FINANZA E POLITICA/ Forte: elezioni anticipate, un suicidio per l’Italia

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, il rimbalzo previsto per il 2015 non ci sarà, la situazione rimarrà difficile e quindi andare al voto sarebbe interpretato dai mercati come un segno di instabilità

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Lo scontro tra Pd e Forza Italia sull’Italicum avvicina le elezioni anticipate. In un valzer di riunioni sempre più convulse, i principali leader politici stanno cercando di raggiungere un accordo, anche se lo scenario del voto si fa sempre più concreto. Il tutto mentre la Commissione Ue rimarca che “i progressi dei prossimi mesi nelle riforme sono cruciali” affinché Bruxelles possa valutare se l’Italia sta facendo o meno la sua parte, anche se il nostro Paese dovrà stare attento ai “colli di bottiglia istituzionali e barriere nell’attuazione”. Ne abbiamo parlato con il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie.

Il voto anticipato avrebbe effetti positivi o negativi per la nostra economia?

Se la legge elettorale sarà abbastanza rappresentativa, ne uscirà una maggioranza solida. Se al contrario il sistema elettorale sarà basato su un escamotage tale per cui un partito con il 35-37% prende la maggioranza assoluta sia alla Camera sia al Senato, il nuovo governo potrebbe perderne in autorevolezza. Tanto più se sarà espressione di un partito che non è omogeneo al suo interno, ma è litigioso perché si è unito per ragioni opportunistiche.

Eppure la strada verso le riforme nell’attuale legislatura sembra essere bloccata…

Il vero motivo è che Renzi è incerto sulle politiche da attuare, perché continua a traccheggiare tra soluzioni centraliste e il tentativo di rilanciare la domanda, tra aiuti alle famiglie e incentivi per le imprese. Non c’è una linea chiara, anche perché quella di Padoan non è del tutto convergente con quella del presidente del consiglio. A ciò si aggiungono i condizionamenti della Comunità europea, che impediscono al nostro governo di fare veramente quanto vorrebbe. Renzi non è quindi un uomo forte, bensì un Premier che cerca di avere tutto il potere per rafforzarsi. Il problema è sapere se il voto gli darebbe veramente questa autorevolezza oppure no.

E secondo lei gliela darebbe?

No. Le elezioni anticipate sarebbero viste dalla comunità internazionale come una situazione di fragilità della nostra economia per la mancanza di una guida politica autorevole e unitaria. Il messaggio che lancerebbe il voto anticipato sarebbe che chi comanda non ha un pieno controllo della situazione. L’effetto complessivo sarebbe quindi negativo. Teniamo presente che la situazione dell’Italia è di semi-affidamento economico.

Qual è la situazione che si troverà ad affrontare l’Italia nel 2015?

Qualsiasi sia il governo che ci ritroveremo nel 2015, quello che è certo è che avrà compiti molto difficili. Il rimbalzo che era stato precedentemente previsto non ci sarà e la situazione rimarrà difficile. La Russia è a crescita zero, e da questo punto di vista quello che sta facendo l’Europa è un gioco pericoloso. Tutto ciò sta determinando anche in Italia ripercussioni negative molto considerevoli, tanto è vero che ci sono delle stime in base a cui l’anno prossimo l’Italia non uscirà dalla recessione. Con questa situazione andare a elezioni anticipate è quasi un suicidio.

 

Perché ritiene che anche una netta vittoria del Pd alle elezioni anticipate non renderebbe Renzi più autorevole?

Perché il consenso di Renzi si basa su compromessi, e non su una linea chiara. Sul Jobs Act, per esempio, il Premier ha puntato a un compromesso molto pasticciato, favorendo il contratto a tutele crescenti rispetto agli altri e nello stesso tempo sprecando risorse per il bonus da 80 euro. Trovo del resto discutibile il fatto di attuare un politica che per metà mira a sostenere le imprese e per metà i bassi redditi, creando una situazione di esclusione per precari, pensionati, lavoratori autonomi e piccole imprese. Tutto questo mentre si tassano gli immobili, le rendite finanziarie.

 

Perché questa politica economica non la convince?

Questa non è né di sinistra, né di destra, bensì è una politica di compromessi alla ricerca di consensi. Insomma, siamo in un’epoca simile a quella che nel 1922 segnò l’avvento di Mussolini, con la differenza da allora che oggi ad andare al potere non è il fascismo bensì il populismo.

 

Se la politica del governo Renzi presenta tutti questi problemi, non sarebbe meglio andare a elezioni anticipate?

Il problema è che il nuovo governo dopo eventuali elezioni anticipate avrebbe esattamente la stessa linea. La linea populista o neocorporativa del governo da un lato ha i consensi del gruppo delle grandi imprese, e dall’altra ha il sostegno di una parte dei ceti sociali che hanno ricevuto determinati benefici.

 

Come valuta da questo punto di vista la strategia del premier?

La strategia di Renzi consiste nel perseguire questo duplice consenso, e continuerà in questa direzione anche dopo eventuali elezioni anticipate. Da un lato cercherà di tenersi amici i gruppi industriali che finanziano questo governo e il suo potere. Dall’altra continuerà a blandire una parte dell’intellighenzia e del ceto lavoratore che usufruisce di vantaggi come il bonus da 80 euro.

 

(Pietro Vernizzi)

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