LEGGE DI STABILITA’ 2015/ Forte: “privilegi” per pochi a spese di molti

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, la manovra sposta i debiti sul futuro, non prevede nulla per gli investimenti e ha soprattutto come scopo quello di raccogliere dei consensi elettorali

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Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan (Infophoto)

La Legge di stabilità 2015 avrà un valore pari a 36 miliardi di euro e sarà studiata per ridurre l’imposizione fiscale. Lo ha sottolineato Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, parlando a Radio Anch’io. Il premier Renzi nei giorni scorsi aveva annunciato tagli alle tasse da 18 miliardi di euro, di cui 6,5 miliardi saranno destinati a ridurre l’Irap. Fra le entrate sono stati inclusi anche 3,8 miliardi che saranno ricavati dalla lotta all’evasione fiscale, mentre il Tfr in busta paga sarà liquidato solo su base volontaria. Per Francesco Forte, ex ministro delle Finanze, in questa manovra c’è una novità positiva e per il resto una serie di errori a non finire.

Professore, partiamo dalla novità positiva…

Nella Legge di stabilità finalmente l’Irap sui costi del lavoro, cioè sulle retribuzioni e i contributi previdenziali, viene dedotta integralmente dall’imposta sul reddito. È una buona misura, ma se non fosse per i tabù della sinistra che da 50 anni bloccano il nostro Paese si sarebbe consentito di detrarre non solo una parte bensì l’intera Irap. Quest’ultima infatti è composta da due imposte diverse. Da un lato l’Irap sui costi del lavoro è un contributo sociale per la sanità. Mentre l’imposta sul reddito lordo comprensiva di ammortamenti e aggiustamenti è quella relativa al valore aggiunto.

Che cosa ne pensa invece del bonus per le imprese che assumono a tempo indeterminato?

Il bonus per le assunzioni a tempo indeterminato ha l’obiettivo di incentivare il contratto a tutele crescenti. È possibile che questa misura riuscirà nel suo intento, ma sicuramente a spese dei contratti a termine e delle partite Iva. Si accoglie così una richiesta dei sindacati, i quali si sono resi conto che il contratto a tempo indeterminato non è appetibile perché comprende troppe clausole, e quindi le imprese preferiscono contratti a termine e partite Iva.

Perché invece i sindacati preferiscono il contratto a tempo indeterminato?

Il contratto a tempo indeterminato è amato ai sindacalisti per la semplice ragione che è quello che consente loro di dare le tessere sindacali, mentre le partite Iva e i lavoratori a termine sono scarsamente sindacalizzabili. Questa misura della Legge di stabilità non crea nuova occupazione, ma è uno spreco di risorse pubbliche a favore di un contratto e a danno di altri.

Ci sono le coperture per il taglio delle tasse?

Le coperture non ci sono, in quanto si crea un deficit da 11 miliardi di euro che sarà molto difficile da giustificare in sede Ue. Ma anche le coperture presenti sono scritte sulla sabbia: 3,8 miliardi di recupero di evasione fiscale sono del tutto ipotetici e i tagli alla spesa dello Stato sono ancora a livello generico. Si conoscono quindi soltanto i tagli ai trasferimenti degli enti locali, che quasi certamente daranno luogo a maggiori imposte da parte di Comuni e Regioni. Non sono quindi tagli di spesa bensì nuove tasse.

 

Se mancano le coperture, come sarà evitata una procedura d’infrazione europea?

Poiché si sa che parte delle entrate potrebbero non esserci, o potrebbero non essere ritenuta valida da parte della Commissione Ue, in realtà nella Legge di stabilità sono inserite clausole di salvaguardia da 20 miliardi di euro, che prevedono aumenti delle tasse qualora il deficit dovesse aumentare.

 

Nel complesso, quindi, come giudica questa Legge di stabilità?

La Legge di stabilità è un’operazione che sposta i debiti sul futuro, non a caso mercoledì la Borsa di Milano ha reagito in modo negativo. Questa manovra è costruita inoltre sulla base di un’ideologia sbagliata. Non prevede nulla per gli investimenti, è in gran parte concentrata sui consumi e molte delle sue misure hanno soprattutto come scopo quello di raccogliere dei consensi elettorali o di interpretare le divisioni interne al Pd. Manda dunque un messaggio negativo sia agli italiani, sia in sede europea, e riesce a raccogliere un certo consenso soltanto in quanto distribuisce benefici a tutti a spese del ceto medio.

 

(Pietro Vernizzi)

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