SPY FINANZA/ Le “leggende” pro euro da sfatare

- Giovanni Passali

Secondo GIOVANNI PASSALI, gli argomenti usati da chi difende la moneta unica europea non sono così efficaci rispetto a quelli di chi ne evidenzia invece i limiti

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C’è ancora qualcuno che difende la moneta unica oggi? Sì, ancora c’è qualcuno. Si tratta di chi sta combattendo battaglie di retroguardia, mentre parti politiche con gradimento elettorale crescente (Syriza in Grecia, la Lega in Italia, il FN di Marie Le Pen in Francia, Afd in Germania) continuano a insistere sulla necessità di uscire dall’euro e a riscuotere sempre maggiore interesse. Ma più la crisi avanza e più le armi culturali e dialettiche di chi difende l’euro si assottigliano e si spuntano.

C’è, per esempio, chi usa come argomentazione principale la possibile inflazione che avremmo in caso di ritorno alla moneta nazionale. Innanzitutto occorre ricordare che si tratta di una possibilità e che non c’è alcun automatismo tra svalutazione della moneta e inflazione. Tanto per stare ai casi concreti e non alle teorie, alla sua nascita l’euro si svalutò del 30% nei confronti del dollaro, ma non si registrò alcun aumento particolare di inflazione. E pure nel 1992 (quando ci fu l’attacco speculativo contro la lira, con una svalutazione di oltre il 25%) non si registrò alcun aumento di inflazione.

Invece la svalutazione è proprio la forma di protezione principale delle istituzioni che vogliano difendere l’economia reale e i posti di lavoro. Così ha fatto Roosevelt nel 1933, svalutando di oltre il 40%. E così fecero Canada, Svezia e Finlandia, quando negli anni ‘90 furono colpite da una grave crisi del debito pubblico: insieme alle riforme fecero una svalutazione tra il 25% e il 40%. E così ha fatto l’Islanda negli ultimi otto mesi, svalutando la propria moneta del 50% (e congelando ogni trattativa di entrata nell’euro).

Va poi detto nessuno sì è mai sognato di dire che la sovranità monetaria sarebbe una sorta di panacea di tutti i mali. Invece è falso che tutti hanno la piena sovranità monetaria, poiché noi non l’abbiamo e non abbiamo nemmeno una vera banca centrale (un istituto prestatore di ultima istanza): e da noi in Europa la crisi è più grave che altrove. Persino i dieci paesi che sono in Europa ma non hanno l’euro stanno meglio (anche se non molto, ma hanno indicatori economici costantemente migliori di chi ha l’euro).

A proposito di inflazione, non è proprio quello che cercano di fare da qualche tempo Draghi e tutte le istituzioni europee? Non è forse vero che da qualche tempo sono tutti lì a dire che ci vorrebbe un po’ di inflazione? E non è forse vero che senza crescita un’inflazione troppo bassa (o negativa) diventa un disastro? E perché l’inflazione bassa è un disastro? Ovviamente perché con inflazione bassa il denaro diventa più caro per chi lo prende a prestito e diventa più conveniente prestarlo a chi lo ha. Cioè l’inflazione bassa avvantaggia i ricchi e sfavorisce i poveri. Pure tra gli stati è così: da quando c’è l’euro, la bilancia dei pagamenti fa faville in Germania con surplus stratosferici (che non vengono sanzionati, anche se in contrasto con le norme europee) e ha affossato i paesi periferici dell’Europa (quelli con l’euro).

Occorrerebbe quindi finirla con la storiella secondo la quale l’euro è stata una grande opportunità, poiché abbiamo tutti potuto chiedere un mutuo con interessi più bassi. Infatti, cosa accade se un mutuo ci costa il 15% e l’inflazione è al 20%? E cosa succederebbe oggi se un finanziamento ci costa il 5% ma l’inflazione è inferiore all’1%? Succede che stiamo peggio oggi, ovviamente, grazie alla moneta unica gestita da una banca centrale il cui solo compito (occorre ricordarlo) è tenere bassa l’inflazione. E quindi strutturalmente incapace e incompetente a rialzarla.

Come ha notato anche Gianfranco Fabi su queste pagine, “le banche centrali e la politica hanno mancato di fare il loro dovere lasciando che si espandesse un sistema bancario ombra che ha inondato i bilanci di attività finanziarie tossiche e ha disarticolato i sistemi nazionali di credito”. E cos’è successo con l’euro? Secondo i dati ufficiali di Bankitalia, nel 2002 il totale dei derivati Otc in Italia sfiorava i 3.000 miliardi di dollari, mentre nel 2013 è arrivato a circa 8.500 miliardi di dollari. A livello mondiale, nel 2002 i derivati erano a quota 100 mila miliardi, mentre a fine 2013 erano a 710 mila miliardi. Questo è il motivo per cui le istituzioni bancarie e finanziarie erano tutte favorevoli all’introduzione della moneta unica. Ed è lo stesso motivo per cui oggi si fanno mille piani per la ripresa, ma uno straccio di piano per limitare il sistema bancario ombra non esiste.

Se non togliamo al sistema bancario e finanziario la loro arma di distruzione di massa, la politica non ne uscirà mai vincitrice. E neppure il bene comune. Qualsiasi politica volta al bene comune rimarrà senza munizioni, poiché “non ci sono i soldi” oppure “occorre far quadrare i conti”. Ma i soldi per le speculazioni ci sono sempre.

Ancora dubbi sull’euro?

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