SPY FINANZA/ La mossa Usa che lascia le nostre banche “all’asciutto”

- Mauro Bottarelli

Mentre Cina e Giappone vendono titoli di Stato americani, il Belgio ne ha acquistati un’importante quantità. MAURO BOTTARELLI ci spiega cosa si nasconde dietro questa mossa

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Giorno dopo giorno, la farsa dell’Unione in cui “tutto va bene, madama la marchesa” si sta disvelando in tutta la sua miseria. Pericolosa, miseria. Ieri ironizzavo sulle fantastiche sorti e progressive degli spread nostro e spagnolo, a dispetto di situazioni macro che non sembrano aver conosciuto miglioramenti così netti, ma l’ironia, di fronte alla cifre, deve cedere il passo. E non lo dico io, lo dice l’Abi, ovvero le banche. E lo hanno detto, chiaro e tondo, le migliaia di piccoli imprenditori riuniti l’altro giorno a Piazza del Popolo a Roma per protestare contro le tasse e contro l’assenza di credito che sta uccidendo, ormai nemmeno più lentamente, le Pmi del nostro Paese, ovvero l’asse portante dell’economia.

Mentre la piazza si era da poco svuotata, infatti, l’Abi rendeva noto il suo outlook mensile, dal quale si evinceva che il perdurare della crisi e dei suoi effetti continua a incidere sulla rischiosità dei prestiti in Italia, con le sofferenze bancarie che hanno toccato a dicembre 2013 nuovi record. Le sofferenze nette sono infatti risultate a fine 2013 pari a 80,4 miliardi, con un incremento annuo del 24,1%. In pratica, 4,7 miliardi in più su novembre 2013 e 15,6 miliardi in più su dicembre 2012. Un Paese così non ha lo spread sotto quota 190, nella realtà ha i libri in tribunale.

E la Spagna, il cui spread ieri è salito di 5 punti ma comunque sempre alla soglia da fantascienza dei 189 punti base? Le sofferenze bancarie sono al massimo di tutti i tempi, 13,6% del totale sui prestiti erogati, un aumento del 17,7% negli ultimi 12 mesi, valore massimo da un anno. Ora, con la disoccupazione alle stelle, difficile che possano calare a breve, perché se uno non ha reddito, non ha nemmeno soldi per ripagare i prestiti e se ha un lavoro in nero prende il pane per i figli, non dà i soldi alla banca. Avete ancora voglia di credere allo spread miracolistico, garantito qui da Letta e poi dalla “polizza Renzi” e in Spagna dai dati taroccati sulla disoccupazione?

Direte voi, ma allora i mercati sono stupidi? No, anzi, sono tutt’altro che stupidi, sono decisamente furbi. Perché in questa fase di mercato che ancora non conosce correzioni brusche, che vede il sentiment generale ancora in modalità quasi “risk-free”, tutti continuano a operare come se la realtà fosse quella che leggiamo sui giornali o anche sullo schermo dello spread. Ma la realtà non è questa. E per spiegarvelo, mi perdonerete, devo cambiare continente e parlare brevemente del debito statunitense. In dicembre, la Cina ha scaricato ben 48 miliardi di debito Usa, il peggior calo singolo in due anni, portando le detenzioni totali a 1268,9 miliardi di dollari da 1316,7. Soltanto nel dicembre del 2011 la Cina vide un alleggerimento così netto delle sue detenzioni in Treasuries Usa. La Cina aveva necessità di fare cassa? No, temporalmente il dumping di quei titoli è avvenuto quando le riserve monetarie di Pechino erano ai massimi di tutti i tempi e c’era ancora liquidità sufficiente per operare: la Cina voleva mandare un segnale al mondo, stava perdendo fiducia negli Stati Uniti (ricordate il mio timore dell’altro giorno per il continuo aumento del prezzo dell’oro? Forse è legato a questo e alla crescita Usa che poi tale non è). Ma non soltanto Pechino ha venduto Treasuries in dicembre, anche il secondo grande detentore di debito Usa – il Giappone – ha scaricato per 4 miliardi di dollari: peccato che qualcosa non torni.

Se infatti i due grandi portatori d’ossigeno del gigante indebitato Usa cominciano a tirare i remi in barca e vendono, come mai le detenzioni estere totali di debito Usa sono salite sempre a dicembre, da 5716,9 miliardi di dollari a 5794,9 miliardi di dollari? Intuitivo, qualcuno ha comprato e ovviamente, come accaduto a me prima di vedere fino in fondo i documenti, tutti voi starete pensando alla Fed, la quale sta ingurgitando carta ormai da anni e non si sarà fatta particolari scrupoli a entrare sul mercato per acquistare e mettere a stato patrimoniale. Sbagliato. Il grafico a fondo pagina, vi dice esattamente chi è stato a comprare debito Usa con il badile a dicembre: il Belgio. Ovvero, l’Europa di fatto, essendone uno Stato membro, anzi quello che ospita al Parlamento europeo e le principali istituzioni. Dunque, quando i creditori di maggioranza – Cina e Giappone – decidono che è ora di alleggerire un po’ il portafoglio, ecco arrivare la munifica Bruxelles che si tramuta nel “cavaliere bianco” degli Usa.

