FINANZA/ Forte: gli errori di Renzi e Juncker che fanno arrancare l’Italia

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, la soluzione non sono gli annunci di Renzi e neanche le Olimpiadi nel 2024. Ciò di cui c’è bisogno sono il Quantitative easing e il Ponte sullo Stretto di Messina

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Jean-Claude Juncker (Infophoto)

«La soluzione non sono gli annunci di Renzi e neanche le Olimpiadi nel 2024. Ciò di cui c’è bisogno sono il Quantitative easing della Bce e il Ponte sullo Stretto di Messina». Lo afferma il professor Francesco Forte, che nel 1985 era ministro per il Coordinamento delle politiche comunitarie durante il semestre di presidenza italiana ai tempi del governo Craxi. Ieri Renzi ha dichiarato che occorre “vivere la fase che si è aperta come occasione unica: o cambiamo la direzione dell’Europa o abbiamo perduto l’Europa”. Intervenendo a Montecitorio sul vertice Ue che chiuderà il semestre italiano, il presidente del Consiglio ha aggiunto: “Siamo in una fase di passaggio straordinariamente delicata e sensibile: l’Europa è al bivio”.

L’Italia fa bene a reclamare un’Europa diversa o dovrebbe fare qualcosa di più?

Renzi ha perso un’occasione storica per invitare la Bce a mettere da parte le esitazioni e attuare il Quantitative easing, che è necessario al più presto perché la situazione è drammatica. Il calo vertiginoso del prezzo del petrolio e la crisi russa segnalano una recessione pericolosa per tutti i Paesi europei. Nonostante le turbolenze del petrolio africano e del gas russo, in relazione alle sanzioni e alla crisi in Iraq e in Libia, in pochissimo tempo il prezzo del petrolio si è dimezzato. Nel frattempo in Europa siamo in recessione e bisogna quindi attuare l’espansione monetaria.

Bruxelles dovrebbe smetterla di accanirsi sul rispetto dell’austerità?

Il vero problema non è soltanto l’austerità. Juncker non si deve accontentare di varare lo schema di un piano, ma delle azioni concrete da attuare al più presto. Solo in un secondo momento quest’ultime potranno essere articolate in un programma. Non possiamo continuare ad accontentarci di annunci, Juncker si sta trasformando nella versione in chiave europea dell’annuncite di Renzi.

L’euro ha aggravato la crisi?

In molti vogliono uscire dall’euro, e io stesso penso che se l’euro non è più ciò per cui è nato, l’Italia si dovrebbe inventare un legame con il dollaro o con la sterlina e attuare un’altra politica. Non è possibile gestire la politica fiscale e monetaria in questo modo assurdo.

Intanto Renzi ha annunciato la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024…

In Italia non abbiamo bisogno di cose grandiose per il futuro. Lo stesso Renzi non ha capito la vera portata del problema, e applica all’Europa la stessa tecnica che sta applicando all’Italia. Lo documenta il fatto che si occupa delle Olimpiadi del 2024 e non di chiedere il Quantitative easing a partire dal prossimo gennaio.

In che modo ritiene che vada attuato il Quantitative easing?

Occorre acquistare titoli del debito pubblico senza creare deficit di bilancio. Dal punto di vista legale questa operazione non è un finanziamento agli Stati membri, bensì una politica di stabilizzazione monetaria che rientra nei doveri della Bce e nel suo statuto, che le impone di perseguire la stabilità monetaria. Quest’ultima consiste nel mantenere il tasso d’inflazione nella media tra il 2% e lo 0%, il che implica che bisogna essere quantomeno al di sopra dell’1%. Di fronte a una crisi occorrono azioni immediate. Questo è ciò che la Bce sa di dover fare.

 

E l’Italia come può contribuire?

Renzi, in quanto presidente del semestre europeo, ha il dovere di ricordare qual è il compito della Bce, dal momento che tutti in Germania fingono di ignorarlo a partire dal cancelliere Merkel, dal ministro delle Finanze Schauble e dal presidente della Bundesbank Weidemann. Renzi dovrebbe inoltre invitare Juncker a smetterla con i discorsi vaghi. Da anni si dice che va attuata la private finance iniziative, cioè il finanziamento di nuove infrastrutture grazie a una partnership pubblico-privato che coinvolga la Bce.

 

Quali infrastrutture ritiene che vadano realizzate in Italia?

Io farei partire subito il Ponte sullo Stretto, perché l’apertura dei cantieri mobiliterebbe nuove forze lavoro. È ciò che hanno fatto Giappone, Stati Uniti, la stessa Cina che quando rallenta fa il 6% di crescita.

 

(Pietro Vernizzi)

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