DECRETO DEL FARE 2/ Il “libro dei sogni” che blocca il governo

- Giuseppe Pennisi

Il voto sull’incandidabilità, il timore di una guerra in Siria, e l’incapacità di Pd e Pdl di fare squadra: sono i tre elementi che, secondo GIUSEPPE PENNISI, frenano il governo

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Il ministro Saccomanni (InfoPhoto)

In questi ultimi anni, in più occasioni, nel mese di settembre i Governi pro-tempore si sono trovati a dovere impostare manovre di bilancio in condizioni di incertezza. Oggi la situazione è resa ancora più incerta da tre determinanti esogene (che si aggiungono a quelle “tradizionali” dell’incertezza nel fare politica economica):

A) sul piano interno, la stabilità stessa del Governo (e l’eventualità di una nuova coalizione analoga a quella in carica) dipende da decisioni che verranno assunte dai maggiori soggetti politici sulla incandidabilità del leader del Pdl, e sulla sua stesse permanenza in Senato, in base a considerazione che nulla hanno a che fare con la politica di bilancio.

B) sul piano internazionale, soffiano venti di un conflitto che potrebbe diventare guerra guerreggiata ed estendersi non solamente alla Siria, con possibili forti tensioni sul mercato finanziario.

C) sul piano organizzativo, la coalizione che governa da quattro mesi è composta da due partiti che si sono scontrati violentemente per venti anni, hanno poca esperienza di lavoro di squadra comune e contano nel Paese circa il 55% del voto popolare.

Siamo a incertezza al cubo. Le prime due determinanti possono essere affrontate, sotto il profilo tecnico, facendo ricorso al metodo delle opzioni reali codificato da Avinash Dixit e Robert Pyndick, nel volume  Investment under Uncertainty “Investimenti in Condizione d’Incertezza” (Princeton University Press 1994) e ripreso in Italia nel libro mio e di Pasquale Lucio Scandizzo Valutare l’Incertezza (Giappichelli 2003), adottato da alcune università e utilizzato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dal Ministero dello Sviluppo Economico per alcune analisi di grandi investimenti. Sotto il profilo tecnico, l’Istat non ha ancora aggiornato (dal 1996!) i dati necessari per applicare la strumentazione a politiche (non a singoli progetti), ma soprattutto la fragilità politica rende molto difficile la condivisione di un metodo comunque ancora considerato innovativo.

Cosa fare? Prima di salire sull’aereo per San Pietroburgo, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ha scritto a tutti i ministri sottolineando che mantenere il deficit pubblico sotto il 3% del Pil è «imprescindibile» e invitando tutti a presentare entro oggi le diverse proposte. In caso siano previsti maggiori oneri per il Tesoro, avverte Saccomanni, i ministri dovranno offrire anche le misure compensative.

Si tratta in essenza di replicare il metodo della razionalizzazione delle scelte di bilancio adottato sin dagli anni Ottanta in Francia. Saccomanni sa che l’aumento dei tassi d’interesse  a medio e lungo termine (e quindi del costo del debito pubblico) è uno dei pochi elementi con un ragionevole grado di certezza.

Sulla base di queste proposte a fine settembre il Mef presenterà la Nota di aggiornamento al Def con gli obiettivi di finanza pubblica rivisti alla luce del ciclo economico, fissando così i paletti tra i quali dovrà muoversi la legge di stabilità. Ma dovrà essere precedentemente risolto anche il problema dell’Iva, perché in assenza di in­terventi il primo ottobre scatta l’aumento dell’aliquota dal 21% al 22%.

In questo quadro, secondo anticipazioni che circolano nel Palazzo, si starebbe predisponendo un nuovo “Decreto del Fare” che dovrebbe anticipare la legge di stabilità. Alcuni punti sembrano acquisiti. Per quanto riguarda l’energia, la possi­bilità di emettere bond da parte del Gse (Gestore dei servizi energetici) allo scopo di ridurre gli oneri in bolletta legati all’incentivazione del fotovoltaico e delle altre fonti rinnovabili. Ci sarebbero  anche norme per favorire il finanziamento delle piccole e medie imprese che investono e creano occupazione tra i giovani e le donne: mutui agevolati per gli investimenti a tasso zero, da restituire al massimo in otto anni. Si parla anche di  un fondo di investimento per favorire il sostegno di strategie di svi­luppo e innovazione delle aziende, attra­verso anche l’attivazione della Bei e di aprire la strada a operazione di venture capital con ingressi nel capitale di rischio delle Pmi e di finanziamenti a fondo perduto, tramite voucher di importo non superiore a 10.000 euro, per l’acquisto di materiali e servizi informatici in modo da favorire l’innovazione tecnologica delle aziende minori.

C’è da chiedersi se non si sia alle prese con un volenteroso Libro dei Sogni che poco ha a che fare con i contenuti rigoristici della lettera del titolare del Mef ai suoi colleghi. C’è, poi, una domanda ancora prioritaria: a che punto si è con gli adempimenti per dare attuazione ai decreti “Salva Italia” e “Cresci Italia”? Nessuno può saperlo perché il Governo “tecnico” non ha lavorato in piena sintonia con l’alta dirigenza statale; manca, quindi, pure a Palazzo Chigi, una mappatura completa.

In effetti, dato il quadro di incertezza, sarebbe meglio cercare di fare diventare realtà le misure già approvate (ma rimaste in un limbo) che tentare altri provvedimenti puntiformi, soffermarsi  su poche ma chiare priorità condivise (come sostiene da settimane il Sottosegretario al Mef, Pier Paolo Baretta) quali la semplificazione della macchina amministrativa e l’individuazione di sacche di inefficienza.  

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