SPY FINANZA/ Bce e Ue, le armi a salve contro la crisi

- Giovanni Passali

La Banca centrale europea, spiega GIOVANNI PASSALI, sembra incapace di affrontare la crisi con strumenti adeguati e anche l’Ue non pare indirizzata verso un benessere comune

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Stando alle assicurazioni di Draghi, la Bce si sta preparando a un massiccio quantitativo di acquisti di titoli Abs, cioè prestiti cartolarizzati dalle banche. “Sappiamo che ci sono dei rischi e che dobbiamo prepararci”, ha dichiarato il Governatore della Bce. Ma come si stanno preparando? Con le solite desuete ricette, quelle che anche in passato non hanno funzionato. Non potevano funzionare, non hanno funzionato e non funzioneranno. La crisi è monetaria, come ho già ricordato numerose volte. Una crisi che dipende culturalmente dal fatto di non sapere cos’è la moneta. E operativamente dipende dal non sapere perché si stampa moneta e dalle conseguenze di questa stampa di moneta. Ma non hanno altre strade, perché una banca centrale altro non sa e non può fare.

A dir la verità, tutta la verità, un’altra cosa la può fare: può agire sui tassi di interesse. Ma le munizioni di quell’arma sono ormai finite da tempo, poiché i tassi sono ridotti a zero. Quindi quell’arma è inutilizzabile. Ora è rimasto solo il Quantitative easing, cioè la stampa di fiumi di denaro col quale acquistare ogni tipo di prodotto finanziario. Ma pure quello è destinato a divenire sempre meno efficace.

La ragione è evidente. Se la liquidità presente sul mercato è di 10 miliardi e immetto 1 miliardo, l’impatto sarà un aumento del 10%. Ma la volta successiva, se immetto la stessa cifra, l’impatto su 11 miliardi sarà minore. E più si procede a immissioni, più l’impatto sarà progressivamente calante. Certo, potrò aumentare la cifra da immettere. Ma questo vuol dire anche accelerare la diminuzione dell’impatto successivo.

Del resto, nelle attuali condizioni, non vi sono alternative. Se non cresce la quantità di moneta non si riescono a rendere profittevoli i mercati finanziari. Se questi non sono profittevoli (e lo sono quasi per forza, a causa dell’eccesso di liquidità), allora gli interessi sulla stessa moneta non sono più pagabili. Se gli interessi non sono pagabili, inizia la fuga dai mercati finanziari e l’acquisto di beni reali, con conseguente pericolo di iperinflazione incontrollabile.

Vi ho detto una bugia: non c’è il pericolo dell’iperinflazione, ma la certezza, proprio per il fatto che la quantità di moneta sui mercati finanziari è eccessiva. E sarebbe un’iperinflazione incontrollabile (come tutte le iperinflazioni) poiché nessuno ha gli strumenti per impedire a chicchessia di ritirare i propri soldi da un investimento finanziario e investirlo in beni reali. Questo è uno degli effetti perversi della “libera circolazione dei capitali”.

Allora per impedire la catastrofe finanziaria ed economica (e sociale) la Bce continua a stampare moneta e continua a drogare i mercati finanziari. Ma le azioni portano sempre delle conseguenze e una responsabilità di queste. E vale anche per i recenti stress test con i quali si sono vagliati le condizioni di salute finanziaria delle banche in Europa. E vale anche per la nuova istituzione della Bce come istituto di sorveglianza europeo. Tale funzione non è più espletata dalle singole banche centrali ma dalla Bce. E pure questo comporta delle responsabilità. Come per esempio la responsabilità di aver dichiarato che la Deutsche Bank ha superato gli stress test, anche se la prima banca tedesca ha un’esposizione in derivati pari a 75 mila miliardi di dollari, cioè pari a circa 5 volte il Pil europeo.

Com’è stato possibile tutto ciò? Possibile se dalle analisi degli stress test i derivati sono esclusi. Per capire la gravità della situazione, basta ricordare che le banche tedesche, al pari di quelle francesi e di altri paesi dell’eurozona, hanno superato gli stress test soltanto grazie ai cospicui interventi finanziari ricevuti dai rispettivi governi nazionali. Citando dati ufficiali di Eurostat, il vicedirettore generale di Bankitalia, Fabio Panetta, ha precisato che tali interventi sono stati pari a 250 miliardi di euro in Germania, 60 in Spagna, circa 50 in Irlanda e Paesi Bassi, 40 in Grecia, 19 in Belgio e Austria, 18 in Portogallo. E l’Italia? L’intervento pubblico a sostegno delle banche nel corso di questi anni è stato di appena 4 miliardi. Se le nostre banche avessero ricevuto soltanto un terzo degli aiuti ricevuti dalle banche tedesche, avremmo un surplus di 77 miliardi.

Occorre pure ricordare che, quando il governo di Mario Monti varò 4 miliardi di Monti Bond per salvare il Monte Paschi, il commissario Ue alla concorrenza, Joaquin Almunia, aprì all’istante una procedura d’infrazione contro l’Italia per aiuti di Stato a una banca, vietati dall’Ue.

Questa è l’Europa dei due pesi e delle due misure, un’Europa per nulla solidale e che occorre rifiutare. Un’Europa rispetto alla quale l’attuale Governo, come i precedenti, si sta macchiando della gravissima colpa di una debolezza politica che farà a pezzi la nostra economia reale, rendendo le nostre risorse un boccone prelibato per il capitalismo straniero. Ma di questo capitalismo non resterà traccia. Se non avverrà un cambiamento radicale (e finora non mi sembra sinceramente possibile) e l’unica opzione rimane quella di immettere nuova moneta per sostenere un sistema fallito, allora anche il disastro finanziario e monetario sarà inevitabile. Occorre prepararsi per tempo, con sistemi di moneta complementare e reti sociali ricreate dal basso, per rendere il terribile passaggio meno cruento possibile.

Potrebbe esserci anche un passaggio del tutto “morbido”, non traumatico. Ma fino a oggi, con questa classe politica, non sembra possibile. E si può essere fiduciosi, perché la speranza non dipende da una classe politica, ma da una società che si ricostituisce in forma di comunità locali all’interno delle quali uomini di buona volontà di adoperano attivamente per il bene comune. Come già sta accadendo.

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