FINANZA E POLITICA/ Euro e Draghi “cancellano” la Costituzione italiana

- Giovanni Passali

Le ultime dichiarazioni di Draghi riguardo le riforme che gli stati devono attuare sembrano essere contrari alla Costituzione italiana. Il commento di GIOVANNI PASSALI

Draghi_Tavolo2R439
Mario Draghi (Infophoto)

Le ultime dichiarazioni di Draghi riguardo le riforme che gli stati devono attuare confermano quanto già da me sottolineato e quanto si era capito da tempo: “Non si tratta di perdere sovranità nazionale: quella i paesi con alto debito l’hanno persa. Ma si tratta di riacquistare sovranità nazionale e non più soltanto nazionale ma a un livello più alto, condividendola con gli altri […]. La nostra esperienza mostra che la condivisione della sovranità nazionale è condivisione necessaria per una fiducia duratura nel disegno del nostro viaggio comune europeo”.

Io non so se qui vi sia materia per una denuncia penale per attentato alla Costituzione o all’unità dell’Italia, la giurisprudenza non è la mia materia. Ma quello che è certo e che sembra ignorato da Draghi e da chi persegue questo disegno è che “la sovranità appartiene al popolo”, come recita l’articolo 1 della nostra Costituzione. Inoltre, nessun articolo della nostra Carta consente una cessione della sovranità, ma al limite solo una limitazione della stessa (articolo 11) e solo in condizioni di parità con gli altri stati. Draghi però non parla di limitazione della sovranità, ma esplicitamente di cessione di sovranità. Si tratta di una cosa di una gravità inaudita, che viene dichiarata e attuata senza che nessuna istituzione dello Stato italiano osi pronunciarsi in alcun modo su questa situazione.

Queste parole, pronunciate all’Università di Roma 3 nella più tranquilla impunità, fanno del resto solo da cornice a una situazione nazionale e internazionale che ormai mostra crepe insanabili da ogni parte. Per esempio, l’ex ministro Visco ha detto chiaro e tondo che “il rischio di disintegrazione dell’euro riguarda tutti i paesi del sud e potenzialmente anche la Francia. E se si disintegra l’euro fanno default tutti… in queste condizioni l’euro si disintegra”. Ovvio, anche io lo sto dicendo da tempo: in queste condizioni andiamo incontro al disastro, al default incontrollato. Ma non è vero che potrebbe esistere una versione sostenibile dell’euro, al contrario hanno voluto l’euro proprio per poter imporre queste condizioni, proprio per poter imporre l’austerità.

E proprio Visco, come controprova del suo ragionamento fallace, cita la Gran Bretagna che stampa fiumi di moneta per proteggere la propria economia. Ma la Gran Bretagna non è fuori dell’Europa, e la sua banca centrale (la Bank of England) è parte della Bce. Ma ha conservato la propria moneta. Proprio questo dovrebbe fare di corsa l’Italia, come primo passo necessario per difendere la propria economia: riprendere a stampare una nuova propria moneta per sostenere il mercato interno. Non c’è nessuna necessità di uscire dall’Europa e dall’euro, in un primo momento. E non c’è nessun trattato che possa impedirci di pretendere per noi le stesse condizioni che ha ottenuto la Gran Bretagna, le cui banche non sono certo meno esposte e insicure delle nostre.

Un altro terribile scricchiolio viene dall’Olanda: il governo ha ottenuto il rimpatrio di 122 tonnellate di oro, finora custodite negli Usa. Non c’è riuscita la Germania, nonostante numerose insistenze; ma c’è riuscita la piccola Olanda. Sarà perché finanziariamente meno ostile ai poteri finanziari americani? E perché mai far rimpatriare l’oro, se non in previsione di un crollo dei mercati finanziari? Del resto, allo stesso modo si sta comportando la Russia, che in questi ultimi mesi ha venduto titoli di stato Usa (considerati sicuri, ma lo sono davvero?) e ha comprato oro.

Ma torniamo alle parole di Draghi. La gravità non sta soltanto nel dare per scontata la perdita della sovranità, ma di averla realizzata attraverso il debito. Questo proprio per evitare di cedere la sovranità attraverso una modifica costituzionale che avrebbe sollevato certamente maggiori clamori. Così la perdita della sovranità, che, lo ricordiamo, appartiene al popolo, è stata realizzata lentamente e nascostamente.

Mi vengono in mente le parole di Copernico, il quale nel suo trattato sulla moneta scriveva: “Sebbene innumerevoli siano i mali da cui solitamente sono indeboliti regni, principati e repubbliche, i principali son quattro: discordia, mortalità, sterilità delle terre e svalutazione della moneta. I primi tre sono tanto palesi che nessuno li ignora; ma il quarto, attinente alla moneta, è considerato solo da pochi e solo dai più attenti, perché manda in rovina gli stati non d’un sol colpo, ma gradualmente e nascostamente” (Monetae cudendae ratio, 1526).

Manda in rovina gli stati. Ecco cosa sta facendo Draghi. Ma i draghi passano, mentre i popoli restano. Come ammoniva Copernico quasi cinquecento anni fa, dobbiamo essere attenti. E fiduciosi. Anche nel caso di un’ implosione dell’euro. Anzi, proprio per quello.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori