SPILLO/ I 1560 miliardi da “smuovere” contro la crisi

- Mauro Artibani

Per uscire dal guado dal guardo della crisi, le ricette sembrano convergere su un punto: spingere gli investimenti. MAURO ARTIBANI ci spiega come poter agire in questa direzione

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Quando i redditi, erogati dalle imprese a chi lavora per produrre merci, si sono mostrati insufficienti ad acquistare quanto prodotto, si è generato un pericoloso squilibrio. Fin quando il credito ha surrogato quell’insufficienza si è fatto finta di niente. Quando quel credito sparso nel mondo ha confezionato per ogni dollaro 3,7 di debito si è impallato il meccanismo dello scambio. L’offerta si è fatta in eccesso, la domanda in difetto.

La crisi sta tutta qui. Anzi peggio, nasce da questo squilibrio, si perpetua con l’aggravarsi dello squilibrio. I policy maker di questo mondo, dopo tanti arzigogoli più o meno ineffettuali, per uscire dal guado, sembrano convergere su un punto: spingere gli investimenti.

Cacchio, gli investimenti: quali? Di chi? Come? Verosimile che tocchi a quelli delle imprese sovraccapaci e con i magazzini pieni; a quelli che governano Stati messi all’angolo dalla riduzione del gettito fiscale che fa aumentare deficit e debito; finanche a quelli dell’industria finanziaria squassata dai crediti incagliati, frutti amari di “investimenti” sballati. Sant’iddio toccherebbe, insomma, per compito d’istituto, proprio a quegli agenti che mancano di agio per poter agire, peggio di così…..

Vuoi vedere che toccherà fare l’inverosimile per rimettere in pristino un equilibrio decente? Vuoi vedere che toccherà aguzzare uno sguardo traverso per vedere oltre? Sì, oltre, dove ci sono altri agenti che hanno risorse che, quando agite per il meglio, garantiscono l’equilibrio proprio nel cuore del sistema: nel meccanismo dello scambio.

E qui si mostra il danno, l’impiego delle loro risorse produttive, che fanno buona parte della crescita, risultano imbolsite dal debito d’ossigeno reddituale. Bolsi sì, pure però affrancati dal bisogno. Già, questi non bisognosi, di quanta sprone possono disporre per fare esercizio e rassodare la pancetta? A occhio e croce, tanta quanta ne consentirebbe un adeguato portafoglio. Tanto quanto i nuovi bisognosi hanno convenienza a che quel potere d’acquisto venga rassodato. Tanto quanto serve, insomma.

Beh, quei 1.560 miliardi di euro l’anno, per esempio, che pur in mezzo alla crisi ci stanno. Basta riallocarli in modo da togliere alibi ai pancettari e smaltire il bisogno di smerciare per chi vende; con un rimpinguato prelievo fiscale far fare al pubblico la spesa che gli spetta. E ci vogliamo rovinare, se resta pure il resto, si possono disincagliare i crediti di quelli del credito per farli tornare a investire in prestiti e guadagnare.

Se poi, come misura il Fmi, scorgendo persino la relazione inversa che vige nell’economia dei consumi tra spesa e occupazione, un punto di Pil aumenta di uno 0,6% l’occupazione giovanile, beh allora tocca proprio fare fitness, senza se, senza ma.

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