BANCHE/ Mazzotta: tre strade per far tornare il credito (come negli Usa)

- int. Roberto Mazzotta

Per ROBERTO MAZZOTTA, le regole troppo rigide e la mancanza di una ricapitalizzazione pubblica come è avvenuto negli Usa impediscono il rilancio del credito europeo e soprattutto italiano

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I guadagni delle banche americane superano ogni aspettativa, mentre quelle europee e soprattutto italiane continuano a navigare in cattive acque. Bank of America, la seconda banca più grande degli Stati Uniti, ha reso noto che i profitti nel secondo trimestre del 2013 sono cresciuti del 70% a 3,6 miliardi di dollari, contro i 2,1 miliardi dell’anno scorso. Mercoledì Ben Bernanke aveva dichiarato che i piani della Federal Reserve per incominciare a ridurre gli stimoli monetari sono una conseguenza dell’andamento positivo del settore finanziario e dell’economia Usa. Ilsussidiario.net ha intervistato Roberto Mazzotta, ex presidente della Banca Popolare di Milano e attuale presidente dell’Istituto Luigi Sturzo.

Da dove nascono le differenze nell’andamento tra le banche Usa e quelle europee?

La prima differenza tra la realtà americana e quella dei paesi Ue, soprattutto mediterranei, è che in questi ultimi il volume di credito anomalo accumulato negli ultimi tre o quattro anni è molto pesante. I risultati delle banche americane sono diversi, nell’ultimo periodo hanno avuto un’inversione di tendenza tanto che c’è stata una grande ripresa di erogazione del credito anche nel settore immobiliare, che pure era stato all’origine della crisi finanziaria Usa nel 2007.

Da che cosa è determinato questo volume di credito anomalo?

Dalle erogazioni di credito fatte a imprese che non sono in grado di restituirlo. Si tratta di prestiti fatti nelle diverse fasi, che portano la situazione creditizia a diventare prima incaglio e poi sofferenza. Le aziende che non sono puntuali nella restituzione o non sono in grado di rispettare gli accordi di finanziamento costituiscono un grosso peso per le banche.

Oltre a un problema di sofferenze, le differenze tra Usa e Ue riguardano anche la regolamentazione del sistema bancario?

I criteri di regolamentazione delle banche europee, e in particolare italiane, per quanto riguarda gli accantonamenti obbligatori a fronte delle perdite su crediti sono molto più rigidi di quanto non lo siano negli Stati Uniti. Di fronte al volume di credito anomalo, le banche Ue sono tenute a realizzare degli accantonamenti e a insistere sugli equilibri di conto economico in proporzione maggiore rispetto a quelle americane. Peraltro nella realtà italiana c’è una fase di irrigidimento, in quanto l’autorità di vigilanza sta diventando più severa rispetto al passato. La previsione di una difficoltà economica che perdurerà non soltanto nell’intero 2013, ma anche nel 2014, porta l’autorità di vigilanza italiana a chiedere alle banche di aumentare e di rendere più stretti i criteri di accantonamento.

Quali politiche sono state intraprese dal governo federale Usa per rilanciare le banche?

Negli Stati Uniti all’inizio della crisi le banche sono state fortemente ricapitalizzate con denaro pubblico. Il Tesoro è intervenuto direttamente all’interno di numerose realtà bancarie, non soltanto quelle di grandi dimensioni, ma anche di carattere regionale e locale. E’ riuscito ad attuare un’operazione di ricapitalizzazione molto robusta, e quindi a migliorare i coefficienti patrimoniali delle banche. Nella stragrande maggioranza dei casi, una volta che la banca ha ricominciato a funzionare il Tesoro ha rimesso sul mercato le quote che aveva sottoscritto e di tanto in tanto ci ha pure guadagnato.

 

Le istituzioni Ue hanno seguito una politica simile?

Nella realtà europea, fatta eccezione per le operazioni di salvataggio che però non hanno riguardato l’Italia, non sono state attuate operazioni simili. In Italia, rispetto a una situazione di difficoltà e a un’economia debole, il sistema bancario non ha più il problema della liquidità che aveva prima degli interventi della Bce. Continua però a sussistere il problema della debolezza patrimoniale. I requisiti patrimoniali sono sufficienti rispetto ai volumi degli attivi. Ma se questi ultimi dovessero aumentare riprendendo l’erogazione di crediti, soprattutto in condizioni di rischiosità elevata, i livelli patrimoniali entrerebbero tutti in forte tensione.

 

Ritiene quindi che sia necessario un intervento della Bce o che vada creata una bad bank?

Gli strumenti tecnici possono essere diversi, ma occorre consentire alle banche una ripresa nell’erogazione del credito rendendo meno rigido e meno stretto il rapporto tra totale dell’attivo e livelli patrimoniali. Si potrebbe, per esempio, rendere la regolamentazione meno rigida, anche se si tratta di una scelta imprudente. Un’alternativa è aprire un fondo di garanzia per i crediti. Mentre se ci si attende che le banche riprendano i crediti e aumentino i rischi e le perdite, si può compiere un’immissione straordinaria di capitale e di patrimonio.

 

Si può parlare di uno scontro in atto tra banche Usa e Ue?

No. Nella realtà europea lo scontro è tra gli strumenti che sono messi a disposizione del sistema di riscossione del credito e la rischiosità del mercato. Purtroppo questa situazione non viene gestita in modo efficace e ciò comporta un forte prolungamento delle difficoltà economiche e della fase recessiva. Se il mercato continuerà a essere lasciato a se stesso, la recessione durerà molto a lungo incancrenendosi. Se invece si faranno degli interventi più efficaci la recessione durerà meno e si eviteranno i suoi effetti peggiori.

 

(Pietro Vernizzi)

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