IMU/ Detrazione, esenzione, abolizione: le nove ipotesi del ministero del Tesoro

- La Redazione

Sul sito del Ministero delle Finanze è stato pubblicato un documento che contiene nove ipotesi di revisione del prelievo fiscale sugli immobili, ovvero la famigerata Imu

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Sul sito del Ministero delle Finanze è stato pubblicato un documento che contiene nove ipotesi di revisione del prelievo fiscale sugli immobili. In buona sostanza, nove possibilità di rivedere l’Imu, di cui una solamente per il 2013, mentre le altre dovrebbero riguardare il 2014. Per quel che riguarda l’ipotesi sull’anno corrente, si tratta semplicemente di abolire la prima rata finora congelata fino a settembre. Questo provvedimento costerebbe circa 2,4 miliardi di euro (di cui 2,1 per le abitazioni principali e 0,3 per terreni e fabbricati rurali cui si applica la sospensione del pagamento ai sensi del DL 54 del 2013). In buona sostanza lo Stato rinuncerebbe a metà degli introiti, dato che ai cittadini resterebbe l’onere di pagare la seconda rata dell’Imu a dicembre. Un’altra ipotesi è quella di un’esenzione totale dall’Imu per le abitazioni principali (salvo quelle nelle categorie A/1, A/8 e A/9). In questo caso il mancato gettito per lo Stato sarebbe di 4 miliardi di euro, ma l’effetto sarebbe regressivo (i benefici aumenterebbero al crescere dei redditi dei proprietari). Inoltre, vi sarebbero mancate entrate anche per i Comuni. Si potrebbe quindi pensare di aumentare la detrazione per l’abitazione principale, senza cancellare l’Imu. A seconda della soglia che si vuol fissare (da 300 a 500 euro), il costo della misura varia dagli 1,3 ai 2,7 miliardi di euro. In questo caso i benefici sarebbero maggiori per i proprietari di case con rendite catastali più alte. Penalizzati invece i Comuni più piccoli, dove l’introito previsto potrebbe essere cancellato proprio dalla detrazione.  Si potrebbe allora pensare di rimodulare l’esenzione dall’Imu sulla prima casa a seconda della rendita catastale. Un’operazione di questo tipo può costare fino a 2,2 miliardi di euro. In questo caso l’imposta avrebbe carattere progressivo, ma ancora una volta penalizzerebbe i piccoli Comuni dove le rendite catastali sono basse. Se l’esenzione fosse parametrata sul reddito del proprietario, il mancato gettito potrebbe arrivare fino a 2 miliardi, ma si corre il rischio di tentativi di elusione (intestando gli immobili a persone con redditi bassi). Parametrare l’esenzione all’Isee del nucleo familiare del proprietario ridurrebbe l’elusione, ma aumenterebbe la “burocraticità” della tassa, dato che le famiglie dovrebbero produrre molti documenti. Un’altra ipotesi allora è quella rimodulare l’Imu con altre misure fiscali, come la deducibilità Irpef sulle rendite da abitazione principale o l’introduzione di un credito di imposta Irpef o l’accorpamento con la Tares (la cosiddetta “service tax”): in questo caso il rischio è di un aumento della pressione fiscale se non vengono riviste correttamente le aliquote, che oltretutto prevedono anche delle addizionali a livello comunale; tuttavia le mancate entrate sarebbero inferiori.

Se invece si ipotizzasse la deduzione  Imu per le imprese, il costo per lo Stato sarebbe di circa 1,25 miliardi di euro. Tuttavia il Mef ritiene che questo non aiuterebbe le imprese già in sofferenza. Il Tesoro ipotizza anche di restituire ai Comuni il gettito derivanti dagli immobili a uso produttivo classificati nel gruppo catastale D. Il mancato gettito per lo Stato sarebbe di 4,66 miliardi di euro e gioverebbe solo ai Comuni, non ai contribuenti. Si immagina quindi di abolire l’addizionale Irpef ritoccando all’insù però l’Irpef stessa. Anche qui gli effetti per i contribuenti sarebbero limitati e in più si prevedono criticità di tipo tecnico. Infine, c’è l’ipotesi di lasciare ai Comuni il compito di decidere come gestire la riduzione dell’Imu sulla prima casa. Per le casse dello Stato quindi non cambierebbe nulla, ma toccherebbe ai Comuni cercare le coperture per eventuali riduzioni dell’imposta per i cittadini.



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