I 100 GIORNI DI LETTA/ Fassina: basta tasse, nessuna stangata a ottobre

- int. Stefano Fassina

STEFANO FASSINA ci spiega tutti i provvedimenti che, da viceministro dell’Economia, rivendica con orgoglio, e quali sono le priorità per i prossimi mesi, a partire dal rilancio della domanda

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Stefano Fassina (Infophoto)

A 100 giorni dall’insediamento di un governo è consuetudine fare il punto sulla situazione. 100 giorni sono passati. Quindi? I suoi detrattori dicono, ovviamente, che l’Italia è sull’orlo del baratro, siamo a rischio guerra civile (no, non parliamo di Bondi), tutti gli indicatori sono peggiorati, ad autunno faremo la fame. I sostenitori ci allietano con “l’uscita dal tunnel”, “la ripresa è vicina”, “la recessione è finita”. Monti, un anno fa, si esprimeva nei medesimi termini. Stefano Fassina è difficilmente annoverabile tra gli uni o gli altri, pur facendo parte del governo, come viceministro all’Economia. Per questo, il punto sulla situazione, lo abbiamo fatto con lui.

Sul fronte economico, cos’ha fatto di buono il governo?

Il provvedimento di sblocco dei crediti vantati dalle imprese nei confronti delle pubbliche amministrazioni è stato piuttosto positivo. Ha iniettato nel sistema grande liquidità e se alcuni indicatori economici sono leggermente migliorati lo si deve a questo.

Non si contano i decreti di sblocco dei pagamenti alle imprese. Questa è la volta buona?

Sì, perché è la prima che si mettono sul piatto risorse fresche ed effettive.

Cos’altro sottolineerebbe dell’attività del governo?

Grazie al decreto di rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga, migliaia di lavoratori continuano ad avere un minimo di reddito e a poter consumare. Altra misura molto importante è stata il decreto del fare, con lo sblocco di 4 miliardi di interventi strutturali. Rinviare la prima rata del pagamento dell’Imu ha dato una boccata d’ossigeno a molte famiglie, mentre è stato scongiurato l’aumento di un punto di Iva e l’ulteriore stretta ai consumi. Ci tengo a far presente che ho sottolineato tutti gli interventi volti a sostenere la domanda: degli investimenti e delle famiglie, principale fattore per il rilancio dell’Eurozona.

Cosa non è stato fatto?

Avrei voluto aumentare le risorse a disposizione dei pagamenti delle Pa verso le imprese.

Perché non ci è riuscito?

Ci sono state valutazioni diverse, all’interno del governo, rispetto alla possibilità di ampliare l’intervento.

Quali sono le priorità per i prossimi mesi?

Dobbiamo usare i margini di manovra derivanti dal rientro dalla procedura per deficit eccessivo per allentare il patto di stabilità interno e consentire ai comuni di riavviare i cantieri per le piccole opere. Anche questo provvedimento andrebbe nella direzione della promozione della domanda. Dato che non ci siamo riusciti ora, sarebbe opportuno, a breve termine, sbloccare almeno altri 20 miliardi di pagamenti per le imprese. Dovremo, poi, rifinanziare la Cig e affrontare il dramma degli esodati.

In Europa come ci stiamo muovendo?

Più politiche per lo sviluppo e meno austerità sono un traguardo che non si ottiene in poche settimane. Il governo deve insistere, quindi, sulla strada di una radicale revisione delle politiche economiche europee, chiaramente insostenibili, e colpevoli dell’aggravio della recessione, della disoccupazione, e del debito pubblico dell’Eurozona del 30%. Quel che è certo è che Letta ha un’enorme credibilità personale, mentre le larghe intese, nonostante i numerosi difetti, conferiscono la forza di una maggioranza molto ampia, in grado di condizionare l’Ue rispetto al cambiamento di rotta. 

 

Cosa si attende dalle elezioni in Germania?

 

Che ci consegnino una Germania che guarda con meno ideologia al proprio interesse nazionale.

 

Agosto non  è ancora trascorso. Il rischio di un attacco speculativo devastante, anche in relazione alla sentenza Mediaset, esiste?

Non credo. Anche perché, al di là delle dichiarazioni iniziali, chi puntava a ricattare il governo in relazione alle vicende giudiziarie di Berlusconi ha dimensionato i propri obiettivi; inoltre, la Bce continua a svolgere una funzione di deterrenza, mentre i conti pubblici sono sotto controllo.

Quindi, niente stangata in autunno?

No, perché a differenza degli anni scorsi, non è più un tabù affermare che continuare a tassare abbia comportato più disoccupazione, recessione e debito pubblico. Di questo ne è convinto il Fmi, ma non ancora la Commissione Ue.

 

Resta ancora da sciogliere il nodo fiscale.

È in discussione alla commissione Finanze della Camera la delega fiscale, ripresa a partire da dove la lasciò la legislatura precedente, che dovrebbe essere approvata in autunno e consentire decreti delegati sul fisco, accompagnati da un recupero di evasione destinata al 100% alla riduzione delle imposte sui fattori produttivi.

 

Riuscirete a fare tutto senza che cada il governo?

La nostra intenzione è continuare a realizzarne il programma. Se altre forze politiche hanno obiettivi diversi, decidano come comportarsi. 

 

(Paolo Nessi)

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