Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze.  

Perché non aumentano gli acquisti dei nostri titoli di Stato?

Perché chi vende Bund non lo fa per comprare titoli italiani, ma per investire maggiormente nelle attività produttive che, attualmente, sembrano più attraenti in quanto una seppur minima ripresa, effettivamente, c’è. Tutto ciò non ha un’enorme dimensione, ma è conseguente al lieve miglioramento dell’indice di previsione delle imprese, tornato di poco sopra lo 0. Tuttavia, tale indice è il frutto di una media che comprende anche i Paesi dell’Est Europa.

Quindi?

In Italia, come in Portogallo, Spagna e  Grecia, l’indice non denota alcun ottimismo. In Italia, un minimo miglioramento, a dire il vero, c’è stato, ma non è percepibile in maniera sensibile perché permangono le incertezze sulla linea di politica economica di questo governo, spesso in contraddizione con se stesso.  

Rischiamo, ad agosto, l’ennesimo attacco speculativo come nel 2011?

Non direi. Le tempeste finanziarie si producono in estate solo se il clima di incertezza politica è esasperato. Ora, al di là della timidezza sul piano economico, è piuttosto sicuro che il governo Letta sia destinato a resistere. Anche a prescindere dalle eventuali sentenze di condanna di Berlusconi. Non dimentichiamo, oltretutto, che siamo ufficialmente sotto il 3% del rapporto deficit/Pil e fuori dalla procedura d’infrazione. Insomma, non cresciamo, ma neppure stiamo decrescendo. Non ci sono i presupposti per una nuova crisi finanziaria.

 

Non crede che un attacco, anche minimo, minerebbe la sopravvivenza delle nostre banche?

Tutto è possibile. Non prevedo, in ogni caso, problemi di questa natura. Data la visione deflazionistica europea, fenomeni di questo genere produrrebbero come reazione l’ennesima stangata, con una riduzione del debito mediante operazioni fiscali. Tutto questo, consentirebbe alla Bce di avere il benestare delle Germania, e di fare qualche piccolo intervento. Oltretutto, benché le nostre banche non stiano benissimo, non stanno certo peggio di molte altre. Insomma, ciò che preoccupa, caso mai, è l’assenza della crescita, l’anemia economica, e l’odio del Pd per il risparmio, la proprietà privata, e gli immobili, oltre alla demagogia contraddittoria del viceministro dell’Economia Stefano Fassina che, da un lato, vuol tassare i ricchi, ma, dall’altro, parla di evasione giustificata. 

 

(Paolo Nessi)

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