FINANZA/ Pelanda: se cade il Governo finiremo come la Grecia

- Carlo Pelanda

il caos politico, con conseguente caduta del Governo Letta, porterebbe l’Italia a essere commissariata. Con conseguenze devastanti, come ci spiega CARLO PELANDA

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Enrico Letta (Infophoto)

Con un debito pubblico al 130% del Pil l’Italia non può permettersi né disordine politico, né governi/maggioranze con indirizzi divergenti dal requisito di rendere sostenibile il debito stesso, nonché ripagabile nel tempo. Un qualsiasi governo italiano, detto altrimenti, deve seguire un binario preciso. Se non lo facesse, il mercato internazionale non rifinanzierebbe più il debito e questo cadrebbe nella condizione di insolvenza portandosi dietro nel baratro tutta l’economia. Ma per prevenire tale rischio la cui attualizzazione farebbe crollare l’euro, Ue e Bce imporrebbero all’Italia di entrare in un programma di aiuto (acquisto dei titoli di debito) condizionato alla gestione europea – e dei tecnici del Fmi – delle politiche economiche e di bilancio pubblico, in dettaglio. L’Italia, cioè, perderebbe la sovranità residua.

Parecchi colleghi vedono con favore un governo esterno e diretto dell’Italia, perché ritengono i politici incapaci di portarla verso un riequilibrio economico. Nei seminari, infatti, questi tratteggiano i punti principali dell’eventuale intervento Ue-Bce-Fmi, derivandoli dalla lettera inviata al governo italiano dalla Bce nell’estate del 2011: taglio della spesa pubblica di almeno 90 miliardi strutturali per arrivare sia al pareggio di bilancio, sia a una riduzione delle tasse per stimolare la crescita: condizioni che evitano di aumentare il debito e permettono di ripagarlo con gettito fiscale in aumento grazie alla maggiore crescita e non a nuove tasse depressive.

In effetti, sulla carta, sarebbe la soluzione esterna per rendere sostenibile il debito che la politica italiana non riesce a fare. Ma tale soluzione implica atti traumatici, tra cui il licenziamento di almeno un quinto dei dipendenti pubblici e riduzioni di salario, oggi osservabili nella gestione esterna della Grecia, che destabilizzerebbero la nazione. Per questo motivo sarebbe vitale per l’interesse nazionale che la politica italiana riuscisse a realizzare il medesimo riequilibrio, ma in modi sovrani e calibrati per evitare shock.

Tuttavia, osservando le espressioni dei partiti in questi giorni, mi sembra evidente che una parte notevole della politica italiana non abbia chiaro quale sia il binario e il rischio di commissariamento se deragliasse. Uomini e donne dei partiti si comportano come se l’Italia fosse sovrana, e non parte dell’Eurozona, nonché economicamente sana invece che malata, e potesse permettersi il lusso di emozioni e opzioni politiche non vincolate al binario di riequilibrio. Ritengo importante sottolineare che tale lusso non possiamo permettercelo.

 

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