FINANZA/ Borghi: Ue, un “conflitto di interessi” che fa affondare l’Italia

Per CLAUDIO BORGHI AQUILINI, la nostra Costituzione non prevede cessioni di sovranità, bensì limitazioni in condizioni di parità delle quali però in Europa non c’è neanche traccia

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«La cessione di sovranità è un concetto incostituzionale che non dovrebbe essere nemmeno menzionato da un ministro della Repubblica». Il professor Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico della Lega nord, commenta così le parole di Pier Carlo Padoan, secondo cui la crisi europea “sollecita maggiore integrazione, ci sono altri elementi oltre all’Unione monetaria: l’unione dei mercati dei capitali e più in là forme realizzabili di unione fiscale che implica cessioni di sovranità”. Lunedì del resto lo stesso presidente Renzi era intervenuto sul tema affermando che “o l’Europa cambia verso nella propria direzione economica, o rischia di diventare la cenerentola dei Paesi globali”.

Professore, quali cambiamenti sono necessari perché l’Europa non diventi la cenerentola del mondo?

Gli errori dell’Ue si possono sostanziare nell’espressione “conflitto d’interessi”. Ci hanno sempre voluto far credere che la Comunità europea sarebbe stata un moltiplicatore delle potenzialità dei singoli paesi, un modo di fare squadra, una massa critica che sarebbe riuscita a contrapporsi ad altre masse più grandi. Questa però è una rappresentazione quanto più lontana possibile dalla realtà.

Perché?

L’Ue non è altro che una serie di interessi contrapposti. Italia e Germania, in quanto paesi concorrenti, non possono fare l’interesse di entrambi. È come quando c’è Juventus-Roma: non possono vincere tutte e due contemporaneamente.

Gli scambi commerciali tra Italia e Germania non fanno sì che il benessere dell’una si rifletta sull’altra e viceversa?

Assolutamente no, perché gli scambi commerciali stanno volgendosi progressivamente a favore della Germania. Gli italiani importano dai tedeschi più di quanto loro importino da noi, ma soprattutto si tratta di interessi contrapposti anche nei confronti del resto del mondo. Se c’è una fabbrica in Germania che produce binocoli e la sua concorrente produce binocoli in Italia, l’interesse della fabbrica tedesca è che quella italiana chiuda e viceversa. L’Europa è un continente nel quale la guerra commerciale tra gli Stati che ne fanno parte sta facendo il gioco del resto del mondo.

In quale direzione stanno andando gli altri paesi a livello globale?

Il Giappone, per esempio, sta svalutando lo yen, e non è un caso che le pubblicità delle auto giapponesi siano tornate a essere più “aggressive” anche sui media italiani. Il Giappone ha la possibilità di attuare una politica dei prezzi fortemente concorrenziale grazie alla svalutazione dello yen. L’Europa, invece, al cui interno non cessano mai le divisioni, finisce per fare il gioco degli altri.

 

Perché l’economia italiana ne risente di più di quella di altri paesi?

La rinuncia ad attuare politiche anti-cicliche, come hanno fatto tutti gli altri paesi che potevano contare su un’unità d’intenti, ha avuto come conseguenza il fatto che c’è un Paese più penalizzato degli altri, l’Italia. E il motivo è che il nostro è il Paese per il quale la crisi ha avuto un effetto analogo a Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda, ma che si trova costretto ad attuare misure di austerità e a pagare per gli altri Paesi in difficoltà.

 

Per Padoan bisogna cedere altra sovranità all’Ue attraverso l’unione fiscale. Lei che cosa ne pensa?

La cessione di sovranità è un concetto incostituzionale che non dovrebbe essere nemmeno menzionato da parte di un ministro della Repubblica. La nostra Costituzione non prevede cessioni di sovranità, bensì limitazioni in condizioni di parità con gli altri paesi. Francamente mi sembra che in Europa non ci sia neanche traccia di condizioni di parità.

 

Per quali motivi?

Ciò che vedo è qualcuno che distribuisce i compiti a casa e altri che li devono fare. La Germania sottopone i trattati europei che ritiene “scomodi” alla Corte costituzionale di Karlsruhe, senza alcuna intenzione di abdicare alle proprie caratteristiche di sovranità nazionale. Nello stesso tempo si vuole che l’Italia ceda la sua sovranità a quelli che, come dicevamo prima, sono i nostri concorrenti. Questo io lo chiamerei tradimento.

 

(Pietro Vernizzi)

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