GOVERNO RENZI/ Forte: Padoan, un finto tecnico che aumenterà le tasse

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, l’impostazione di sinistra di Padoan lo porta a pensare che le tasse sui patrimoni e consumi siano meno dannose per l’economia di quelle su imprese e lavoro

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Pier Carlo Padoan (Infophoto2)

È Pier Carlo Padoan il nuovo ministro dell’Economia del governo Renzi. Capo economista e vicedirettore Ocse, in procinto di diventare Presidente dell’Istat, Padoan vanta un curriculum di tutto rispetto, ma anche una connotazione politica precisa in quanto è stato direttore della Fondazione Italianieuropei di D’Alema. La sua nomina potrebbe preludere all’introduzione di una patrimoniale. Nel 2010, presentando una ricerca dell’Ocse come driver della crescita, aveva dichiarato: “Abbiamo cercato di dimostrare, con una analisi empirica, il rapporto tra la struttura della tassazione e la crescita, nel senso che ci sono tasse più dannose allo sviluppo (sulle imprese e sul lavoro) e altre meno dannose, come quelle sui consumi e sui patrimoni”.

Quale valore aggiunto può portare Padoan rispetto a Saccomanni?

Renzi in primo luogo non poteva confermare Saccomanni per non dare l’impressione di una continuità con il governo Letta. Padoan è stato scelto inoltre per la scuderia cui appartiene. La sua provenienza è dalla facoltà di Economia della Sapienza di Roma, la stessa cioè di Mario Draghi e di Ignazio Visco. Padoan si differenzia però da entrambi in quanto è sempre stato chiaramente targato politicamente nel solco del partito ex comunista, tanto che è stato direttore della Fondazione di D’Alema. Padoan insomma si è schierato apertamente, mentre è noto che Draghi e Visco non hanno mai avuto una connotazione politica precisa.

Come interpreta invece la scelta di un tecnico da parte di D’Alema?

Il problema sta nel fatto che Renzi non dispone di alcun politico esperto di economia, e ciò è la dimostrazione del fatto che nel Pd non esistono politicamente degli innovatori. È quasi inconcepibile che il capo del principale partito italiano debba ricorrere a un tecnico perché non ha alcun economista a disposizione. Padoan è indubbiamente una personalità competente, con tutte le carte in regola per poter fare il ministro dell’Economia. Sicuramente però è stato scelto perché il premier incaricato non ha nella sua equipe delle figure altrettanto preparate. Mi domando quindi se il fantomatico programma economico di Renzi esista realmente, o se sarà Padoan che glielo dovrà scrivere.

Nel 2010 Padoan prese posizione a favore di una patrimoniale. Quanto conta oggi quella sua dichiarazione di allora?

L’impostazione di sinistra di Padoan lo porta a pensare che le tasse su patrimoni e consumi siano meno dannose per l’economia di quelle su imprese e lavoro. È una tesi viziata dall’ideologia che ritiene importante usare le imposte per colpire il risparmio. Quali siano mai le evidenze empiriche sulle quali fanno leva le tesi di Padoan per me rimane un mistero, ma questa posizione è comunque molto vicina a quella dei consulenti di Renzi. La scelta stessa di tassare le rendite finanziarie è di per sé un campanello d’allarme, anche perché può preludere a un nuovo inasprimento nel campo della tassazione degli immobili. Questa è una delle ragioni per cui è stato scelto Padoan.

 

Quali saranno le conseguenze di questa scelta?

Renzi in questo modo si schiera chiaramente per una politica anti-liberale e contraria all’economia di mercato. Il pensiero di Padoan ha delle componenti keynesiane, ed è proprio un tic di Keynes quello della tassazione dei patrimoni. L’idea di tassare i patrimoni non è però tipica solo di un’impostazione di sinistra, ma anche degli economisti tedeschi secondo i quali gli italiani hanno accumulato troppi risparmi e la classe media deve rinunciarvi almeno in parte. Schierandosi a favore della patrimoniale, Padoan risulta omologato a questa linea. Il mio auspicio è che il neo-ministro si renda conto che, mediante l’aumento dell’Imu, i patrimoni degli italiani sono già stati ampiamente tassati.

 

(Pietro Vernizzi)

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