FINANZA/ Draghi, una vittoria per i mercati ma non per la ripresa

- Ugo Bertone

Ieri si è riunito il board della Bce, dopo giorni in cui Draghi è sembrato essere circondato e sotto attacco. UGO BERTONE ci aiuta a capire come se l’è cavata il Super-Mario italiano

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Mario Draghi (Infophoto)

“Le nostre sono discussioni normali. Anche accese, certo, perché condotte all’insegna della franchezza. Ed è normale che vi siano divergenze sulle misure da prendere perché in consiglio ci sono persone indipendenti che agiscono e operano come tali”. Insomma, come capita in tutte le famiglie, anche in quella di Francoforte ci si divide, sottolinea Mario Draghi, numero uno della banca centrale. Ma senza steccati o schieramenti precostituiti. “Non esiste una divisione Nord contro Sud – ammonisce Draghi -. Non esistono coalizioni. Purtroppo non posso essere più esplicito per motivi di riservatezza, ma vi posso garantire che tutto avviene all’insegna della più piena indipendenza personale, senza confini geografici”.

Il presidente della Bce ha liquidato così, con grande disinvoltura, il gossip che negli ultimi giorni ha preceduto la riunione della banca centrale. Qualche timore doveva averlo pure lui fino a ieri, visto che ha detto che la “cena di ieri sera è andata meglio del previsto”. Per carità, “la discussione è molto interessante, costruttiva e franca”, ma non si è materializzata una coalizione dei falchi come si poteva dedurre dal tam tam della vigilia con il rischio di dar vita a una squadra, peggio un partito, degli intransigenti coagulato contro il banchiere italiano, toppo disinvolto e autonomo e, quel che è peggio, ormai apertamente fautore di scelte troppo espansive per i gusti della Bundesbank.

Di qui il rischio di un dissenso organizzato, un rischio mortale per la Bce. Altre banche centrali, ultimo esempio la Bank of Japan ove le ultime misure adottate sono passate con 4 voti contrari su 9, possono consentirsi un dissenso esplicito, perché espressione di un incontestabile mandato nazionale e simbolo dell’unità del Paese. Un conflitto palese a Francoforte, invece, segnerebbe l’inizio di una frammentazione dalle conseguenze incalcolabili.

È su questa base che Draghi ha saputo tesser la sua ultima tela di Penelope andando alla ricerca di un minimo comune denominatore tra le diverse posizioni, rinviando nel tempo i possibili contrasti. Avanti tutta con i prestiti Tltro: a dicembre le banche risponderanno con ben diverso entusiasmo all’offerta di Francoforte, dopo che è stato rimosso il macigno degli stress test. Avanti tutta con i covered bond, da allargare anche ai prestiti privati così come con gli Abs per i quali è stata ieri formalizzata un’importante novità: all’operazione potranno partecipare anche le banche nazionali. Con un rischio minimo per la banca centrale, non più dello 0,01% secondo le perizie esterne ordinate dall’istituto.

Basteranno questi interventi a riportare la congiuntura verso le mete sperate? Lecito dubitarne, anche se gli interventi, destinati a riportare il bilancio della Bce sui livelli del marzo 2012 (quindi con un’iniezione di liquidità superiore ai mille miliardi), potrebbero riportare gradualmente l’inflazione verso il 2%. “Ma noi sappiamo bene – ha aggiunto – che ci sono rischi al ribasso e perciò dobbiamo trovarci pronti”.

In sintesi, oltre a ribadire che il consiglio “all’unanimità” è d’accordo a varare misure non convenzionali se necessario, Draghi ha annunciato che è stato dato mandato allo staff di mettere a punto eventuali nuovi interventi nella direzione del Qe (mai citato) all’europea che non potrà che essere molto diverso da quanto fatto in Usa e nel Regno Unito, ove le operazioni sono partite quando i tassi erano sensibilmente più alti, per non parlare dell’anomalia giapponese.

Sulla base di questa ricetta Draghi ha saputo ricomporre, per ora, l’immagine unitaria della Banca centrale europea. I mercati ne hanno preso atto, con forti benefici per i tassi, lo spread, il livello dell’euro (in discesa) e l’andamento dei listini azionari, specie quelli bancari (in forte recupero). Una reazione giustificata non solo dalla vittoria “politica” di Draghi, preoccupato non tanto dall’ostilità della Bundesbank (ormai acclarata), bensì da un irrigidimento di Angela Merkel, finora benevola verso il banchiere romano. Ma anche dall’indiscutibile passo in avanti nel merito.

Sebbene non abbia adottato decisioni nuove di politica monetaria, la Bce ha di fatto dato il via libera a un Quantitative easing nel caso le misure attuali non abbiano successo e le aspettative di inflazione dovessero peggiorare. Ovvero ha ancorato l’eventuale dissenso dei falchi a elementi obiettivi. Ancora una volta, insomma, missione compiuta. In attesa che le riforme di casa nostra diano finalmente frutto. 

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