Perché? Quale scambio di favori sta dietro questa scelta senza precedenti, vista anche l’entità degli acquisti compiuti da Bruxelles in un solo mese? Semplice e preoccupante allo stesso tempo: la Fed rivuole i soldi che ha presto alle banche europee sottoforma di riserve in eccesso. Ora. E in questo momento li rivuole acquistando debito, per stabilizzarne la ratio sulle detenzioni estere e non mandare segnali spiacevoli come quelli che intendeva inviare al mondo Pechino. Già, perché lo scorso inizio anno, la montagna di liquidità che la Fed ha messo in circolo non è servita ad altro che a tamponare una serie di default bancari e a far aumentare le scommesse speculative delle banche, mantenendo in piedi il gran casinò del rally borsistico globale. Nonché a fare in modo che le banche comprassero debito sovrano degli Stati, placando gli spread.

E a beneficiare principalmente di questo sono state l’Eurozona e le sue banche. Nella settimana terminata il 27 febbraio 2013, la Fed ha infatti iniettato il record di 99 miliardi di dollari di riserve in eccesso presso banche straniere, quasi tutte europee. Il comunicato H.8 parla chiaro: «Il totale è passato da 836 miliardi al quasi record di 936 miliardi, con una “riallocazione” in forma di contante presso le banche straniere di 99,3 miliardi in una settimana». Inoltre, dei quasi due triliardi (1,884) di contante parcheggiato dalla Fed presso banche Usa e straniere, solo 949 miliardi erano depositati in istituti statunitensi. L’altra metà, 936 miliardi, stava tutta in banche straniere operanti negli Usa, la gran parte europee.

Di più, dei 250 miliardi di dollari totali di nuove riserve create sotto il regime ormai permanente di “allentamento quantitativo”, la gran parte è terminata a banche straniere. Inoltre, colmo dei colmi, a fine dello scorso anno le banche straniere che avevano fino ad allora detenuto riserve in eccesso statunitensi per qualcosa come 1,5 triliardi di dollari, sono anche state pagate con decine miliardi di dollari di interessi per il “parcheggio”, in base all’Interest on Excess Reserves. Ora però la pacchia è finita, il “taper” è iniziato, la Cina scarica debito e la ripresa Usa non è poi così ripresa: la Fed batte cassa.

 

E l’Europa non può tentennare: primo, perché quei soldi la Fed li ha parcheggiati – pagandoci gli interessi – e non regalati. Secondo, perché la tregua dello spread potrebbe finire in un istante se un grosso fondo Usa decidesse di scaricare tutto ciò che ha acquisto negli ultimi otto-sei mesi. O, peggio, se ci si accorgesse che il carillon sta smettendo di suonare davvero stavolta. Ve l’ho detto mille volte e ve lo ripeto ancora: la realtà non è quasi mai quella che sembra. E la nostra realtà attuale è la più grossa pantomima mai vista: lo spread sarà anche a 190, ma basta guardare il dato delle sofferenze bancarie per capire che c’è il trucco. E che, salvo un miracolo, questo non potrà durare in eterno.

Le banche stanno finendo i soldi un’altra volta e sono esposte alla leva in maniera da far spavento, il rischio del “margin debt” incombe con le ipotesi di correzioni in vista e questo spiegherebbe sia il nervosismo di Mario Draghi, sia l’intemerata di Ewald Nowotny contro la Corte costituzionale tedesca, ma soprattutto il sì della Bundesbank ad acquisti obbligazionari da parte dell’Eurotower senza più sterilizzazione: si compra, si mette a bilancio e si fornisce denaro alle banche. Anche tedesche. Le quali, conviene saperlo, sono tutt’altro che sane.

L’eurosistema è a un bivio, vive ogni giorno non sapendo quale sarà il domani, nonostante gli spread calmi, i mercati in rialzo e i sorrisi di convenienza. C’è poco da ridere, c’è da intervenire. E magari capire con quale meccanismo di back-door funding gli acquisti privati di debito si siano tramutati in detenzioni sovrane, visto che il Belgio ha visto aumentare le sue posizioni sui Treasuries del 44,8% in un anno. Magari comprando quel debito Usa dalle banche belghe o dalle filiali di istituti esteri nel Paese che lo avevano comprato all’epoca con i soldi della Fed o della Bce perché conveniente e che magari oggi stanno boccheggiando e devono rientrare in liquidità. Solo in dicembre, acquisti per circa 40 miliardi di dollari. Ha pagato tutto il Tesoro belga, o magari la Banca centrale del Paese ha ottenuto una linea di credito senza collaterale dalla Bce con cui finanziare l’operazione? Ma queste sono questioni di lana caprina, rispetto alla situazione in cui stiamo precipitando.

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