IL CASO/ Il bluff dell’euro “nascosto” in 60 mq

- Giovanni Passali

C’è da chiedersi – afferma GIOVANNI PASSALI – se l’euro sia uno strumenti in grado di misurare il valore dei beni o se non incorpori le distorsioni della finanza

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Letta sta preparando le manovre di autunno e quello che si prepara non sembra niente di nuovo. Prima della sua partenza per la Grecia si è augurato che l’autunno non sia caldo, riferendosi a possibili tensioni sociali. Ma se sarà un autunno caldo o meno, ora è chiaro, non dipenderà certo da qualche iniziativa del governo. La linea tracciata dal governo è chiara ed è in continuità sostanziale con quella fallimentare di Monti: dopo aver salassato i cittadini e le imprese, dopo aver iniziato a tagliare i servizi, ora si passa alla svendita dei gioielli di Stato. Nel frattempo l’economia continua nel suo avvitamento verso la depressione: e come può essere altrimenti? Pure i dati ufficiali riportano il continuo e inesorabile restringimento del credito del sistema bancario nei confronti delle imprese. Un sistema bancario marcio nelle fondamenta sta segando il ramo sul quale è seduto. Continuano con questa politica monetaria folle, solo perché non ne hanno un’altra.

Secondo gli ultimi dati pubblicati, nel primo trimestre del 2013 vi è stato un nuovo massimo di fallimenti di imprese. E secondo tutti i dati ufficiali, la disoccupazione è in aumento e continuerà ad aumentare. Ma se aumentano i disoccupati, com’è possibile una reale ripresa? La questione è che ora nessuno comprende il nocciolo del problema. Che consiste nel fatto che tutto si misura in euro. E l’ignoranza sulla questione monetaria è tanto diffusa che nessuno si pone il problema se la moneta euro come strumento di misura (cioè in una delle funzioni monetarie di base) è adeguato, efficace ed efficiente. Non si tratta solo di dare una risposta corretta a questa domanda cruciale. Il problema grave è che oggi la domanda non è nemmeno posta. E la mancanza di cultura monetaria oggi così evidente (a tutti i livelli, dal cittadino comune all’esperto economista) impedisce di riconoscere la verità (o la menzogna) su qualsiasi affermazione venga proposta in materia.

Allora il primo passo è il confronto puntuale con la realtà. A questo proposito, il viaggio in Grecia di Letta è un aiuto a guardare nella giusta direzione. Da quelle parti, purtroppo per il popolo, la crisi è già diversi passi avanti rispetto alla situazione italiana. Le banche hanno ricevuto aiuti finanziari imponenti, soprattutto se paragonati ai loro asset e alle dimensioni dell’economia greca. Ma sono stati concessi a prezzi carissimi. Tutti sappiamo che la televisione pubblica greca è stata chiusa (forse temporaneamente, ma la questione non cambia, perché qualsiasi riapertura sarà con personale fortemente ridotto) come uno dei tanti passi compiuti dallo Stato per dismettere propri beni. Per non parlare della tassazione follemente aumentata, che ha depresso un’economia già ridotta ai minimi termini. Ovviamente tutto ciò non ha portato ad alcuna ripresa. Anzi, uno dei risultati più eclatanti di queste manovre economiche riguarda i prezzi di vendita di alcuni appartamenti, anche in zone centrali di Atene, che si aggirano intorno ai diecimila euro per appartamenti da 50-60 metri quadri, in zone anche centrali ma ormai abbandonate da tutti, a causa della recessione economica e delle nuove proibitive tasse.

Ora, la vera domanda è: la moneta euro è uno strumento adeguato a misurare il valore dei beni? Oppure al proprio interno incorpora i valori sballati della finanza, quella finanza che non è stata capace di vedere la crisi e ora non trova una via di uscita? Possibile che il valore di un appartamento al centro di una città importante si divida per 10 a seconda della nazione in cui si trovi? Ad Atene si utilizza la stessa moneta euro che si utilizza in Italia, Francia o Germania? Forse no. E allora, l’unione monetaria è stata ed è una gigantesca beffa. Occorre prenderne atto.

Il premier Letta si augura un autunno privo di tensioni. Ma il suo sembra un augurio completamente staccato dalla realtà. Quanto recentemente accaduto in Portogallo è interessante, poiché potrebbe essere qualcosa che presto vedremo anche in Italia. Una crisi di governo indotta da alcune manovre impopolari, che hanno portato alle dimissioni di qualche ministro e ad alcune proteste della popolazione anche in forma clamorosa, come quella dei cittadini in parlamento, dai settori riservati al pubblico. Poi un rimpasto, tanto per non cambiare nulla, e avanti con il solito programma di tagli.

Sarà il popolo italiano capace di dare un impulso maggiore, per un cambiamento radicale? Lo vedremo presto. Di certo sarà un autunno caldo. E di fronte al piano di dismissioni previste dal governo Letta c’è quasi da augurarselo. Non che sia caldo e basta, ma che il popolo italiano sia popolo, torni a fare esperienza di essere popolo.

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