RAPPORTO CENSIS/ Forte: così possiamo rimediare alle “stangate” dei governi

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, il Quantitative easing va attuato nella direzione di un irrobustimento dell’economia mediante maggiori spese d’investimento, evitando un aumento del deficit

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Nonostante i redditi in calo aumenta il risparmio delle famiglie per fronteggiare spese impreviste. Il capitale umano dei giovani non è utilizzato, per l’elevata percentuale di disoccupati e di Neet (i giovani che non studiano, non lavorano e non svolgono attività di formazione). Il divario Nord/Sud cresce sempre di più. Sono i dati che emergono dal 48esimo Rapporto del Censis presentato ieri al Cnel. Unica nota positiva, il Made in Italy continua a mantenere il suo grande fascino nei confronti dei mercati esteri. Ne abbiamo parlato con il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie.

Che cosa ne pensa dello scenario complessivo che emerge dal Rapporto Censis?

La tassazione dei patrimoni ha generato un aumento della propensione al risparmio per rimediare alla loro perdita di valore. Le imposte sui beni immobili e il fatto che il reddito delle famiglie è diminuito porta la gente a risparmiare pensando al futuro. Le politiche degli ultimi governi italiani hanno risentito di un pregiudizio ideologico contraddetto dalle teorie della crescita, secondo cui le imposte che la danneggiano sono distorsive. La conseguenza è stata una riduzione dei consumi e un aumento del risparmio che non genera investimenti. Siccome sono questi ultimi che trainano l’economia, l’effetto della loro riduzione è quello di ritardare la crescita.

Quale tipo di politica economica può rappresentare una soluzione?

Come dice Draghi, occorrono misure di Quantitative easing. Dobbiamo però ricordarci della lezione di Luigi Einaudi, il quale non era contrario all’espansione in un periodo in cui c’era tutta la capacità produttiva inutilizzata. Einaudi non condivideva però l’idea che l’espansione fosse in grado di fare crescere l’economia anche in periodi di inflazione.

E quindi?

Il problema è che se non c’è una disoccupazione generale, le politiche espansive sono pericolose. Nel Dopoguerra Einaudi si oppose ai keynesiani americani affermando che il problema della disoccupazione non poteva essere risolto aumentando la domanda, perché all’Italia di allora mancavano materie prime e investimenti. L’espansione nel 1946 avrebbe creato una spirale di inflazione. Oggi al contrario abbiamo una spirale di deflazione, e quindi la soluzione è rappresentata dall’espansione.

In che modo ritiene quindi che vada attuato il Quantitative easing?

Il Quantitative easing va attuato nella direzione di un irrobustimento dell’economia mediante maggiori spese d’investimento. Occorre acquistare debito pubblico per consentire al governo di avere più soldi per finanziare il mercato. Nel momento in cui si attua questa espansione, il governo deve evitare di aumentare il suo deficit, altrimenti l’espansione attuata dalla banca centrale comprando debito pubblico non servirà per l’economia ma per il deficit.

 

Com’è possibile utilizzare di più la risorsa umana rappresentata dai giovani?

Occorre la flessibilità dei contratti di lavoro. La soluzione adottata da Renzi, il contratto unico nazionale, non è sufficiente. Lo Statuto dei lavoratori originariamente vietava solo i licenziamenti discriminatori. Bisogna rendere quindi possibili tutti i tipi di contratti, e non solo quelli a tempo indeterminato e a termine. Nel Sud Italia i salari devono essere più bassi perché il costo della vita è inferiore. Con mille euro in Calabria si può vivere bene, mentre a Milano a stento si pagano l’alloggio e la spesa complessiva per la casa.

 

(Pietro Vernizzi)

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